Mi addolora, ma non mi sorprende, constatare quanto il Papa Francesco sia inviso a molti negli ambienti della Destra italiana: si susseguono ostentati rimpianti ed elogi dei suoi predecessori (come a dire: “Quelli sì che erano Papi! QUELLI sono i MIEI Papi”, proprio come l’abbonato del Papeete).

C’è una sconcertante deriva a Destra nei cattolici italiani. C’è un filo nero sottile, sotterraneo, non apertamente dichiarato ma robusto, che attraversa le Comunità parrocchiali.

Non si arriva al terrapiattismo ma si è contigui (contigui, si badi bene, non sempre proprio totalmente conquistati)

ai No-Vax;

al negazionismo [no allunaggio, no Torri Gemelle, Shoah sarà tutto vero? , no COVID-19 solo banale influenza;

alla diffidenza quando non all’insulto verso la scienza e i medici;

alla esitazione se non al rifiuto del vaccino anti-COVI-19;

alla teoria del complotto (del Governo, dei medici, cinese, russo, massonico, delle multinazionali dei farmaci o dei vaccini: è una gara a trovare la longa manus dell’ “untore”);

alla paura e al panico che si reputano innescati a scopo liberticida [una digressione: ridicoli i CasaPound che gridano “LIBERTÀ, LIBERTÀ”, loro, i nostalgici di Videla, di Pinochet, dei colonnelli greci, di Mussolini, di Franco, di Hitler che facevano torturare a morte ogni persona osasse rivendicare la libertà di dissentire dalle loro farneticazioni];

alla difesa bolsa dei diritti degli individui (in questo scimmiottando ingenuamente e rozzamente proprio gli odiati comunisti);

alla lettura di siti e di blog accomunati da acredine (eufemismo) verso le persone e le istituzioni della Chiesa cattolica attuale;

al credito verso giornali perlomeno discutibili;

alle nostalgie ben poco velatamente fasciste;

all’elogio del “martire Trump” “che ama la Vita”;

alla acquiescenza senza riserve verso la Destra italiana, europea e brasiliana.

L’ho detto e lo ripeto: potrebbe essere comprensibile votare a Destra pur di scongiurare alcune leggi abominevoli proposte dalla Sinistra e dal M5S. Ma solo se si dichiarasse che lo si fa per scegliere il MALE minore; non più se ci si dice convinti che i partiti italiani di Destra sono in sé buoni, il meglio per le esigenze e i principi dei cristiani!

“L’amore, spinto fin verso la persona nemica”, criterio importante di genuina conversione, viene arricchito di una chiosa scherzosa che si sussurra con un sorrisetto di intesa: “purché non sia un musulmano!”. E, dopo qualche calice di vino in compagnia, si aggiunge “e purché non sia un «rosso»”.

Chiunque dissenta dal “pensiero unico” destrorso è “un comunista”: stante il bipolarismo politico, evidentemente tertium non datur. Inutile premettere che si dissente radicalmente dalla antropologia laicista e devastante propalata dalla Sinistra italiana ed europea, dai radicali di tutto il mondo, da Soros, da Bill Gates e dai loro sodali: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Come dicevo all’inizio, l’ultimo e più doloroso tratto del filo nero è quello che avvolge il Pontefice di Roma.

Papa Bergoglio chiede di accogliere i migranti: apriti cielo! Chiede che siano distribuiti vaccini a tutti, anche ai poveri, e alle multinazionali dei farmaci di rinunciare agli immensi profitti dei brevetti: un messaggio Pro-Vax insopportabile!

Papa Francesco mette sullo stesso piano valoriale, uniti da reciproca dipendenza, l’annuncio kerigmatico che muove alla Fede e la prassi conseguente, necessariamente anche politica, di chi annuncia e di chi – grazie a quell’annuncio – si converte (la Fede senza le opere è morta, ci ricorda San Giacomo). Di conseguenza, non pochi battezzati – arroccati sul rigido non expedit del carisma di appartenenza – si percepiscono smentiti nella pretesa di considerarsi ed essere considerati “i primi della classe” grazie al loro slancio evangelizzatore: essi lo ritengono la priorità assoluta e tout court lo specifico della vita cristiana. Reagiscono allora rabbiosamente alla ferita narcisistica detestando Jorge Bergoglio, l’argentino. Manco lo chiamano Papa. Chissà a cosa e a chi pensano durante la prima preghiera universale durante la Messa …

La figura che in passato era sempre e comunque da loro astrattamente invocata come principio di unità e di verità è adesso – nel concreto – percepita invece come un Pontefice eretico di cui si attende la morte perché smetta di danneggiare la Chiesa. Magari sperando che Ratzinger ci ripensi prima di morire.

