Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Eddy Schlein al Nazareno sono un pò l’emblema di un’Italia moderna e spigliata, senza tabù. Insomma, si potrebbe dire l’Italia “del merito”, almeno in questa accezione. Senonché, non tutto è oro colato e bisogna, pertanto, guardare attentamente il rovescio della medaglia.

Fin d’ora vediamo almeno tre possibili piani inclinati, assolutamente da scongiurare, anche se non sarà semplice riuscirci, in buona misura a prescindere dalla volontà dell’una e dell’altra. Ambedue le signore della politica italiana più che rappresentarne, da un punto di vista “sistemico”, un dato di novità, percorrono l’abusato cammino del bipolarismo maggioritario, anzi ne accentuano il carattere e, in qualche modo, ”estremizzano”, le posizioni dei rispettivi schieramenti. In secondo luogo – a voler osservare una certa tendenza che già appare evidente – s’intravede il rischio di una più spinta “spettacolarizzazione” del confronto politico, cosicché, al di là degli argomenti, s’impongono soprattutto aspetti di colore. Infine, di questo passo rischiamo di infilarci, quanto prima, nel cono d’ombra di una sorta di “culto della personalità”, per ambedue le nuove protagoniste della politica
italiana.

Il primo round a Montecitorio dello scorso mercoledì non è stato incoraggiante, contrassegnato da un linguaggio, da una parte intriso di sarcasmo, dall’altra ispirato all’invettiva. Il che ha soffocato l’argomentazione sotto una pesante coltre di propaganda.

Va riconosciuto che i pericoli di cui sopra, in particolare la “spettacolarizzazione” ed il “culto della personalità”, derivano, più che dalle protagoniste della vicenda, dal circolo mediatico, dominato, in un certo senso necessitato da una logica che lo spinge ad alzare i toni, sollecitare la controversia, enfatizzare le ragioni del conflitto e sfuocare i punti di possibile convergenza. Insomma, si alza la posta per accrescere quel rumore di fondo che nutre l’audience.

Se c’è un comune interesse per Meloni e Schlein è, dunque, quello di non lasciarsi consumare dalla stessa novità che rappresentano, di non diventare l’ ideal-tipo o l’icona di una contrapposizione, che, per quanto ancorata a reali questioni di contenuto, ad un certo punto decolli e si impenni in una sorta di rissa da cortile.

Un vero leader, oltre che dotato di senso della misura e di una abbondante dose di autoironia, deve sapersi immunizzare dalla tentazione di lasciarsi plasmare dall’ aura di entusiasmo in cui lo avvolgono gli adulatori.
Peraltro, noi italiani siamo straordinariamente attratti da quelle opposizioni polari che consentono di coltivare tifoserie cieche ed accanite.

Possiamo, al contrario, sperare che Giorgia Meloni ed Eddy Schlein, senza sconti alle rispettive posizioni, sappiano, appunto da signore quali sono, adottare un nuovo linguaggio, più civile, più ragionato, meno pregiudiziale di quello che ci trasciniamo appresso da almeno tre decenni a questa parte? Sapranno imporre uno stile nuovo, introducendo forme di dialettica politica che diventino anche sostanza di una democrazia più matura?

Domenico Galbiati

About Author