L’Ilva di Taranto sull’orlo della chiusura. La Fiat Crysler se la compra la Peugeot. E’ proprio vero: mentre a Roma si discute di Salvini che bacia il rosario o del Pd che ha smarrito la via, Sagunto viene espugnata.

La politica ridotta a show televisivo dimostra definitivamente tutti i suoi limiti. Il trionfo dell’astrattezza avulsa dalla realtà. Spiace che a questo livello scendano alcuni, anche in relazione al lancio del Manifesto che Politica Insieme ha presentato con Costruire Insieme, Rete Bianca e numerosi altri gruppi intenzionati a creare quello che è definito un “ nuovo soggetto politico” d’ispirazione cristiana e popolare.

Un Manifesto che parte proprio dalla constatazione che l’Italia e il suo mondo politico e istituzionale hanno bisogno di una radicale trasformazione. Credenti e non credenti possono ritrovarsi attorno ad un progetto rigenerativo. Cominciando, come ha appena detto Stefano Zamagni, a lavorare “ per ” non “ contro” qualcuno.

Abbiamo proprio bisogno, è una riflessione che rubo all’amico Marco Zabotti, dell’Istituto Diocesano “Beato Toniolo di Treviso, di “ ritrovarci nuovi”.

Questa ” novità” da scoprire in noi stessi e negli altri, aggiunta ad un sano realismo e a una vera capacità di elaborazione progettuale, deve partire dal riconoscere l’urgente necessità di ritornare ad occuparci delle cose. L’intenzione dev’essere quella di pensare ai problemi veri del Paese, dei nostri figli, dei nostri anziani e di noi stessi che lo abitiamo.

Dobbiamo liberarci da tutte le scorie degli ultimi due decenni e mezzo. A partire da quella visione manichea che ha impregnato le nostre analisi fatte di “ bipolarismo”, di divisione preconcetta e del pensare alle cose di casa propria, quando invece ci sono un’intera città, un’intera nazione, un’Europa e un mondo in fibrillazione.

Impressionanti i dati sull’emigrazione giovanile. 23 mila giovani hanno lasciato nel giro di poco tempo la provincia di Siracusa, 12 mila quella di Messina. Lo stesso accade in molte delle regioni del sud nel disinteresse istituzionale, nella povertà delle infrastrutture, in mano alla criminalità.

Mentre televisioni e giornali sono pieni di resoconti sul piccolo barchino che ci porta alcuni disperati provenienti dal Nord Africa, ci distraiamo da un sostanziale stesso fenomeno che interessa i nostri giovani. E’ inutile illuderci: le due cose continueranno e coesisteranno fino a quando non ci si metterà, assieme agli altri europei , ad affrontarli seriamente.

Riproponiamo il problema della presenza politica organizzata dei cattolici di matrice popolare e cristiana democratica per cambiare le cose. Vogliamo introdurre in tutti gli aspetti della sfera pubblica più solidarismo e più Giustizia sociale.

Il problema non è quello di Salvini o del Pd, del centro sinistra o del centrodestra. Questa logica non ci interessa più, anche perché nessuno sa più cosa sia il centrodestra, sempre più estremista. Neppure si sa cosa sia oggi il centrosinistra. E’ in preda a una confusione totale,  possibilmente destinata a diventare ancora più grave a seconda di come finiranno le elezioni in Emilia e Romagna e se non dovesse reggere l’assetto di governo.

Sappiamo che una eventuale scelta pro Salvini isolerà l’Italia dal contesto europeo e internazionale, aggraverà i problemi, non li semplificherà. Siamo consapevoli del fatto di avere a che fare con un Pd involuto nei suoi guai e nella progressiva perdita di consensi. Soprattutto, ne vediamo i limiti nel cogliere le trasformazioni in atto nel sistema produttivo, nella rivoluzione tecnologica, nelle relazioni economiche e sociali.

Esiste quindi la necessità di indicare una diversa via traducendo in capacità di governo il riferimento al Pensiero sociale della Chiesa, l’attenzione alla Persona, agli ultimi, ma anche al ceto medio in decomposizione.

