Samarcanda è una città leggendaria. Tra le più antiche del mondo è stata per secoli il crocevia di uomini e merci, di lingue e culture, delle religioni monoteiste. Fondata dalle tribù nomadi delle steppe dell’Asia centrale è stata mongola, persiana, araba e turca fino a quando il terribile Tamerlano l’ha posta al centro del suo impero che andava dal Caucaso ai confini cinesi. Lo spettro di Tamerlano ha inquietato anche l’intero Occidente che al suo tempo era solo Europa.

L’incontro di Samarcanda di questi giorni tra il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Putin, ufficialmente per la conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), rappresenta quindi molto più della partecipazione ad un evento, come annotano i più importanti media internazionali.

Tra questi l’autorevole “Foreign Affairs” ha dedicato una serie di articoli che consentono di leggere in filigrana l’importanza del meeting e alcune coordinate dei rapporti tra Russia e Cina. La prima di queste riguarda la nuova e sempre più marcata dipendenza della Russia dalla Cina a seguito della guerra di aggressione all’Ucraina e alla rottura con l’occidente.

Dal mese di luglio di quest’anno, la Russia è il primo fornitore di petrolio della Cina, nonché di materie prime già dirette in Europa. Quanto al gas sono già stati avviati nuovi progetti di gasdotti attraverso la Mongolia. Una dipendenza quindi destinata ad accentuarsi.

La seconda riguarda quello che “Foreign Affairs” definisce il trilemma cinese. Da un lato, la Cina deve affrontare i problemi del suo sviluppo interno che non procede più a doppia cifra. Dall’altro deve rafforzare la collaborazione con la Russia intesa come partner strategico e nello stesso tempo deve mantenere le relazioni economiche con l’Occidente che non sono certo di poco conto. Da qui la ragione dell’estrema cautela con la quale si muove il leader cinese.

Quasi tutte le analisi collegano la conferenza di Samarcanda a due eventi recenti sempre riferiti ai rapporti tra Russia e Cina.

Il primo, è l’incontro dei due leader a Pechino del 4 febbraio scorso ( Dichiarazione congiunta della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese) concluso con un documento frontalmente alternativo ai regimi occidentali in quanto  Stati Uniti ed Europa “ritengono universali le loro idee, degne quindi di essere esportate e la loro conseguente aggressività espone a rischio la pace”.

Il secondo evento recente, è l’incontro tenuto a Vladivostok in occasione del Forum Economico Orientale tra Putin e i rappresentanti di Cina e India, oltre ad altri Paesi, nel corso del quale l’Occidente è stato accusato di costruire un ordine globale finalizzato a consentirgli il dominio, e si è ipotizzata la creazione di un’area di libero scambio e la sostituzione graduale delle monete di conto come il dollaro o l’euro con il rublo e lo yuan.

Ecco perché i riflettori sono puntati in queste ore sull’incontro che si apre nella città uzbeka.

E’ certamente problematico pensare ad un ordine finanziario in capo a Cina, Russia, India e Iran alternativo a quello attuale del G7, vale a dire dollaro ed euro. Ma solo immaginarlo evoca il mondo diviso in due, con l’ombra di Tamerlano  quando si proiettava su ciò che stava ad occidente.

Guido Puccio