Tra le trasformazioni in atto nel nostro tempo, ed in quelle che si preannunciano destinate a modificare situazioni e comportamenti consolidati da decenni, si intravede anche la modifica di quello che si ritiene essere lo strumento fondamentale e immutabile che misura gli scambi e servizi: la moneta.

Da tempo sono in atto tentativi di affermare nuove unità di valore, come i Bitcoins e altri strumenti similari, che pur tra alterne vicende vorrebbero rappresentare mezzi di scambio alternativi alle monete dei vari sistemi. Nonostante la loro diffusione, questi strumenti non sono disciplinati da apposite norme, non sono oggetto dei controlli da parte delle banche centrali né di misure adeguate quali leggi o regolamenti a tutela del risparmio. Né sono del tutto note le tecnologie che presiedono alla loro emissione. E’ pertanto difficile che i Bitcoins o similari possano affermarsi come alternative diffuse alla moneta e soprattutto al valore liberatorio e solutorio dell’uso della stessa.

Altro è invece la cosiddetta moneta digitale, il cui avvento ambisce  a prendere il posto dei mezzi di regolamento e sostituire le più diffuse valute oggi egemoni, sia per il cittadino che per le imprese che per lo Stato.

E’ ben noto che la Repubblica Popolare cinese stia lavorando sullo yuan elettronico (“e-yuan”) con l’ambizione dichiarata di avviare un grande sistema monetario alternativo al dollaro, che è pur sempre valuta globale.  Alla iniziativa cinese, che vede alcuni esperimenti già in corso, rispondono ovviamente sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea.

Gli americani non hanno fretta ma avvieranno a breve alcuni esperimenti pilota attraverso una organizzazione vicina alla Federal Reserve, che è la loro banca centrale, in quanto non intendono rinunciare alla centralità della loro moneta.

Anche in Europa è già aperta la discussione, dopo la avvenuta pubblicazione di un documento che sarà discusso entro i prossimi mesi e il cui contenuto è stato reso noto nel marzo scorso dalla Frankfurter Algemeine Zeitung. Sia l’Unione che la BCE procedono con cautela: da un lato non vorrebbero ridisegnare la struttura del sistema finanziario in atto, che imporrebbe probabilmente la revisione di alcuni trattati; per altri versi si valuta il rischio di essere travolti da offerte di mezzi digitali su larga scala.

L’impatto di queste iniziative annunciate, quando si concretizzeranno, sarà impressionante e interesserà tutti, non solo le autorità monetarie ma anche il singolo cittadino. Si pensi solo allo strapotere dei controlli delle banche centrali, alla tracciabilità di tutti i pagamenti, alle funzioni ridotte degli istituti di credito, ai problemi della sicurezza contro gli attacchi informatici. Normative come quelle della tutela della privacy, dell’antiriciclaggio o contro l’evasione fiscale non avranno più senso, ma a che prezzo. Tutto infatti sarà tracciato dalla catena chiusa di computer e da un data base attraverso il quale risulterà ogni operazione di utilizzo della moneta da parte di chiunque, e quindi i pagamenti, gli incassi, le triangolazioni, le compensazioni, le operazioni di borsa. Dal conto del lattaio di Voghera (tanto per intenderci) alle più rilevanti transazioni delle multinazionali. Non solo, ma tutto avverrà in tempo reale e il controllo della catena e dei data base consentirà un potere sterminato a chi gestirà il  sistema, sperando solo che siano i governi e non le anonime autorità monetarie o i mercati.

Da qui, ancora una volta, i problemi che si porranno non solo di sistema, di politica economica, di finanza, di manovre congiunturali, di valutazione di investimenti, di spesa pubblica, di welfare, e altri.  Soprattutto si porranno problemi di difesa della democrazia contro le tentazioni indotte dal  fascino del potere, i pericoli di deformazione della realtà, i rischi per le libertà individuali. Per comprenderlo non occorre certo evocare George Orwel e “La fattoria degli animali ”che potrebbe tornare di attualità.

Guido Puccio

 

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