Una immaginaria, sciatta e improvvisata corsa al centro di alcuni esponenti politici viene raccontata in modo furbesco e fazioso da diversi organi di informazione, che avversano l’esecutivo M5S-PD. Si tratta di amenità che hanno il solo fine di far saltare il banco dell’attuale governo, seminando zizzania.

Si racconta che una volta dissolto il governo, il Conte due, si passerebbe alla fecondazione di un esecutivo sostenuto da una maggioranza eterogenea e sgangherata, fatta di fuoriusciti e nuovi acquisti. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rilanciare una riverniciata forma di qualunquismo guidata dal lumbard Salvini. Il capo leghista avrebbe il compito di riportare in auge arrugginiti arnesi, depositati nello sgabuzzino dei ferri vecchi. Ipotesi lunare, perché servirebbe solo a distribuire quote di potere a chi sosterrà non un governo normale, ma arlecchino.

Scomodare un lessico politico nobile, di cui è parte il termine Centro, significa non avere chiara la prospettiva verso cui si è diretti. Il “centro” non è stato mai considerato un luogo geometrico, ma si è distinto per le politiche pluraliste, interclassiste capaci di riportare in un continuo gioco dinamico a nuova sintesi gli interessi diffusi nella società. Non si vedono in giro cosiddetti partiti o esponenti politici caratterizzati da una fisionomia centrista, perché tutti privi di una cultura e di una visione di paese con tale peculiarità e prospettiva.

La DC dopo, ma soprattutto il Partito Popolare italiano di don Sturzo, prima, si collocarono al centro dello schieramento politico nazionale non perché scelti con severa imposizione a stare in quel ruolo ideale. Furono le politiche elaborate e realizzate dai due partiti che favorirono crescita, sviluppo, benessere finalizzate a realizzare bene comune e a collocarli al centro dello schieramento politico. Il loro stare al centro significava ripudiare comunismo, fascismo e nazifascismo.

Sturzo sapeva come muoversi nel groviglio della politica di partiti e partitini nell’immediato dopo guerra: organizzare un partito di ispirazione cristiana sul modello dei partiti di “centro”, nati in Europa nel XIX secolo: il Zentrum dell’Impero germanico al Reichstag e quello irlandese alla House of Commons. Questi partiti senza partecipare alle attività di governo costrinsero personalità di notevole forza politica della Germania e dell’Inghilterra ad accettarne posizioni e proposte e furono vittoriosi nelle storiche lotte del Kulturkampf; per la libertà dell’Irlanda.

Le stesse posizioni furono tenute da Sturzo dal 1899 al 1904 nel consiglio comunale di Caltagirone dove si allenò, al punto di conquistare nelle elezioni del 1905 con le sole forze nascenti della democrazia cristiana una maggioranza tale che gli consentì di amministrare, come sindaco, per cinque anni interi. E con lo stesso spirito fondò il partito popolare italiano nel 1919, partito di centro, unico vero centro in Italia, con la prospettiva di tenerlo fuori dai giochi di governo, perché non esistevano condizioni concrete e reali di partecipazione agli esecutivi. La situazione parlamentare nei primi sei mesi del 1920 si presentò abbastanza confusa, al punto da non riuscire a trovare un equilibrio stabile. Il gruppo parlamentare dei popolari fatto di 100 deputati dovette cambiare atteggiamento, perché i liberali, divisi al loro interno, non riuscivano a contrastare la destra e la sinistra, né erano in grado di garantire l’ordine pubblico, messo in forse dai ricorrenti scioperi e dalle azioni di movimenti sovversivi. Fu necessario perciò assumere il ruolo di “partito di rincalzo”, senza alcun peso direttivo nell’esecutivo.

Tutto ciò avveniva nel superiore interesse della Nazione e non per aumentare i consensi personali o di partito o addirittura per operazioni elettoralistiche. La intransigenza e il concetto di moralità nella vita pubblica, molto cari a Sturzo, mai avrebbero consentito operazioni trasformistiche. Un dato incontrovertibile lo testimonia: di fronte al fascismo di Mussolini accettò il doloroso esilio, su richiesta del Vaticano, pur di non sottoscrivere transazioni con il regime del duce.

Sono pertanto sorprendenti alcune tesi caricaturali a proposito di una strumentale corsa al “centro” di certi esponenti o partiti politici, raccontata da una stampa spasmodicamente interessata, invece, al ritorno di un regime forte e scarsamente democratico.

Raffaele Reina