Non c’è nulla di nobile e di cavalleresco in nessuna guerra. C’è solo sangue, distruzione, dolore, morte. Nessuna epica, nessuna poesia, nessun canto di gesta eroiche ne può riscattare l’orrore. Nessun sprezzo della morte, nessuna esaltazione paranoica della “bella morte”, cui certe culture intrise di paganesimo e di fato inneggiano, la può illuminare. Eppure, anche le guerre, dato che sono gli uomini a combatterle, hanno le loro regole che vanno perfino oltre quelle addirittura scritte nelle convenzioni internazionali.

Sono i popoli, in ogni espressione della loro vita, a pagarne il prezzo di sofferenza e di alienazione, ma sono – almeno così la si intendeva classicamente – gli eserciti, i soldati, una volta addirittura coloro che esercitavano per mestiere l’arte della guerra a sostenere il combattimento frontale. Poi la guerra è degenerata nel massacro. Nessun rispetto per i civili, per i bambini e per le donne, messi in conto del costo umano dei cosiddetti “effetti collaterali”. Non c’è un confine, non c’è un limite alla barbarie ed alla cecità dell’odio.

Ed è così che oggi Putin ci mostra le nefandezze della “guerra dei vigliacchi”. Non i ragazzi russi mandati a morire come agnelli sacrificali per i vaneggiamenti criminali di un despota, ma coloro che li comandano. Ragazzi che meritano la nostra pietà non meno dei giovani ucraini che si sacrificano per la libertà del loro popolo.

Dalle stanze del potere, Putin, i suoi gerarchi ed i generali, ridotto quasi all’impotenza un esercito carente di motivazione ancor più che di mezzi, disamorato del suo stesso paese, lo ritraggono dal combattimento e, da distanza, in un modo vigliacco, le armi vengono puntate direttamente contro la popolazione civile di un paese libero, condannato, nei sogni del Cremlino, ad una vera e propria esecuzione capitale.

Il freddo ed il buio che calano sull’ Ucraina sono la materializzazione del livore distruttivo di una guerra che ogni giorno di più appare insensata, fine a sé stessa, intrisa di cinismo, di disprezzo della vita, funzionale solo all’ossessione imperiale di un regime che ha smarrito ogni misura di umanità.

Bene ha fatto il nostro Parlamento, con un atteggiamento consonante di maggioranza ed PD, a ribadire il proprio sostegno anche militare a Kiev. Ed altrettanto bene le dichiarazioni rilasciate oggi da Ursula Von der Leyen sia sui crimini russi che sui finanziamenti all’Ucraina.