Un libro di Francis Fukuyama sulla ricerca della dignità e i nuovi populismi.

Perché il fantasma dei populismi e dei nazionalismi si aggira in tutto l’Occidente, sconvolgendo una realtà consolidata di democrazie parlamentari e di equilibri dei poteri dopo due guerre mondiali, serie crisi economiche e la scomparsa dell’impero sovietico?

Se lo chiede l’ultimo lavoro di Francis Fukuyama (Utet 2019) considerato “tra i più grandi pensatori del nostro tempo” dalla New York Time Books Review. Una analisi complessa che parte dal successo di Trump, dalla Brexit, dalla forte presenza della Le Pen in Francia, dalla crescita dell’estrema desta tedesca, dalle chiusure di Paesi dell’Est Europa, ma non si ferma alla superfice.

Le risposte sono articolate ma indugiano sovente sulla crisi dei ceti medi e in particolare sulla perdita di sicurezze, su uno sviluppo economico che anziché diffondere benessere ha cominciato ad accrescere le disuguaglianze, sulle migrazioni, sulla corruzione diffusa. Condizioni tutte che producono “aspre polarizzazioni della politica”.

Se a ciò si aggiungono i messaggi dei media e dei social che trasformano le contraffazioni in notizie, sempre più cariche di odio, si comprende più facilmente la diffusa perdita di identità: non di classe o di etnia, ma come contrasto tra l’individuo e il mondo esterno con regole e norme che non lo riconoscono più.

Ecco allora il ritorno del nazionalismo, con una schiera di leaders che acquisiscono legittimazione per via elettorale, da Putin a Erdogan, dall’ungherese Orban e potremmo aggiungere per l’Italia a Salvini.  La  sinistra  è invece in declino in tutto il mondo: è scomparsa in Germania dove la SPD ha dimezzato i voti, non c’è quasi più in Francia e persino nelle tradizionali roccaforti socialdemocratiche del nord Europa per non dire dell’Italia  dove pure ha dimezzato metà dei consensi. Sembra quasi un paradosso vedere che mentre aumentano le disuguaglianze sociali le sinistre hanno perso ovunque il ruolo di forze dominanti.

“E’ invece il nazionalismo-scrive Fukuyama-in grado di tradurre le perdite di posizioni economiche in una perdita di identità e di status. Sembra che il messaggio dei sovranisti sia: “sei sempre stato un membro centrale della nostra nazione, ma stranieri e i nostri stessi compatrioti della èlite hanno cospirato per schiacciarti, il tuo paese non è più tuo e tu non sei rispettato nella tua stessa terra”.

L’analisi naturalmente va oltre il semplice fattore economico. E così l’autore dopo avere richiamato il mondo classico (Socrate e la aristocrazia), la riforma protestante ( Lutero e il malcontento nella Chiesa), Rousseau e il contratto sociale, Hegel e la storia umana sospinta dalla lotta per il riconoscimento, giunge alla conclusione che “l’identità è il tema che sta alla base di molti fenomeni politici odierni”. Non solo dei movimenti nazionalisti e populisti ma anche della crescente diversificazione delle nostre società.

Su questo punto Fukuyama introduce un elemento di chiarezza: non è certo il fenomeno delle migrazioni che mette in crisi le democrazie, come hanno ampiamente dimostrato gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito e altri Paesi con l’integrazione sostenuta dal rispetto rigoroso delle leggi dello Stato. Per giungere a concludere che “l’identità può essere usata per dividere ma anche, come è successo, per integrare. Questo, in ultima analisi, sarà il rimedio contro le politiche populiste del presente”.

Guido Puccio

Immagine utilizzata: Pixabay