Il patrimonio del cattolicesimo popolare e democratico italiano potrebbe, se opportunamente conosciuto e fatto conoscere, anche criticamente, aiutare nella indispensabile prospettiva di riavvicinare i cattolici all’impegno politico, attualizzandone gli elementi essenziali.

Le tante “periferie” del nostro Paese sono in questo senso strategiche: tra queste il territorio confinario goriziano che ha visto i cattolici  protagonisti della straordinaria esperienza culturale e politica di questa terra, diventata suo malgrado di confine-barriera tra due mondi, ri-diventata grazie soprattutto a loro autentico ponte tra diversi, nella prospettiva dell’Europa unita: personalità che in gran parte non sono più tra noi ma che hanno lasciato un patrimonio di grande rilievo sul piano nazionale ed internazionale.

Quell’esempio può ancora essere utile a quanti, da cattolici e non, intendano proporsi come soggetti protagonisti ed attivi per il loro futuro e non spettatori passivi ed inerti.

Alcuni tratti di quel patrimonio che suggeriscono iniziative utili nel contesto attuale:

  • Una iniziale piccola squadra, con una leadership a “piramide appiattita” e molto coesa sui fondamenti e sugli obiettivi strategici: a quel tempo al primo posto superare l’assurdo confine che divideva persone, comunità, città e paesi, perfino un cimitero;
  • Far valere proposte e progetti senza escludere nessuno che volesse condividere, anche per poco, il loro percorso, ivi compresi i loro predecessori, con particolare riferimento alla pur pregevole classe dirigente della Democrazia Cristiana locale;
  • Tenere sempre aperto il rapporto imprescindibile tra Cultura e Politica, dando forza e riconoscendo l’essenziale ruolo dei “corpi intermedi”, sperimentando anche criticamente la forza della ispirazione cristiana e mettendoci la faccia e sporcandosi le mani “a causa” della fede e non certo “in nome” di essa;
  • Coinvolgimento attivo nella e della società civile consentendo opportunità di espressione dei corpi vivi in tutte le loro propensioni e ambiti di attività;
  • Continua osmosi tra periferia e centro, utilizzando soprattutto lo strumento duplice del partito organizzato (la DC) e delle realtà associative del variegato mondo cattolico;
  • Confronto aperto e collaborativo con i “diversi” per lingua, fede politica, origini ed identità etnico-linguistica in un territorio che è, da sempre, l’incrocio fecondo delle tre grandi civiltà europee: latino-romana, slava e germanico-tedesca.

Esperienza “locale”  ma che, assieme a tante altre, potrebbe costituire uno dei tanti, tantissimi analoghi “laboratori” che favoriscano l’impegno politico dei cattolici, e non solo.

L’ambito di attività privilegiato (non esclusivo) è il “pre-politico”, associativo, a forte connotato socio-culturale ed anche politico in senso nobile, non esclusivo nei confronti dei partiti, movimenti, coalizioni elettorali e liste civiche, ma sempre autonomo e senza legami di appartenenza e tantomeno di sudditanza (soprattutto di quella sudbola e ingannevole della vicinanza strumentale che sdogana i mezzi anche poco nobili per fini “eterni”).

Certamente favorendo il confronto critico tra la Dottrina Sociale della Chiesa, il patrimonio del cattolicesimo democratico e popolare italiano e della Democrazia Cristiana in particolare da un lato, dall’altro con le libere scelte di schieramento o anche del semplice sostegno elettorale delle persone, su programmi e impegni politici condivisi o perlomeno preferiti ad altri.

Ne consegue che i rapporti strutturali sul piano locale, come pure gli indispensabili riferimenti in ambito nazionale e possibilmente europeo, possono essere anzitutto gli organismi di partecipazione sociale e culturale attiva ben presenti nel variegato mondo cattolico, pur se allo stato attuale sostanzialmente assenti da qualsiasi coinvolgimento né pre-politico né tanto meno politico, salvo occasionali quanto fallimentari esperienze.

Basti vedere il volontariato socio-assistenziale, sportivo, quanto mai e pregevolmente attivo sul piano sociale ma “alla larga” dalla contaminazione dell’impegno politico, come se esso non costituisca un fattore rilevante della loro esistenza e della loro famiglie; tanti preda dei populismi che sbandierano il primato del Cristianesimo nella civiltà occidentale europea e che, come storicamente avvenuto, dovendo scegliere in una competizione elettorale tra “destra” e “sinistra” buona parte si astengono, i più scelgono la destra.

E’ con tutta evidenza un problema culturale, ben prima di essere un tema politico, da gestire con attenzione nel presente ma avendo presenti tempi medio-lunghi.

E’ utile, anzi indispensabile, avviare una iniziativa (come lo è Politica Insieme) che possa svilupparsi con una forte osmosi centro – periferia, favorendo per quanto possibile una disponibilità al confronto-collaborazione tra le tante iniziative che partono dalle stesse analisi, condividendo in buona parte obiettivi strategici, ma divise e spesso inconciliabili sui passi e sui percorsi.

Verso un “soggetto” autorevole ed inclusivo, che favorisca la indispensabile sinergia tra giovani e adulti, tra “nuovi” ed “esperti” della vita amministrativa e politica, capace di raccordare storia e futuro, esperienza e innovazione: in sostanza che si “metta nel mezzo” con alcuni obiettivi dichiarati:

  • Ridurre l’autentico baratro tra destra e sinistra, tra europeisti ed euroscettici, tra cattivi-spietati e accoglienti-buonisti sull’epocale problema dell’immigrazione, tra partiti-movimenti e società civile-comunità;
  • Affrontare le questioni più vere e autentiche del Paese e delle comunità ma che i partiti, i politici impegnati, gli amministratori ad ogni livello non sono assolutamente in grado di fare in quanto verrebbero travolti sul piano del consenso elettorale: tre esempi per capirci:
    • La “mortale” morsa della esasperazione burocratica e dell’inefficienza complessiva delle Pubbliche Istituzioni e delle sconfinate realtà “derivate”;
    • La crescente incidenza dei poteri corruttivi organizzati, della criminalità: drammatica in questo senso la situazione dei Comuni: dai più grandi ai più piccoli con compiti sovrastanti le loro migliori capacità e risorse;
    • La diffusa e ingovernabile percezione di una profonda insicurezza è tema irrisolvibile con sollecitazioni etiche, soprattutto sul fenomeno migratorio; servono risposte severe e responsabili nelle condizioni attuali, pur nella prospettiva di soluzioni da sempre rimandate in ambito internazionale.

Quindi non serve un nuovo partito, oltretutto destinato nell’attuale contesto alla insignificanza (e quindi a fallimento) se orientato sostanzialmente ad occupare uno spazio “al centro”, oltretutto declamando una principale ispirazione cristiana che rischierebbe, ad esito elettorale prevedibilmente deludente, di pregiudicare anche l’evidente esposizione di una parte non minimale delle istituzioni cattoliche.

Serve invece, anzi è indispensabile, un tale soggetto “federativo-aggregante” con le caratteristiche e con gli obiettivi sopra sinteticamente richiamati che per “stare al centro” (come indispensabile sul piano politico-elettorale) “si metta nel mezzo” per ridurre il baratro tra la vita della Comunità e la responsabilità dei governanti.

Nicolò Fornasir

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