Tra i commenti al nostro Manifesto spicca quello del cardinale Ruini intervenuto su Il Corriere della Sera, implicitamente dando alla nostra volontà d’impegno un grande rilievo.

Mi interesso, però, della parte politica. Non mi addentro in quell’ambito dell’intervista relativo ai fatti interni alla Chiesa. Questi faranno parte della sfera che riguarda l’insieme dei fedeli e dei loro pastori. Credo che un certo miscuglio di cose,  da tenere invece distinte tra di loro, sia stato generato dalle domande dell’intervistatore, interessato a ricevere dal cardinal Ruini un giudizio sulla Chiesa a guida Francesco.

Non mi interessano neppure i commenti del cardinale su Matteo Salvini. I baci del rosario da parte del capo della Lega non hanno una valenza politica. Semmai, fanno parte della propaganda. Non ho neppure da commentare la sottolineatura della necessità che la Chiesa dialoghi con Salvini. Riguarda, appunto, la Chiesa. Si tratta di cose eventualmente decise nell’ambito adeguato e, sicuramente, valutate con il discernimento necessario.

Due sono invece gli interventi del cardinale Ruini cui posso permettermi di dedicare un commento, da cittadino a cittadino.

Il primo, è relativo al giudizio sui suoi rapporti con il centro destra mentre era alla guida della Cei. Hanno portato buoni frutti. Non sappiamo quali, però. A noi pare che l’esperienza del centro destra, alla guida a lungo del Paese nel corso dell’era Ruini, con una sostanziale partecipazione della Lega, abbia solo contribuito a creare un’Italia più divisa, allargato la forbice tra ricchi e poveri, affossato il complessivo sistema educativo, distorto quello della comunicazione, in particolare di quella televisiva, indebolito il ceto medio e avviato l’affossamento delle autonomie locali. Che poi i governi a guida centrosinistra abbiano contribuito adeguatamente a raggiungere gli stessi risultati, o non abbiano raddrizzato le cose, non cambia le conferme sulla negativa posizione italiana in tutte le graduatorie e gli indici che contano in una società moderna.

Il secondo punto chiama in causa direttamente il nostro Manifesto. Visto che vi abbiamo scritto che vogliamo occuparci di politica. Seguendo le logiche della politica, la prima della quale è quella del convenire tra chi la pensa allo stesso modo e dell’aggregare chi la pensa allo stesso modo.

Il cardinale ritiene che non siano maturi i tempi per dare vita ad un partito. Il motivo: perché la Chiesa ha una “ pluralità” di voci al proprio interno ( leggi: è divisa) e si tiene lontana dalla politica.

Difficile non cogliere in questa riflessione una grande distanza concettuale dal pensiero sturziano,  degasperiano  e  di quello di un grande Papa come Paolo VI, già famoso come il monsignor Montini che allevò  i principali interpreti del pensiero politico del cattolicesimo democratico italiano.

Ci si deve chiedere quando e come i cattolici, intenzionati ad occuparsi della cosa pubblica sulla base di un esplicito riferimento alla Costituzione e al Pensiero sociale della Chiesa, che solo essi sanno incarnare, entrambe pienamente e congiuntamente, potranno mai coinvolgersi  autonomamente nella dialettica politica. Non solo essere lievito in una farina in decomposizione. Non solo occuparsi di formazione i cui sbocchi restano vaghi. Non solo sparpagliarsi negli altri partiti e, così facendo, non incidere su nulla come dimostra abbondantemente  l’esistente.

E’ evidente come ci si trovi di fronte a due visioni completamente distinte. La prima,  fa ripiombare in un antico passato. All’insegna della mancanza di generosità ed entusiasmo sostituiti, persino, dalla patina di una visione opportunistica e clericaleggiante. Destinata a svirilizzare ogni forza evangelicamente vivificatrice da immergere nelle dinamiche sociali, economiche, istituzionali e culturali.

Noi invece crediamo in altro. Vogliamo richiamare alla luce energie sopite, mortificate, represse. Senza alcuna visione integralista, ma consapevoli che la gente, non solo la nostra, è alla ricerca dei modi e delle strade per “ riscoprirsi nuova” sulla base di una scelta libera e di autonomia.

Giancarlo Infante