Della deriva dei “cattolici adulti” (la forma più recente e sofisticata dei catto-comunisti di una volta) ho già detto tante volte. Già stigmatizzati da Benedetto XVI che applicò loro il brano di Ef 4,14 (“… fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore”) e li considerò banderuole attirate da ogni vento di novità, essi incarnano quei “cristiani da salotto” che tanto addolorano Papa Francesco.

Del Magistero e della Fede essi accettano solo quanto passa per la loro erudita, brillante testolina: mai ammetteranno che sia di capienza inadatta ad accogliere e discernere la Verità senza la mediazione della Tradizione e del Magistero della Chiesa. La Fede del Popolo, tanto cara al Pontefice argentino, è da essi aborrita: va bene essere di Sinistra ma snocciolare Rosari, fare novene, pregare il Breviario (e confessarsi !!!!) sono insulti alla loro intelligenza. Guai a mescolarsi con i sempliciotti! Indispensabile, piuttosto, frequentare piccoli gruppi auto-referenziali riservati a cervelli superiori.

Poco propensi al trascendente e al rivelato, essi danno credito piuttosto alla scienza e alla tecnologia. Il loro è un dio logico che vorrebbero dimostrato come un teorema. Sono colti, molto intelligenti, capaci di argomentare: non fanno corto-circuiti a base di manganelli, preferiscono la satira e il sarcasmo. Organizzano bene, efficienti e razionali, le mense, la carità, il soccorso: poi festeggiano “fumando” e disinvoltamente usano della sessualità.

La loro acquiescenza verso le abominevoli ideologie che tutti conosciamo è imperdonabile. Il divorzio e l’aborto sono un loro “regalo” all’Italia: il loro peso nei referendum fu forte, forse decisivo. Quand’anche non attivamente promotori, all’interno dei partiti di Sinistra essi tacciono su gender, utero in affitto, eutanasia, aborto farmacologico in casa, affido a coppie omogenitoriali, discriminazione pro-LGBT [eh già: da persone da difendere a categoria ultra-protetta con conseguente discriminazione contro chiunque non la pensi come loro! Ma … gli ex-carcerati che non trovano lavoro perché nessuno crede che si siano realmente emendati??? Nessuna legge per proteggerli dalla discriminazione??? E i tossicodipendenti?? Niente legge per loro difesa?? Niente carcere per chi li apostrofa «fattoni di merda, fradici»?].

I cattolici della attuale Sinistra italiana tacciono, come se si trattasse di quisquilie. “Ogni parola ha conseguenze. Il silenzio anche” affermava il loro Sartre. Non c’è da aggiungere altro, per quel che mi riguarda.

Nella sponda opposta, come fanno i cristiani leghisti che girano con magliette “SALVINI FOR PRESIDENT” a non percepire l’antiteticità del loro partito con il Vangelo? A non rendersi conto che l’opposizione al ddl Zan (come il bacio del rosario) del loro leader è solo strumentale all’accaparramento di fette di elettorato astensionista e non conseguenza di una convinta adesione ai principi cristiani? La “vita sentimentale”, pubblica e senza alcun mea culpa (anzi!), di Salvini e Berlusconi non accende alcun campanello di allarme? Perché avviene tutto questo? Come è possibile che un unico albero buono (la Chiesa) produca contemporaneamente, in Italia, battezzati convinti sostenitori delle attuali Destra e Sinistra che si detestano a vicenda e che sono, a mio avviso, confliggenti coi principi della fede cattolica?

Dopo aver molto riflettuto, ipotizzo che per rendersi conto delle proprie aporie, delle proprie contraddizioni ci voglia una grande onestà intellettuale, una grande dose di autoironia, una bassa dose di aggressività e una scarsa motivazione alla leadership. Sì, perché si tratta di accettare i propri limiti, i propri fallimenti, i propri difetti.

Occorre soffermarsi, ragionare, dialogare con se stessi, sospendere il giudizio e riprenderlo dopo un tempo sufficiente in cui l’inconscio e l’insondabile di noi stessi ha “lavorato dietro le quinte”.

