Il ricorso alle urne, più volte enunciato, quando non minacciato, alla fine è stato decretato da politici nostrani, contraddistinti da incontenibile autostima. Draghi se n’è dovuto fare una ragione e con lui il Paese. Adesso, ci aspetta una situazione di estrema instabilità, in un contesto globale di grande preoccupazione, per la concomitanza di processi fortemente negativi sul piano della salute, del clima e di rapporti internazionali messi in crisi da una guerra di cui credo non si riesca a percepirne appieno la portata.

I commenti sulle responsabilità della caduta del governo si sono sprecati e sconfortante è la rappresentazione di un agone politico, che millanta sicurezza nel trovare soluzioni miracolanti ai seri e urgenti problemi che ci riguardano. Un centro-destra, sempre più a destra, che cerca di accreditarsi come il partito della coerenza e della serietà, con ricette che spaziano dal neoliberismo all’ultra conservatorismo, farcite da salse populiste. Dall’altra parte, il tentativo di fare barriera, aggregando forze politiche di specie diversa, ma disposte a condividere un campo aperto.  Il centro è tornato a essere luogo ambito di temperate virtù e sobria moderazione, ma con una valenza più geometrica che politica. In realtà, c’è un’evidente contrapposizione, tra due schieramenti che si presentano con mire alternative, nel più classico schema bipolare.  Cosa sarà dei 5 Stelle, la forza che ha costruito le sue fortune politiche nell’oltraggiare il sistema, lo scopriremo a breve, ma le previsioni la danno depotenziata e in rapida dissoluzione.

Il quadro, così tratteggiato, è scoraggiante e reclama dei correttivi che sarà improbabile trovare a breve. Difficile dire da che parte stare senza un debito di coerenza, con le posizioni che ne dovrebbero contraddistinguere la caratura politica.  Nel quadro delle forze in gioco, arduo davvero trovare chi più si avvicina alle idee di INSIEME. Più semplice individuare chi è meno lontano; ma anche così i distinguo costituiscono dei discrimini.

Per chi votare allora? L’esercizio del voto è sempre espressione della propria libera volontà, in coerenza con quanto stabilisce l’art. 49 della nostra Costituzione, che val la pena ricordare: tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Cosa fare allora se non ci sono partiti che non rispondono alle proprie e, in questo caso, nostre aspettative? Il quesito si è posto anche all’interno di INSIEME, avviando un confronto vivace, da cui trarre indicazioni utili per l’appuntamento del 25 settembre prossimo.

Se INSIEME non dovesse essere presente ci sarebbe da chiedersi se l’astensione potrebbe avere un senso o una sua dignità? In genere, chi non vota viene tacciato di qualunquismo, indifferenza o disprezzo per l’ordinamento civico. Che la sempre più scarsa affluenza alle urne sia un segnale preoccupante di progressivo allontanamento dalle istituzioni, è un dato ormai acquisito che mette a rischio i capisaldi su cui si regge una sistema democratico.  Difficile attribuire una patente di nobiltà a chi, non riconoscendosi nelle forze politiche che è chiamato a scegliere, decide di non votare. D’altra parte essere contro e a favore contemporaneamente è un’antitesi: un rebus irrisolvibile. Chi ha saputo magistralmente capitalizzare sentimenti contro, aggregandoli a favore, sono stati i 5Stelle, trasformando i tanti vaffa in tanti voti che però non sono serviti a realizzare l’annunciata rivoluzione catartica.

C’è fermento quindi su come arrivare all’appuntamento elettorale ma, in buona sintesi, se non sarà possibile, per ragioni di coerenza, votare convintamente per qualcuno, allora non si potrà che decidere di essere contro qualcun altro, sempre per scegliere il male minore o, scongiurare quello peggiore. Tertium non datur.

Adalberto Notarpietro