La pretesa del sottosegretario Mantovano di salire in cattedra e spiegare ai cattolici come e qualmente si debba votare “si’” al referendum e la presunzione di poterlo fare in nome della Dottrina Sociale della Chiesa, sollevano, ancora una volta, il tema del rapporto con la politica dei credenti e della fede che professano.

Si tratta di una questione che non prevede una soluzione preordinata ed uguale per tutti. Al contrario, una questione delicata e vitale, che facilmente induce in tentazione chi, per una sorta di personale propensione, inclina all’ integralismo. Sui cui tornanti, per lo più, osservati da vicino, si inerpicano, contrariamente alle aspettative, soggetti relativamente di poca fede, che nell’affermazione stentorea del proprio “credo”, di fatto, inconsapevolmente, cercano di confermarlo, anzitutto, a sé stessi.

Spesso una fede tormentata e contorta, priva della serenità semplice e trasparente di quella autentica e vera. Un versante, al contrario, che va affrontato, da ognuno, in prima persona, perché il crinale verso cui, da polarità opposte, convergono, fino ad incontrarsi, la particolarità della politica e l’ universalita’della religione ha a che vedere non con la dottrina, ma con la vita. Non è riconducibile ad una quadratura ideologica dell’argomento, ma presenta una infinita gamma di variazioni sul tema, legate, ognuna, ad una sensibilità  unica ed irripetibile, come tutto ciò  che ha attinenza alla persona, piuttosto che al torsolo dell’ individuo.

Anche per questo una cultura politica come quella cattolico-democratica e popolare, nella misura in cui risale ad una concezione cristiana dell’ uomo, della vita e della storia, non può essere ossificata in uno schema ideologico astratto, bensì è in grado di attraversare indenne le differenti stagioni della storia che via via si succedono e di proporsi ad ognuna di queste nel segno di una freschezza rinnovata. Che non si dà da sé, ma va dissepolta, scostando la cenere che, inevitabilmente, nel tempo vi si accumula sopra e la intorpidisce.

Si tratta di un processo che si potrebbe, a suo modo, descrivere secondo la dinamica del “tutto nel frammento”. Il che vuol dire vivere la particolarità del proprio gesto, sapendo che, perché sia autentico, ha bisogno di inscriversi nella consapevolezza di un valore universale. Ed, analogamente, la ricchezza di quest’ ultimo ha bisogno di declinarsi, senza che venga dissipata, nella particolarità del momento e del suo divenire. E’ il rimando di queste due dimensione l’ una all’ altra, a garantire che tutto abbia un significato ed un valore.

In altri termini, significa saper raccordare, secondo la loro singolarita’, l’ immanenza degli atti alla trascendenza del mondo. La politica, insomma, intesa per il giusto verso aiuta molto a dare un senso alle cose, il che è, in ultima analisi, ciò cui siamo destinati. Ed e’ in quanto tale che diviene l’ espressione più’ alta della carità.

Domenico Galbiati

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