Ieri è stata la Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite vent’anni fa a dieci anni della ratifica della  Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri della loro famiglia ( CLICCA QUI ).

L’ennesima occasione per conoscere un fenomeno che dev’essere affrontato, come ha scritto Marco Impagliazzo della Comunità di Sant’Egidio su Interris ( CLICCA QUI ) “uscendo dalla gabbia dei numeri, delle strumentalizzazioni politiche e della paura ingiustificata, per renderci conto che si tratta di persone”. Eppure la Politica e i grandi giornaloni, prodighi nell’occuparsi delle tante Giornate che oramai impazzato sugli argomenti più disparati, hanno continuato ad occuparsi d’altro. Forse perché per loro un fenomeno così tanto epocale vale la pena di affrontarlo solamente quando dà la stura alle nostre polemiche domestiche che, ovviamente, lasciano davvero il tempo che trovano.

Un interessante lavoro di approfondimento è stato invece proposto da Percorsi di Secondo Welfare ( CLICCA QUI ) presentando uno schema ragionato partito dalla rilevanza storica di un fenomeno che sta tanto toccando la nostra attuale esperienza e che è destinato a marcare profondamente anche il nostro futuro. La prima constatazione di Percorsi di Secondo Welfare, impegnato in un proprio focus Immigrazione e accoglienza ( CLICCA QUI ), è che noi continuiamo a leggere le dinamiche migratorie solamente seguendo l’asse Sud – Nord del mondo mentre invece esse caratterizzano principalmente l’emisfero Sud, e a questo riguardo si fa riferimento ai dati costantemente aggiornati dall’Osservatorio Migration for Development and Equality ( CLICCA QUI ).

Il passo successivo è quello dell’analisi sugli immigrati in Italia che serve anche a sfatare molti miti in materia ( CLICCA QUI ) sui 5,2 milioni di stranieri residenti in Italia, pari all’8, 7 %, che costituiscono un beneficio ( CLICCA QUI )  giacché il saldo del lavoro degli immigrati è da considerare più che positivo con i 600 milioni di euro assicurato in attivo ( CLICCA QUI ).

Altre interessanti ricognizioni riguardano l’effetto della pandemia sulle nostre comunità d’immigrati ( CLICCA QUI ) e chiariscono sulle condizioni di esclusione sociale e povertà che le riguarda giacché in molti casi non possono neppure attingere al Reddito di cittadinanza, come del resto più volte precisato anche da parte dell’Alleanza contro la povertà ( CLICCA QUI ).

Altri due passaggi del contributo di Percorsi di Secondo Welfare in materia di migrazioni riguardano la lungimiranza con cui si dovrebbe preoccuparci dell’investimento sociale necessario ad un ambito che “sul lungo corso produrrà un risparmio per le casse dello Stato e benefici in termini di convivenza civile e benessere collettivo”( CLICCA QUI ) e tutto ciò che comporta la constatazione che noi continuiamo a rimanere un popolo di migranti (CLICCA QUI ) con  oltre cinque milioni d’italiani all’estero, un numero che equivale a quello degli immigrati nel nostro Paese.