Le sardine rischiano di finire in crisi. Alcune inutili e puerili scivolate, vedi l’incontro con Benetton, le ricorrenti voci sull’interesse di gruppi di potere che starebbero dietro a loro, il convincimento di alcuni che esse si sono mobilitate con l’obiettivo principale di aiutare Bonaccini e il Pd in Emilia e Romagna, una certa carenza del progetto, spiegano quella che anche alcuni dei loro leader hanno definito la “fine della stagione delle piazze” le quali, in effetti, cominciano ad essere vuote.

E’ come se le sardine avessero ora bisogno di ritrovare una loro credibilità. Mostrare soprattutto capacità politica, che non è solo di natura organizzativa, e decidere cosa fare da grandi. Partito? Movimento? Restare stimolo generico e generale, aggiungendosi alle tante voci che sollecitano una rigenerazione della vita politica?

Noi siamo molto attenti a ciò che parte dal basso ed è espressione autentica dei territori. E’ là che le relazioni sono più forti e genuine. E’ là dove la politica può ripartire dalla cura delle persone e dalla sana amministrazione, andando oltre la retorica, la verbosità e una certa inconcludenza che caratterizzano l’attuale fase vissuta dal nostro Paese.

E’ indubitabile che il civismo, l’organizzazione spontanea dei cittadini attorno a liste locali, che in molti casi hanno modificato e possono modificare le caratteristiche e l’agire delle amministrazioni comunali, costituiscono l’espressione più vera e più strutturata di una voglia di cambiamento e di una crescita dell’interesse verso la cosa pubblica.

Come dice Papa Francesco non bisogna aver paura di contentarsi di ottenere piccoli risultati se ognuno di essi significa difendere la dignità umana, lenire sofferenze, riparare iniquità, alleggerire il peso della vita quotidiana, anche solo di poco.

La pulsione civica c’è sempre stata, in realtà, nonostante venisse e venga tuttora trattata con sufficienza dai partiti tradizionali. Ora, comunque, sembra imporsi e appare sempre più diffusa perché risponde ad esigenze reali e concrete.

Dev’essere sostenuta perché da essa può germinare il meglio della nostra gente volenterosa di prendersi cura direttamente di ciò che coinvolge famiglie, singoli e realtà territoriali altrimenti piegate ad interessi non proprio prossimi e coerenti con i loro perché sottoposti, al dunque, a logiche lontane e verticistiche, oltre che condizionate da obiettivi non sempre caratterizzati da preveggenza e altruismo.

Adesso le sardine devono mostrare loro “nobilitate” attraverso la conferma di una loro autonomia reale e l’indirizzare le loro sollecitazioni non in maniera unidirezionale, cosa che potrebbe apparire sospetta e poco credibile.

La rigenerazione della politica e della gestione della cosa pubblica non riguarda solo questa o quella parte. Troppo spesso, come dimostrano molti interventi della magistratura in materia di corruzione amministrativa e politica, sia pure distinguendo ciò che c’è da distinguere, il metodo e molti contenuti dell’azione dei partiti presenti sulla scena non differisce poi tanto. Appare loro sempre più facile e comoda la scelta del verticismo, della gestione del potere per il potere, della vacua retorica a danno dell’impegno per un reale e leale riconoscimento ed approfondimento dei problemi, della contrapposizione pregiudiziale al posto di un’azione costruttiva ed inclusiva.

Troppi rinnovatori della politica finiscono per trincerarsi in una visione angusta e limitata perché sottovalutano la necessità di costruire aree comuni d’incontro da cui partire per la realizzazione di una nuova cittadinanza e di una diversa partecipazione alla cosa pubblica.

Eppure, il Paese ha bisogno di una ricostruzione dal basso e un tale necessario, indispensabile percorso necessita dell’apporto di tanta gente di buona volontà, disinteressata e dalle larghe visioni.