Un simbolo che guarda indietro

Forza Italia continua a portare nel proprio simbolo il nome di Silvio Berlusconi come candidato presidente, ma sembra aver dimenticato la lezione del suo fondatore. Berlusconi, infatti, non si fece mai usare dai populisti: li strumentalizzava, li teneva a distanza, li piegava alle sue strategie. Negli anni Novanta, con Fini e la sua Alleanza Nazionale e con Bossi e la Lega, il Cavaliere seppe gestire la loro spinta senza farsene travolgere. Oggi, invece, il partito guidato da Antonio Tajani si è ridotto a rimorchio della Meloni, e per nascondere questa subalternità si aggrappa ad una “foglia di fico”. Quella di Roberto Vannacci.

La “foglia di fico” populista

Sul Foglio di ieri, il Governatore della Calabria, di Forza Italia, Roberto Occhiuto, ha messo dei paletti verso il Generale, ma con prudenza. Secondo lui “non è detto che immettere elementi di populismo in una coalizione faccia sì che la coalizione aumenti i consensi”. Un’affermazione che suona come un tentativo di mettere al vaglio l’alleanza, non di metterla in discussione. Occhiuto, presentato come uno dei più riformisti del partito che fu di Berlusconi, insiste sul mantra: il centrodestra deve “restare unito, vincere le elezioni e governare con stabilità”. E continua su questa linea con una lunga intervista all’insegna dell’“agenda liberale per l’Italia”. Ma la realtà è che quella coalizione liberale non esiste, e la stabilità di cui parla è solo un miraggio.

La coalizione che rincorre i populismi

La politica italiana ci ha abituato a tutto, ma la narrazione di Occhiuto è davvero difficile da sostenere. La coalizione di cui parla non ha fatto altro che rincorrere spinte populiste, segnata com’è dai marchi di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini. La Meloni di oggi è la stessa di quella che entrò a Palazzo Chigi nel 2022: un’europeista solo per necessità, costretta a esserlo perché non può fare a meno dei fondi dell’Unione Europea e della flessibilità sui conti pubblici, che con lei restano comunque fallimentari. La sostanza è sempre quella di un populismo -più politicamente rilevante dell’antieuropeismo – che solo Occhiuto finge di non vedere.

Il futuro possibile

Resta da capire se questa miopia riuscirà a far sopravvivere Forza Italia come partito davvero autonomo o se lo condannerà a continuare a restare un’appendice della destra sovranista. Eppure, un’altra Forza Italia potrebbe davvero contribuire alla costruzione di un nuovo assetto centrale, necessario a salvare il Paese da una deriva ideologica che non produce né riforme né stabilità. Ma per farlo dovrebbe liberarsi dall’equivoco, smettere di nascondersi dietro le foglie di fico e tornare a essere ciò che Berlusconi aveva immaginato, pur senza riuscire a realizzarlo pienamente: un partito liberale e moderno, capace di governare senza mettersi con gli “urlatori”.

Giancarlo Infante

 

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