All’inizio del terzo millennio, stiamo vivendo una contraddizione che brucia sotto gli occhi di tutti. Da una parte troviamo l’Europa e la Chiesa. La prima, con la sua lunga tradizione diplomatica e il rispetto del diritto internazionale, che pur tra limiti e divisioni resta ancora un presidio di civiltà. E la seconda, che oggi ha indicato al mondo due nuovi santi, Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis. Due giovanissimi testimoni che parlano ai cuori e ricordano che il bene non è un sogno, ma una scelta concreta. Intorno a queste voci di pace, però, il mondo resta prigioniero di una logica opposta.
Dall’altra parte troviamo le grandi potenze – Stati Uniti, Russia, Cina – che, nonostante gli appelli alla ragione e alla moderazione , non smettono di alimentare guerre commerciali, conflitti sanguinosi e strategie di dominio che mettono in pericolo la stessa sopravvivenza dell’umanità. Mentre l’Europa tenta la via del dialogo e la Chiesa annuncia speranza, altrove si innalzano le minacce di nuove armi -vedi la grandiosa parata militare di Pechino- fino all’incubo nucleare. Tutto questo, mentre i popoli si scoprono sempre più impotenti davanti a decisioni prese da ristrette élite di potere.
La logica del dominio contro il seme della speranza
La Bibbia, il libro dove il destino della nostra umanità sembra già indicato, aveva già avvertito l’uomo. La Torre di Babele è il simbolo di una sfida arrogante contro i limiti della condizione umana: la stessa illusione che oggi accompagna la corsa sfrenata a un’intelligenza artificiale capace di sostituirsi all’intelligenza dell’uomo, senza interrogarsi sulla responsabilità etica delle sue applicazioni. L’Apocalisse, a sua volta, non è un racconto lontano: è l’immagine di un mondo che, cedendo all’odio e alla sete di potere, rischia di distruggere se stesso.
Siamo dentro un duello di voci. Da un lato il canto crudele delle potenze che inseguono armi, ricatti e supremazie, in un equilibrio instabile fondato sulla paura. Dall’altro, il controcanto, più flebile ma testardo, dell’Europa del diritto e della Chiesa della pace. Due realtà che, pur con mezzi diversi, resistono all’ondata di violenza che minaccia il pianeta e ricordano che la vera sicurezza non nasce dal dominio ma dalla cooperazione, dal rispetto reciproco e dal riconoscimento della dignità umana.
Il fragile controcanto dell’Europa e della Chiesa
È un controcanto fragile, certo, ma è l’unico che può dare all’umanità un futuro diverso. Perché le alleanze militari e i calcoli geopolitici non bastano: senza una coscienza morale e spirituale, il destino è segnato. L’Europa, che ha conosciuto le macerie di due guerre mondiali e ha saputo trasformare l’odio in integrazione, porta ancora in sé una memoria che può diventare lezione universale. La Chiesa, dal canto suo, continua a ricordare che nessuna guerra è mai veramente giusta e che la pace si costruisce solo con la riconciliazione. I santi proclamati ieri non sono un dettaglio religioso, ma un messaggio politico e culturale: la santità è la vera alternativa al dominio e alla guerra. Essi mostrano che la forza non sta nell’imporre ma nel servire, non nell’accumulare potere ma nel donare sé stessi.
Una scelta che non può più attendere
La sfida è davanti a noi: unirsi al coro della violenza o dare voce al controcanto della speranza. La storia resta aperta, ma il tempo per scegliere da che parte stare si fa sempre più breve. Il messaggio che arriva da Roma con la proclamazione di Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis non riguarda solo la fede dei credenti: è un richiamo universale. Dimostra che anche nei tempi più oscuri è possibile testimoniare il bene e costruire pace, ricordando che ogni gesto individuale ha un peso nella grande storia dell’umanità.
L’Europa, con i suoi valori giuridici e civili, e la Chiesa, con la sua forza spirituale, rappresentano oggi due fari ancora accesi. Sono fari che non illuminano da soli tutto l’orizzonte, ma indicano una direzione, una possibilità diversa. Sta all’umanità decidere se seguirli o lasciarsi trascinare dal buio delle superpotenze in lotta per il dominio. La scelta non è rinviabile: il futuro del mondo dipende da questa scelta. E ogni esitazione rischia di consegnarci a un destino segnato non più dalla speranza, ma solo dalla paura e dalla distruzione.
Michele Rutigliano