La volpe, l’uva e la legislatura
Quella che si è appena chiusa sembrerebbe aver chiarito un tema del quale si è molto discusso nelle ultime settimane: quello di una possibile chiusura anticipata della legislatura.
Tutti davano Giorgia Meloni — e questo lasciavano trapelare anche gli ambienti a lei vicini — alle prese soprattutto con la scelta della data: aprile o maggio. Forse l’idea era quella di poter contare su una sorta di “finanziaria elettorale”, magari resa possibile dalla fine della procedura europea per deficit eccessivo e, quindi, dalla possibilità di allargare il cordone della borsa.
L’anticipazione della fine della legislatura avrebbe potuto tornare utile anche alla luce del cambiamento della legge elettorale. Anche perché, secondo l’orientamento della Corte europea, le modalità di voto non dovrebbero essere modificate nell’anno precedente l’apertura delle urne. Un’accelerazione delle elezioni avrebbe dunque, di fatto, impedito ogni intervento. Persino di natura interna, nel caso qualcuno avesse pensato di rivolgersi alla Corte costituzionale italiana. Del resto, non sarebbe l’unica volta che si andrebbe al voto con una legge destinata a essere dichiarata incostituzionale a «babbo morto», cioè a cose fatte.
Ma sulla strada della Meloni si sono piazzati sia Salvini, sia Forza Italia che, evidentemente, hanno ancora molto da chiarire sul futuro della coalizione, sulla spartizione dei posti e, soprattutto, sul ruolo di Vannacci.
A proposito di Vannacci, comunque, comincia già ad avvertirsi un’aria diversa: quella del compromesso, che si insinua tra gli zeffiri che riscaldano o raffreddano la politica italiana. E, pertanto, la sua esclusione dalla futura coalizione elettorale potrebbe anche non essere data per certa in maniera assoluta.
Ma, a parte questo, Salvini e Tajani sono riusciti a costringere Meloni al pateracchio della «finta» applicazione delle preferenze, sostanzialmente costringendola a rinunciare all’ipotesi del ballottaggio. Un’ipotesi che, evidentemente, la presidente del Consiglio aveva presentato al Senato con la consapevolezza di poter contare sull’appoggio di un personaggio tanto autorevole, anche se messo ai margini di Fratelli d’Italia, qual è il senatore Pera.
Sembrerebbe, insomma, che un punto di rattoppamento sia stato trovato, anche se il provvedimento deve ora tornare alla Camera, dove i franchi tiratori hanno già operato con successo.
Vedremo che cosa succederà. Ricordando tutte le dichiarazioni degli esponenti di Fratelli d’Italia sulla chiusura anticipata della legislatura — dichiarazioni che comunque non tenevano conto del fatto che l’ultimo ad avere la parola sarebbe stato, e resta, il Presidente della Repubblica — è difficile togliersi dalla mente l’immagine della volpe e dell’uva. Ma aspettiamoci di tutto. ![]()