L’idea cara a Giorgio La Pira: l’Italia “costruttore di ponti nel cuore del Mediterraneo ” per la pace fra arabi e israeliani e il dialogo fra l’Europa l’Africa.

E’ una cosa strana che il popolo fiorentino abbia sempre datato l’inizio dell’anno dal 25 marzo, dall’Annunciazione… C’è una ragione religiosa e insieme civile: la storia del popolo fiorentino, come la storia del genere umano, ha per suo inizio l’Annunciazione. Divenuto sindaco di Firenze, 1951, pensai di interpretare le ansie di tutti i cristiani e non cristiani, mettendo la città al servizio della pace.  Rilanciare da questa “terrazza della civiltà cristiana” in tutte le direzioni del mondo… le speranze di pace, speranze civili, speranze di Dio, speranze dell’uomo!”. Giorgio La Pira

Ancora oggi, in tempi di rigida contrapposizione di ideologie e di interessi economici con l’incombente pericolo nucleare, siamo ancora capaci di far tesoro e trarne insegnamento dalla figura di Giorgio La Pira?

Pur in mezzo a questo diffuso senso di smarrimento e di dolore saremo in grado di riprendere la sua capacità e la sua forza morale di porsi al di sopra delle “ragioni di stato”, in una costante e suprema vocazione alla pace e al dialogo fra i popoli?

Un’azione di pace che parta ancora oggi dal Mediterraneo, il lago di Tiberiade, come scriveva La Pira a Sua Maestà Hussein di Giordania: “Maestà, se leggo la Sacra Scrittura e se leggo il Corano vedo chiaramente che questa è la volontà del Signore: che i popoli e le nazioni del Mediterraneo – cristiani, musulmani ed ebrei – riaccendano insieme la lampada divina e la elevino insieme perché faccia luce e porti consolazione tra verità, pace e bellezza su tutto lo spazio della terra. E’ questo non è un sogno né un’illusione, è la finalità della storia presente”. Un luogo da cui partire: un crocevia delle culture del mondo, delle tre grandi civiltà monoteiste per “una civiltà sola, la civiltà delle nazioni”. E sempre rivolgendosi a Maometto V: “non è proprio il Mediterraneo (e le nazioni e popoli che vi si affacciano) il luogo per così dire interessato a questa crisi così essenziale del mondo? Basti pensare a Gerusalemme, la città santa degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani: tre religioni annodate in Abramo, tre civiltà monoteiste”.

Negli anni ’50, La Pira, dopo la guerra scatenata nel 1956 da Francia e Inghilterra contro l’Egitto (che aveva nazionalizzato la società per il canale di Suez), si fece pellegrino di pace in Israele per ristabilire convivenze pacifiche in medio Oriente e nel Mediterraneo. Fu così che l’ENI di Mattei si vide aprire le porte di paesi dell’area mediterranea e non solo…

Nel 1958, grazie all’azione del presidente del Consiglio Fanfani e al suo sodalizio con Giorgio la Pira, il governo italiano inaugurò quella politica di amicizia con i paesi arabi, che diventò una costante della politica estera italiana per tutto il XX secolo.

Furono Giorgio La Pira, Amintore Fanfani ed Enrico Mattei che portarono l’Italia a stabilire buoni relazioni politiche, culturali ed economiche con i paesi rivieraschi del Mediterraneo: Egitto, Libia, Algeria, Tunisia e Marocco; una politica di benessere per l’Italia e di solidarietà democratica verso tanti paesi ex- coloniali in invia di sviluppo.

Nel 1958 rivolgendosi a Pio XII espresse parole che risuonano profetiche ancora oggi: “Per i paesi europei. E’ ora di svegliarsi- Come? A che fine? Per produrre altre bombe nucleari? Ma no: per produrre la sola energia nucleare capace di rinnovare il mondo: l’energia teologale della fede, della carità, della speranza: energia di giustizia, di conversione a Dio, di fraternità effettiva degli uomini, fatta per servire e non per essere serviti”.

Ed è certo imprescindibile il legame fra la presenza di Cristo, chiave di lettura della storia, e il ruolo Mediterraneo, visto come il Lago di Tiberiade: il Mediterraneo – centro del legame tra le tre religioni abramitiche, che può portare all’unità del genere umano. Sogno o utopia?

Per questa ragione “il sindaco santo” promosse a Firenze, oltre ai Convegni dei Sindaci delle Capitali del Mondo”, anche i “Convegni per la Pace” e i “Colloqui Mediterranei” (CLICCA QUI).

I colloqui affrontarono temi scottanti come la questione algerina (1958), la questione mediorientale (1960), le speranze dell’Africa (1961).

Nino Giordano

 

 

Dal mio testo “Un cristiano per la città sul monte: Giorgio La Pira. Lef. Firenze”

 

testo-base per un film su Giorgio La Pira della Lux-Vide.

