Si comprende certamente ciò che caratterizza il nostro contesto provinciale di Bolzano, in presenza di uno Statuto d’Autonomia con le sue previsioni di tutela etnica, anche in riferimento poi alla legge elettorale.

È tipico quindi che si caratterizzino dalla diversità etnica, quasi a raccolta di interessi e aspettative diversi, sia nel mondo dell’associazionismo, che in quello dei partiti o movimenti politici, dove ciascuno cerca di raccogliere le proprie aspettative, espressioni e rappresentanze.

Da un lato quindi il partito di raccolta SVP che per peso e rappresentanza storicamente, con la sua consolidata organizzazione capillare territoriale e le varie associazioni territoriali che si sovrappongono ed intersecano spesso la stessa base di distribuzione dell’elettorato, dall’altra parte il mondo italiano, con il suo elettorato spaccato in sinistra e centro-destra (per semplificare), spaccatura che sulla scala dei Valori di quest’ultima divisione nel partito etnico tedesco si svolge prevalentemente come dialettica interna all’unico partito di raccolta.

L’SVP infine, si trova a livello nazionale in questa alternanza di governi di aree politiche contrapposte, a scegliere, per non isolarsi, di essere filogovernativi, seppure con proprio carattere e molta attenzione nei riguardi della comprensione e dell’appoggio dei propri elettori e lo fanno con molta disinvoltura.

Al di là quindi di una divisione in gruppi etnici italiano, tedesco e ladino, la realtà oggi è molto diversificata e se nelle previsioni statutarie si dividono tali gruppi, nella realtà oggi tale divisione quasi ovunque si perde in una fusione in famiglie plurietniche, spesso autoctone, ma molto spesso anche non.

È noto il fenomeno di molte famiglie nelle valli turistiche che si sono formate tra locali e ragazze straniere, prevalentemente dell’est, che avevano trovato lavoro nel mondo alberghiero.

È noto quindi che spesso la divisione etnica crei nelle stesse famiglie se non anacronismo, difficoltà di orientamento e riferimento anche politico.

Siamo ora di fronte ad una nuova stagione elettorale e qui si evidenzia un altro problema storico: l’impegno e la formazione nella politica.

Se vediamo nel mondo economico, ogni progetto imprenditoriale, ogni strategia, si basa su una squadra di imprenditori e dirigenti di supporto, con valenze prevalentemente tecniche o con capacità particolari, dall’intuizione innovativa, alla capacità artistica o culturale o tecnica in generale.

Nel mondo politico la così detta squadra per un’ipotesi di Governo, nasce come proposta interna in un partito forte o da una proposta in una coalizione, che non sempre ha una storia di stabilità di rapporti. In ogni partito vi sono propri candidati di punta ed in una coalizione si fondo aspettative e prospettive di risultati elettorali, quindi linee di forza o presenza ai vertici delle liste, di difficile composizione.

Ancor più di difficile composizione, se all’interno di ogni partito si evidenzia una “formazione politica” di diverso spessore e tradizione.

E’ noto come nella SVP, proprio l’organizzazione a diffusione capillare nel territorio, anche attraverso le varie associazioni tra loro legate (vedi vigili del fuoco volontari, bande musicali, associazioni cattoliche territoriali) e che si appoggiano sulla stessa e comune base elettorale etnica, la formazione della propria classe politica abbia un percorso ed una tradizione, che fanno emergere sempre figure molto preparate, anche figure di imprenditori e professionisti, che con convinzione vivono la necessaria presenza attiva nella società e nella politica come parte integrante dell’essere socialmente ed imprenditorialmente responsabili, anche a tutela di Valori comuni, non ultimo la natura e le risorse del territorio, l’ordine e l’organizzazione, che costruiscono l’immagine riconoscibile del nostro Alto Adige-Südtirol nel mondo.

Tutto ciò rappresenta un orgoglio che crea unità anche di fronte ad obiettivi elettorali.

Nel mondo tipico italiano, questa formazione capillare, questo comune impegno, questa scuola democratica comune mancano.

Ma con ciò manca anche questa sovrapposizione di obiettivi economici e di tutela Valoriale e territoriale comuni. Manca una comune crescita e formazione politica, che permettano di far emergere dal mondo imprenditoriale o dirigenziale, abituati ai progetti, a quel coraggio di intraprendere, alla capacità di organizzare e seguire, obiettivi e risultati.

È come se il mondo politico si appoggiasse prevalentemente su attivi in politica, scollati dal mondo imprenditoriale, economico, Valoriale comune, nato e formato da lunga data ad una armonizzazione di fronte ad obiettivi condivisi.

È come se il mondo imprenditoriale e professionale seguano il loro corso, il mondo politico un altro e si cerchi in campagna elettorale di “pescare”, oggi prevalentemente dal mondo “civico” candidati di valore.

Ma non è facile, perché ogni imprenditore, ogni professionista, ogni uomo di cultura che ha vissuto le proprie scelte, costruito la propria immagine ed il proprio successo, sa che tutto questo è stato possibile grazie alla sua squadra, ai suoi collaboratori, ai suoi dipendenti, opportunamente guidati, con una dose di coraggio e di rischio, con molto impegno, che vedono dietro le famiglie ed i relativi sacrifici.

Come si fa a cortocircuitare questi due mondi separati? Come si fa a ritenere che “un” candidato di valore sia pescato da questo mondo civico, per proiettarlo in una lista elettorale, come possibile candidato sindaco o semplicemente in una lista elettorale che si costruisca così di un’immagine qualificata, di possibile governo, pensando che questi candidati “cercati”, che certamente non si “offrono” con spontaneità”, possano correre questa esperienza con compagni di progetto e strategie, “imposti” poi dal gioco di squadra della coalizione, dove vi sono equilibri storici d militanza.

Non voglio esprimere con ciò una divisione di dignità politica tra il mondo dei “civici” esterni ai partiti ed i sostenitori storici, ma evidenzio che se oggi è difficile trovare candidati “forti” da contrapporre alla squadra del mondo etnico politico tedesco, lo è perché il mondo imprenditoriale locale italiano è molto meno coinvolto nella vita politica, perché il mondo dirigenziale, assicurativo e bancario, spesso è a rotazione nazionale, perché manca la stessa forza aggregativa sociale ed associativa, perché il senso di appartenenza territoriale ed il relativo “futuro” comune delle proprie famiglie, viene meno sentito come collante politico.

Si aggiunge che proprio la sinistra territoriale, si basa su una militanza politica più di “carriera” di lungo corso, che nei partiti di riferimento del Centro-Destra.

Si aggiunge infine un problema che viene poco evidenziato ed approfondito, perché sempre ritenuto un “tabù” etnico, cioè la tutela anche in campo elettorale, inserita dalla proporzionale etnica sulla rappresentanza e sul diritto elettorale passivo.

Un plurietnico autoctono, pur di competenza, immagine e Valore, non si può candidare in alcuna compagine elettorale italiana o tedesca, in una proiezione incisiva di guida di un progetto elettorale strategico che miri alla vittoria.

Se viene eletto, da censito tedesco in un partito italiano, è visto come un “problema” e questo è veramente un problema storico, che ancor più limita all’impegno in politica.

Così i partiti, i vari Capitani elettorali, faticano per costruire squadre che con grande difficoltà si caratterizzano e le “rinunce” di questi giorni su ipotesi di candidati civici di valore, sono segno di queste difficoltà enormi.

Ne cala certamente l’attrattività all’impegno politico.

Alberto Berger