L’inquinamento atmosferico può compromettere la memoria e il modo di ragionare delle persone più anziane. E’ il risultato di una ricerca pubblicata su Nature Aging che ha seguito, soprattutto, la situazione negli Stati Uniti e Cina. In particolare, gli scienziati hanno studiato il rapporto che si crea tra eventuali picchi intensi, anche se brevi, di presenza di particelle sospese nell’aria con gli effetti dannosi per la salute del cervello.

Gli studiosi hanno scoperto che le prestazioni cognitive degli esseri umani sono diminuite a seguito dell’aumento dell’inquinamento atmosferico durante il mese precedente il test, anche quando i livelli massimi di presenza di polveri sono rimasti al di sotto delle soglie di sicurezza  stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Emergerebbe dunque che l’esposizione al particolato fine nell’aria, prodotto in gran parte dalle emissioni dei veicoli e dall’industria, è dannoso non solo per il cuore e i polmoni, ma anche per i delicati tessuti neurali del cervello.

Gli scienziati riferiscono come livelli più elevati di PM2,5 registrati fino a quattro settimane prima del test fossero collegati a prestazioni cognitive più scadenti da parte della memoria, l’uso della parola, il ricordo  dei numeri  e la fluidità verbale.

Curiosamente, lo studio ha trovato elementi che indica un minore effetto dell’inquinamento atmosferico tra le persone che stavano assumendo aspirina o altri farmaci antinfiammatori non steroidei, noti come FANS.

Liberamente utilizzato e tradotto da The Guardian ( CLICCA QUI )