Lo sconcerto per i fatti di Roma cosa mi dice? Dice un’assenza, che da insegnante, mi spaventa tremendamente. Un’assenza a scuola si giustifica. Un’assenza nella vita socio politica, no!

Un’assenza che ha come causa il “politicamente corretto” che oggi i discenti della aule delle superiori respirano.  Il “politicamente corretto” è la malattia genetica delle ultime generazioni. Questa malattia attacca il sistema immunitario dei valori di ogni società. Elimina il sistema valoriale e l’unico modo di curarlo sia  la panacea del “è colpa degli altri”.
Dentro la scuola si respira l’aria asettica di questo vuoto di valori. Quando nelle tue  ore all’istituto tecnico industriale  parli di destra, sinistra e centro l’immagine immediata che i tuoi ragazzi hanno e quella calcistica;  per molti Saragat e Berlinguer, forse per il cognome troncato da teutoniche consonanti , sono due storici difensori della Budesliga, si salva De Gasperi additato come possibile letterato, mentre nessuna speranza per Leone che dimenticato come abitante del Quirinale pare essere conosciuto solo come figlio di un tale “Fedez” e consorte.
Oggi occorre uscire dal politicamente corretto che poi corretto, da chi? e da che cosa?
La politica deve accampare battaglia per la riscoperta dei valori dispiegando i vessilli dell’intelligenza riconquistando quella landa desolata delle nostre scuole superiori, soggiogate dalla continua monotonia di un insegnamento tecnocratico apensante.
I nostri ragazzi hanno fame di politica, una politica fatta stando in piedi e non seduti nelle poltrone delle televisioni. Vogliono essere trattati non da elettori ma da attori protagonisti calcando nuovi teatri della società con valorose ed impegnative parti da mettere in scena in una nuova politica.
Il partito che si mette nelle piazza di solito racconta il suo programma e dice le cose che si vogliono fare. Questo modo di fare politica penso si vecchio per i nostri ragazzi.  Occorre mettersi all’ascolto delle istanze ma anche dei silenzi dei giovani.
 Quanto tempo ascoltiamo i nostri figli, i nostri giovani i nostri ragazzi? Come ascoltiamo i nostri figli i nostri giovani i nostri ragazzi?  Se abbiamo sempre risposte per loro prima delle loro domande, beh queste risposte saranno pur giuste ma non efficaci.
Carlo Polvara