Siamo nei primi giorni di ottobre del 1960: sono i giorni, in particolare, del convegno “Il Mediterraneo e il suo avvenire”. Giorgio la Pira si incammina per le strade di Firenze in compagnia del filosofo ebreo tedesco Martin Buber, convinto sostenitore di una possibile coesistenza tra la comunità ebraica e quella araba: li avvicinano un ebreo e un palestinese

Martin Buber: Professore, ammiro il suo costante impegno per la pace. Se lei pensa al Mediterraneo come al lago di Tiberiade, io mi limito alla necessità che si crei un territorio più piccolo, come la Palestina.

La Pira: Naturalmente, con la partecipazione dello Stato d’Israele.

Martin Buber: Lo stato d’Israele dovrebbe diventare membro di una federazione fra gli stati mediorientali e in questo senso molto potrebbe fare l’Europa.

La Pira: Condivido questa sua idea. L’Europa è il direttore d’orchestra della civiltà mediterranea, come afferma il mio amico, capo di stato e poeta Senghor. Una sola cosa con la civiltà universale: aperta alle frontiere africane ed orientali, a musulmani e non musulmani: una prua pronta all’incontro…

Mentre i due, seduti al tavolo, stanno chiacchierando…si avvicinano un ebreo e successivamente un palestinese. 

Un ebreo: Professor La Pira, sono venuto al convegno solo per lei! Mi chiamo Valensin. Forse lei non si ricorderà di me, ma io le devo eterna gratitudine durante la guerra lei mi ha salvato e con me molti altri. Molti di noi mangiavano con i viveri che lei ci mandava.

La Pira: Caro ti ringrazio, ma non fui il solo. Ci sono in particolare tre persone che sono degne di essere ricordate nelle vostre preghiere: don Giulio Facibeni, il cardinale Elia Dalla Costa e il domenicano Cipriano Ricotti del convento di S. Marco. Voi non potete immaginare quante persone sono riusciti a salvare.

Valensin: Noi dobbiamo ringraziarla per la sua sincera amicizia verso la comunità ebraica.

Mentre i due parlano si avvicina una persona che si presenta come uno studente palestinese.

Il palestinese: Sono uno studente palestinese. L’ho sentita parlare di dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani, ma visti i tempi tutto ciò mi pare molto difficile.

La Pira: Ecco un altro che mi scambia per visionario! Caro -mi scusi- come si chiama?

Omar: Mi chiamo Omar.

La Pira: Caro Omar, dovete ricordare che in Abramo si radicano tre famiglie, che devono riconoscersi e ricollegarsi: gli ebrei, i cristiani e l’Islam. Pensare che in un paese arabo possano coesistere le tre religioni monoteiste è inattuabile. Questa sì che è un’utopia.

Omar: Ci sono troppe divisioni tra il nostro popolo e quello ebraico.

La Pira : Ma nulla è impossibile. Arabi e israeliani devono costruire il ponte della pace. E’ giusto che Israele sia tornato nella sua terra e che lasci spazio aperto agli altri, e d’altra parte che il mondo arabo deve riconoscere l’esistenza dello Stato d’Israele.

Omar: La questione palestinese è una realtà e noi non dobbiamo più essere un popolo senza terra.

La Pira: E se fosse Hebron la capitale di voi palestinesi? Lo sai che diverse volte mi sono recato in Palestina. Il mio viaggio inizia da Hebron, perché lì c’è la tomba di Abramo: il padre della triplice famiglia spirituale di ebrei, cristiani e musulmani; poi vado a Betlemme, per la natività di Gesù Cristo; a Gerusalemme, il centro della storia del mondo; al Carmelo, il monte del Profeta Elia e infine a Nazaret, la città dell’incarnazione e della vergine Maria.

Omar: Professore la ringrazio per le sue parole. Speriamo…

Mentre il palestinese e l’ebreo se ne vanno insieme, il professore continua la sua conversazione con il professor Martin Buber.

Martin Buber: Professore, a Firenze sono rinvigorito. L’aria di Firenze è come quella di Gerusalemme.

La Pira: Fin dall’Epifania del ’52, la data d’inizio dei primi “Colloqui Internazionali”, è stata, e sarà mia intenzione fare di Firenze la città sul monte, aperta ai popoli e alle nazioni.

Martin Buber: Professore, è proprio così. Sono convinto come lei che città come Firenze sono il corpo politico reale che può avere una funzione decisiva all’interno delle Nazioni.

La Pira: In questo senso le Nazioni avranno capitali politiche, ma anche capitali dell’anima, dello spirito e della bellezza. L’universo delle nazioni è il canovaccio del corpo mistico. Interessa moltissimo al Signore.

