Anche i ricchi piangono: la caduta del PIL americano per l’effetto del Covid-19 è stata di oltre il trenta per cento nel secondo trimestre di quest’anno. Non succedeva dal 1947.

Ecco perchè la Federal Reserve (FED) l’autorità monetaria degli USA, ha annunciato una svolta radicale della sua strategia allo scopo di dare supporto all’economia reale, immettere ancora liquidità nel sistema e mantenere a lungo i tassi di interesse prossimo allo zero.

La notizia non ha ancora avuto grande risonanza nei media di casa nostra, ad eccezione della stampa specializzata, ma è destinata ad avere conseguenze anche sulle politiche finanziarie dell’Unione europea e quindi degli Stati membri.

Per comprendere l’importanza di questa rilevante novità è necessario qualche cenno essenziale.

La Federal Reserve ha il compito di regolare la politica monetaria della più grande potenza economica globale con due obiettivi scolpiti nel marmo: mantenere i prezzi stabili controllando l’inflazione e difendere l’occupazione. Di norma, quando le cose non andavano bene le autorità monetarie abbassavano i tassi di interesse per stimolare gli investimenti, la ripresa e quindi l’occupazione. Quando invece l’economia si surriscaldava, aumentavano i tassi.

Nell’ultimo anno, anche per effetto della crisi pandemica, questa regola è stata smentita: le cose non vanno bene anche se i tassi di interesse sono quasi a zero, gli investimenti non decollano e quindi ne soffre l’occupazione.

In un tempo come quello che viviamo dove tutto cambia rapidamente è questa la sorpresa che ha indotto la FED ad abbandonare la tradizionale strategia e avventurarsi su una nuova strada: mantenere i tassi bassi e controllare che l’inflazione non vada troppo oltre il limite tollerabile, anche sopra il fatidico due per cento, per compensare la caduta in atto da tempo. In sostanza: si sono resi conto che l’economia può tornare a crescere ma non è detto che ciò comporti necessariamente un marcato aumento dell’inflazione.

Se si considera che una volta la FED foggiava la realtà ed oggi invece è costretta ad inseguirla adeguandosi, si ha l’idea dell’importanza di questa decisione.

Tutto ciò avrà certamente conseguenze sin dalla prossime settimane anche per noi, proprio nel momento in cui la Banca Centrale Europea (BCE) è a sua volta in fase di ripensamento della propria strategia dopo avere immesso nel sistema una gigantesca dose di liquidità, ovvero ha stampato moneta iniettandola sul mercato secondario con l’acquisto di titoli .

Una prima conseguenza riguarderà certamente il rapporto di cambio del dollaro rispetto alle altre monete, ma più rilevanti saranno gli effetti sulle politiche di bilancio dei Paesi dell’Unione Europea. Mai come oggi torna di attualità il monito di Mario Draghi che da presidente della BCE non perdeva occasione di ammonire che le manovre finanziarie possono influenzare fino a un certo punto l’andamento dell’economia: sono le politiche di bilancio , e in particolare quelle fiscali, del lavoro e degli stimoli agli investimenti che assumono un ruolo decisivo se si vuole sostenere la ripresa.

Ecco perchè ancora una volta le decisioni che attendono il governo, dalla legge finanziaria ai progetti di ricorso al NG(Eu) vale a dire il Recovery Fund, saranno determinati nei nuovi scenari che si aprono, e mai come oggi saranno decisivi equilibrio, esperienza e saggezza nell’azione di governo (che sino ad ora non sono sembrati valori particolarmente diffusi).

Come pure si dovrà tenere conto delle prossime decisioni della BCE e di quanto conseguirà sui rapporti tra banche e imprese, sul risparmio e sui consumi delle famiglie, non dimenticando che il nostro ciclopico debito pubblico ci costringe ad andare sul mercato possibilmente accompagnati per mano dalla stessa BCE.

Guido Puccio