Servire l’Italia ha pubblicato il seguente articolo di Giampiero Cardillo,  Presidente di Servire l’Italia, Movimento culturale sturziano

Due studi molto importanti sono stati pubblicati di recente:  “Economic policy reforms 2021: going for growth” della Oecd ( Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico CLICCA QUI ) e ” Infrastructure as a stimulus – laying the foundations for the new normal” della  Oxera per ICE (Institution for Civil Engineers CLICCA QUI ).

La tesi del primo documento è questa: “La priorità fondamentale per la ripresa è migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione. Ciò dovrebbe includere, in particolare, la governance degli investimenti pubblici e un migliore coordinamento e attuazione tra i diversi livelli di governo. Ciò sarà essenziale per un utilizzo efficace dei fondi disponibili dallo European Recovery and Resilience Facility (RRF), detto anche NGEU e per realizzare i benefici delle riforme strutturali”. (1)

La tesi del secondo documento sostiene che: “la spesa per le infrastrutture ha un significativo effetto moltiplicatore: ogni unità di moneta spesa in infrastrutture genera un ritorno economico superiore in termini di aumento del Prodotto interno lordo (Pil) e dell’occupazione”. Ogni fase della costruzione di una infrastruttura, dalla pianificazione al design, dagli acquisti alla costruzione vera e propria, genera un effetto moltiplicatore sull’economia. L’analisi condotta da Oxera per ICE, ha stimato i moltiplicatori del settore Infrastrutture in una forbice compresa tra 1.5 e 2.7. Per ogni unità di moneta investita nella costruzione d’infrastrutture, ci saranno da 1.5 a 2.7 unità di moneta aggiuntive date dall’effetto moltiplicatore. (2)

La due tesi sono complementari e integrabili secondo il seguente sillogismo: per salvare l’economia italiana occorre creare grandi progetti che producano lavoro e ricchezza; i grandi lavori pubblici producono lavoro e ricchezza, perché i grandi lavori pubblici (e/o pubblico-privati) possono (devono) moltiplicare fino a tre volte il valore speso; per ottenere questo risultato occorre avere la capacità operativa per progettare, affidare, eseguire, collaudare, gestire l’opera; per disporre di tale capacità occorre una Pubblica Amministrazione (PA) efficace ed efficiente; per
disporne occorre (ri)costruirla e dimensionarla attagliandola alla potenza e alla tempistica del NGEU e al recupero operativo di tutte le somme disponibili non spese tratte da bilanci ordinari di Stato o da altre passate provvidenze EU. Perciò per salvare l’economia italiana occorrono grandi opere pubbliche e pubblico private, che solo una efficiente ed efficace organizzazione istituzionale operativa e gestionale può assicurarne la realizzazione.

In tempi diversi da questo che viviamo il focus della soluzione al problema sarebbe stato individuato nella scarsità di risorse finanziarie, nella rigidità del bilancio, nella necessità di contenere la spesa pubblica. Tutto ciò ha da decenni coperto con un tenacissimo velo oscuro e ha quasi giustificato la incapacità strutturale di spesa per investimenti produttivi che affligge il nostro Paese. Ora questo velo è rimosso: il Next Generation EU è operativo e ri-finanziabile, se avrà successo. Assicura un flusso di finanziamenti teoricamente senza limiti, se non quello di essere stati ed essere capaci di spenderli. Perciò appare, in tutta la drammaticità che la caratterizza, l’urgenza, la dimensione colossale, la complicazione progettuale di ridisegnare le nostre Istituzioni ed efficientarne l’opera.

Al netto delle interdizioni politiche (4) e consortili che frenano, quando non si oppongono, si invoca un indispensabile un completo ridisegno delle Istituzioni che progettino, spendano, gestiscano punti di produzione del PIL, in concorso con il nostro sistema economico privato nanoformato, disintegrato, disorganizzato, disinfrastrutturato, per nulla assistito dalla PA. Pur “godendo” di grigi episodi di assistenzialismo improduttivo, che è ben altra cosa dal godere di un complesso di benefici infrastrutturali e finanziari protesi alla massima redditività, alla più larga occupazione possibile e alla cosiddetta “convergenza territoriale”. (4)

Il Covid 19 e gli altri virus che verranno, se oltre al vaccino annuale non si troverà una cura efficace, offrono una opportunità, oltre che morte, distruzione e disperazione. Come una guerra. Uscirne vivi è certo il primo obiettivo, ma uscirne morti di fame e morti al futuro è certo da evitare.