Spesso è necessario ammettere che se anche qualcosa è stato compreso degli errori di valutazione commessi non si ha la forza o la voglia di emendarsene. Si potrebbe, in alcuni casi; forse, ma comunque non si vuole. Ci sono corde affettive ancorate ai ricordi della propria gioventù sessantottina, all’orgoglio della propria famiglia di origine, alle medaglie del nonno, a certi cimeli conservati nei bauli delle cantine, ai valori dei genitori penetrati comunque anche contro resistenza: recidere quei cordoni fa male, mantenerli dà un senso di rassicurante continuità e sembra lavare le colpe delle passate ribellioni adolescenziali. È così chiaro il messaggio del Vangelo che non dà adito a dubbi interpretativi: amare, sempre e comunque, tutti.

Basta voler vedere e si percepiscono poi chiaramente gli scostamenti dall’amore dei nostri atteggiamenti, delle nostre idee politiche, dei nostri valori, delle nostre prassi.

Non occorre cultura né molta intelligenza: coraggio, invece, sì. Non quello delle risse o degli assalti durante i cortei: coraggio interiore. Il coraggio di vedere offuscata, disvelata nella sua più disonorevole espressione l’effigie della nostra personalità. Occorre sopportarne lo sfregio rispetto all’idealizzazione a lungo accarezzata.

Ecco io sono questo! Adesso intravedo il Bene ma ancora penso, stimo, desidero il Male. Non voglio allontanarmene. Il Vangelo può attendere”.

Occorre molto tempo, molta preghiera e molta Grazia perché la scoperta del lato oscuro ed inquietante della propria anima si trasformi in una esecrazione convinta, in un j’accuse scagliato con tutto il cuore contro il Seduttore. Quando questo finalmente accade, io credo, allora si è pronti a volgersi ad Oriente, alla Luce, all’Uomo-Dio perfetto per aggrapparsi al suo mantello e per supplicare – come l’emorroissa – di essere salvati, restituiti alla vita vera e buona.

Vorrei, adesso, ma non posso: senza Te non posso. Rendimelo possibile per la tua misericordia.

Adesso mi brucia dentro tutto l’amore non espresso, trattenuto, soffocato per ripicca, per stolto orgoglio, per vigliaccheria, per non voler cambiare, per non essere disturbato, per non rischiare nulla, per stare fermo al calduccio dei miei privilegi e delle mie sicurezze.

Vuoi ancora liberarmi? Vuoi ancora trasformarmi per rendermi conforme all’immagine che avevi in mente quando mi hai creato? Fallo, fallo allora, fallo adesso. Miserere mei!

Il percorso che ho appena descritto è una battaglia, è un Purgatorio vissuto da vivi: toglie il sonno, imbianca e fa cadere i capelli, rende assorti e a volte assenti ai familiari, dà spesso tristezza e sconcerto, accompagna con lacrime solitarie i momenti di consolazione e di conforto (a me piace forzare l’etimologia e immaginare che la parola «conforto» voglia dire stare “cum forte”, percepire la presenza e la protezione del Fratello maggiore, l’Invincibile che si degna di stare cum solis).

I battezzati che militano convintamente nella Destra italiana mi sembrano impermeabili a questa sollecitazione così complessa ed articolata, così lenta ed interiore, così lacerante e dolorosa: essi sono abituati alle scorciatoie, alle soluzioni rapide ed immediate, senza arzigogoli e senza fronzoli. Un due tre: bum, cazzottone. “Ragioneremo dopo!”.

Si spiega così l’affiorare immancabile del mantra: “Ma che sei di Sinistra? Se ci critichi, beh, sei un comunista: inutile che ci giri intorno. Ti dovresti vergognare. Anzi, meglio che giri alla larga: io, come i tori, reagisco male al rosso. A meno che non sia vino”.

I cattolici che militano convintamente nella attuale Sinistra italiana sono, a mio avviso, un po’ come No-Vax della politica: umanamente inconvincibili a meno di un tocco di Spirito Santo.

Benedetto allora il Partito INSIEME che si pone nel mezzo e disarticola il corto-circuito “o rosso o nero”.

C’è davvero bisogno di una casa comune per quanti desiderano essere di Cristo e dell’Uomo. Una casa dalle porte aperte le cui pareti non accolgano ritratti di dittatori e di falsi profeti. Quanta speranza, quanta attesa, quanta trepidazione per questo seme che potrebbe dare buon frutto. Poi, come sempre, sarà quel che Dio vorrà.

Roberto Leonardi