Nel Gennaio 1961 pochi mesi prima che Krusciov -sollecitato da papa Giovanni XXIII-   ritirasse le navi che in Atlantico stavano portando missili a Cuba, La Pira aveva scritto a Fanfani: “Si va verso la pace: allora bisogna fare una politica di pace. Il comunismo (in quanto ateismo-materialismo) si vince facendo questa politica della pace. Si vince con la giustizia (casa, scuola, bottega) e con la bellezza (Chiesa). Quindi con un metodo, quasi in radice diverso da quello con il quale esso è stato combattuto sino ad ora (guerra)”. Nel novembre dello stesso anno scriveva: “L’obiettivo di fondo della storia (meglio di Dio) è la pace delle nazioni: questa si fa con l’accordo con i due responsabili odierni della guida storica dei popoli (Kennedy- Krusciov); ma perché questo accordo sia valido ci vuole la sigla di Giovanni XXIII e per pervenire a questa sigla ci vuole una mediazione politica: quella dell’Italia”

Il vero miracolo che ancora oggi Giorgio La Pira ci consegna è la sua eredità, attuale, profetica: l’Italia come “mediatore” o costruttore di ponti”, centro del Mediterraneo, il luogo in cui meglio si può sviluppare la collaborazione fra i vari paesi, un potenziale simbolo di pace per tutti i continenti e la pace va riscoperta nella risorsa della fede nell’unico Dio che unisce l’intera famiglia di Abramo: ebrei, cristiani e musulmani.

La ricerca della pace- per la Pira- non è soltanto da intendersi laicamente o civilmente come assenza di guerra o accordi di conciliazione, ma un fondamento teologale ed è necessità ineludibile dell’umanità che trova la sua radice nel Cristo vivente: “non è cristiano -e non è, perciò umano- tutto quello che anziché tendere alla solidarietà fra le genti tende ad infrangere – mediante esclusivismi razziali – questa solidarietà: non è cristiana, la prepotenza, la guerra, l’odio, l’ingiustizia”.

Il 4 Ottobre 1962 per la festa di San Francesco, La Pira invita Leopold Sedar Senghor, primo presidente della nuova repubblica indipendente del Senegal, a parlare in Palazzo Vecchio dei popoli africani avviati all’indipendenza per inviare un messaggio di speranza ai popoli di Europa e di tutti i continenti. Una settimana dopo sarebbe stato inaugurato in San Pietro il Concilio Ecumenico Vaticano II.

La Pira e Senghor, prima del convegno si incamminano verso la casa di Dante….

La Pira : Signor Presidente, che piacere accompagnarla nella città di Dante.

Senghor: Sono sempre felice di parlare con lei, un innamorato come me della poesia.

La Pira: Molte cose ci accomunano.

Senghor: Ne sono certo.

La Pira: Veda…La donna nera della sua celebre poesia ha la stessa bellezza della Madonna Niura di Tindari.

Senghor: Niura?

La Pira: La Madonna nera venerata sul colle di Tindari.

Senghor: E per certi versi siamo anche fratelli, perché la sua Pozzallo è di fronte alla mia Africa.

La Pira: Una terrazza sul Mediterraneo, il lago di Tiberiade, terrazza come lo è Firenze sul Mondo.

Senghor: Ed io sono felice che lei mi abbia invitato a parlare dei popoli africani proprio da questa terrazza.

La Pira: Firenze è da sempre una costruttrice di pace!

Senghor: “La Pacifica”

La Pira: E credo sinceramente che i popoli africani potranno portare, ora che hanno conosciuto il valore della libertà e conquistato l’indipendenza, un contributo alla pace.

Senghor: La nostra Negritude è la nostra rinascenza.

La Pira: E voi avete tutto per penetrare nel cuore del mondo!

Senghor: Professore, noi usiamo spesso la parola: Palabra.

La Pira: Cosa significa?

Senghor: E’ il contrario dell’affrontarsi: è una vera scuola di democrazia.

La Pira: L’identità si rafforza non contro gli altri, ma con gli altri…la civiltà planetaria.

Senghor: Sono d’accordo! le culture come le razze sono complementari l’una con l’altra.

La Pira: In questo senso l’Europa può essere il direttore d’orchestra dell’armonizzazione del mondo.

Senghor: Purtroppo il nazionalismo e il micro-nazionalismo creano tensioni fra le nazioni più forti del Vecchio e del Nuovo Mondo.

La Pira: Proprio oggi, nella festività di San Francesco, preghiamo perché un giorno i popoli africani siano i costruttori della nuova Gerusalemme.

Senghor: Lei ha sempre parole di speranza!

La Pira: La storia dei popoli è come una stoffa i cui fili sono stati tessuti dalla Provvidenza divina.

Senghor: L’Africa aspetta il riconoscimento dei suoi valori di civiltà.

La Pira: Come dice Mounier è la morte del dialogo a produrre le guerre.

Senghor: Le nostre formule di saluto sono le stesse: hai tu la Pace? La Pace, La Pace soltanto… Shalòm! Pax tecum! Pace a Voi!

 

 

 

 

 

 

 

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