Questo momento storico che viviamo è un momento di grande trasformazione cui l’Italia non può sottrarsi, per non scomparire dal novero delle Nazioni che hanno un futuro. Le difficoltà, sosteneva Jean Monnet, le grandi difficoltà hanno costruito l’Europa di oggi e costruiranno l’Europa di domani, come è sempre stato. L’Italia è riuscita finora, ma con grande affanno, a non essere esclusa dal club di chi si salva dalle difficoltà e progredisce assieme alle
altre Nazioni sodali. Anche stavolta dobbiamo farcela!

Giampiero Cardillo

 

(1) The key priority for the recovery is to enhance the public administration’s effectiveness. This should include, in
particular, public investment governance and improved co-ordination and implementation across different levels
of government. This will be essential to effective utilisation of the funds available from the European Recovery
and Resilience Facility (RRF) and realising the benefits of structural reforms”.

(2) Più precisa la ricerca sui moltiplicatori di crescita degli investimenti in infrastrutture condotta da
WIOD/McKinsey Global Institute (MGI), che prende in considerazione serie storiche di investimenti in
infrastrutture e successivi benefici per il PIL e per i posti di lavoro e che viene ampiamente citata dal report
Infrastructure in a Changing World: Trends and Challenges dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale
(ISPI).

(3) All’avvicinarsi del momento decisivo sul destino dei fondi EU, è notizia di ieri, si parla di una “verifica” di sostenibilità del  Governo Draghi, quando sul tavolo sembra esserci non la salvezza di questo Paese, ma gli interessi particolari di questo o quel partito, corrente, consorteria. Tempi elettorali troppo vicini non rassicurano. Sarà possibile che si ravvedano in tempo? Per ora c’è di sicuro uno slittamento dei tempi di presentazione in EU del nostro piano. E non consola che molti altri Paesi abbiano anche loro abbiano procrastinato il termine di presentazione.
(4) Convergenza territoriale: modo eufemistico e fumoso con il quale da tempo è stata ribattezzata, a torto, anche la nostra “questione meridionale”, nota dai tempi dell’Unità d’Italia e mai risolta. In realtà il neologismo ha origini europee: l’integrazione economica di Paesi di diversa tradizione, caratura industriale, istituzionale, infrastrutturale, giuridica è un obiettivo perseguito fin dagli albori dell’Europa, che con CECA e EURATOM ha centrato, ad esempio, il tema di far disporre di energia a basso costo Nazioni che scontavano la ricostruzione post bellica. Piani verdi, Banca centrale e moneta comune priva di inflazione, frontiere aperte, CERN, sono stati altri momenti importanti di questo cammino difficile, che ha scontato insuccessi clamorosi come la Difesa Europea (CED) e momenti interlocutori, ancora imperfetti, come la omogeneizzazione delle produzioni industriali e agricole secondo standard condivisi, tribunali ed agenzie di certificazione non ancora perfezionati. Per non parlare di fiscalità, grandi centri di ricerca comuni in tutti i settori industriali e scientifici, dell’integrazione senza sovrapposizioni delle linee e dei grandi hub marittimi e terrestri del trasporto, della citata Difesa EU, dei piani comuni per le emergenze, etc. Grandi obiettivi ancora da perseguire.
Convergere significherà, perciò, altro nel nostro futuro, ben oltre la sola questione del sud-Italia arretrato: significa
risolvere le nostre deficienze favorendo Grandi Progetti Federali Europei integrati, di enorme impatto e grandi prospettive di lungo e lunghissimo termine, che possano cambiare profondamente il mondo che viviamo e quello dei nostri nipoti. In pace e in meglio, naturalmente.