L’Italia non ha adeguato le proprie leggi alla direttiva europea Media Freedom Act , la legge sulla libertà di stampa, in vigore ormai dall’8 agosto. Quanto tempo ancora devono aspettare i cittadini e i giornalisti italiani per sentirsi in un Paese in cui la libertà di stampa non è ridotta a un simulacro della democrazia ? Di sicuro non si fa fatica a mettere insieme i problemi.
Il Commissario europeo a Roma
Per il 28 novembre la Federazione nazionale della Stampa ha proclamato una giornata di sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro giornalistico, scaduto da quasi dieci anni. Ieri è venuto a Roma il Commissario europeo per la Democrazia e lo stato di diritto, Michael McGrath che ha incontrato i rappresentanti dei sindacato giornalisti. Il Presidente Vittorio di Trapani gli ha fatto un quadro dello stato dell’informazione nel nostro Paese, a partire dalla situazione della Rai. Il governo non riesce a nominare i vertici dell’azienda, minandone l’efficienza. D’altronde ha presentato ipotesi di riforma che rafforzano il controllo politico dell’esecutivo sull’azienda. Immaginiamo cosa succederà per Tg, giornali radio e approfondimenti ? Altro tema. I giornalisti continuano a essere allarmati per la mancata tutela delle fonti. Emblematico il caso dello spionaggio ai danni di giornalisti con il sistema Paragon: dopo un anno non si sa chi ha spiato e perché. La Fnsi ha ricordato al Commissario che attualmente ci sono 29 giornalisti sotto scorta. Un record europeo, indice di aggressioni pesanti. Ma poi ci sono anche le minacce legali attraverso le querele bavaglio.Tante e in crescita costante. L’Unione europea ha regolamentato la materia ( Direttiva anti-Slapp) ma nel Parlamento italiano si discute di un recepimento parziale della direttiva. Che senso ha ? La stampa è troppo importante per non essere desiderata dal Potere.
Informazione sotto minaccia
Sempre in Parlamento è in discussione una proposta che cancella il carcere per i giornalisti che diffamavano, ma aumenta in maniera spropositata le sanzioni, lasciando inalterato in questo modo l’effetto bavaglio. Ma la qualità dell’informazione è minacciata anche da giornalisti pagati in maniera inadeguata e indegna per il lavoro che svolgono. Si potrebbe continuare. Sono temi aperti di cui l’Ue deve prendere coscienza, soprattutto quando nei contesti internazionali si descrive un Paese in buona salute. Si avverte la necessità di una mobilitazione larga, ma non se ne sente nemmeno il fruscio. La lotta alla disinformazione – dicono i giornalisti – è fondamentale, ma serve lavorare sulla cultura della corretta informazione. Non si possono ignorare soluzioni che riconoscono a delle autorità il potere di decidere quali notizie sono vere e quali false. In un simile contesto anche i giornalisti stessi devono crescere per valorizzare il giornalismo professionale, il giornalismo investigativo, aggiornando le metodologie di lavoro, facendo avvicinare il pubblico alla costruzione delle notizie. Il giornalismo ha capito tardi che potevano nascere “concorrenti” che avrebbero insidiato il potere dei loro mezzi, carta stampata, tv o web che fosse. Il presidente Fnsi Vittorio di Trapani ha sottolineato al Commissario McGrath che è indispensabile che la Commissione europea faccia tutte le pressioni possibili nei confronti del governo italiano per spingerlo ad adeguare le leggi italiane agli standard europei. Per garantire così la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti. Magari si apre un nuovo fronte di lotta.
Nunzio Ingiusto
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