Siamo un Paese incredibile. “Non c’è limite al peggio”: andrebbe scritto, a caratteri cubitali, sulle bandiere della destra.

Pare che l’idea di arruolare Cateno De Luca nelle truppe meloniane sia nata dal brillante proposito – di non si sa quale sofisticato stratega – di impiegarlo per contendere a Vannacci quanti più elettori sia possibile, dato che, agli ordini del generale, rappresenterebbero una potenziale quando indecifrabile minaccia per la destra.
“Xe peso el tacon del buso” direbbero in Veneto.

Non c’è da scherzarci, essendo la cosa, nella sua logica paradossale, più seria di quanto non appaia. Ci conferma che ci siamo incaprettati in un sistema politico perverso ed incorreggibile dall’interno. Il quale, di fatto, imprigiona i suoi stessi attori e li costringe ad una competizione giocata sul filo di una crescente e progressiva estremizzazione, che giunge al punto, come in questo caso, di sfidare il ridicoli. Ci segnala che i partiti, almeno certi partiti, beffeggiano gli elettori, mostrano di non averne nessuna stima e nessun rispetto. Li trattano come minchioni cui non sanno offrire di meglio se non scegliere tra due “campioni” di cultura politica e del consenso come Vannacci e, per la sua parte, Cateno De Luca. Ci dice che i partiti, sostanzialmente, hanno dismesso, rassegnati, la loro funzione ed anziché ispirare gli elettori li inseguono a perdifiato, sollecitandone la pancia e gli appetiti, coltivandone gli istinti, anziché nutrirne il cuore e la ragione.

Ne traiamo, a maggior forza, la necessità che, fin d’ora, forze autonome e dalla destra e dalla sinistra, lancino un appello al superamento ed alla trasformazione di un sistema politico che, se mai l’abbia avuta, ha perso la sua “forza propulsiva”.

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