“Non so con quali armi gli uomini combatteranno la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sarà a colpi di pietra” come diceva Albert Einstein. Non si può afferrare ciò che sta accadendo tra i belligeranti, sui tanti fronti di guerra aperti,
fondandosi sulla vicenda delle armi, vecchie o nuove che siano. La dinamica quotidiana, la sua evoluzione e persino l’esito sono già oggi influenzati da un terzo attore strategico, che mai come ora si è rivelato letteralmente geopolitico: la comunicazione. Essa include tutti i media ma le novità più rivoluzionarie hanno puntualmente a che fare con le piattaforme, i sociale la continua invenzione di circuiti di risposte, in particolare rispetto alla tentata rottamazione di
Internet nell’impero russo.

Il ruolo decisivo dell’informazione (complessivamente più attenta rispetto ad altri conflitti) non sempre garantisce una verità “assoluta”, anche se già oggi ha impedito che la Russia conoscesse soltanto la versione di Putin. Il primo risultato che colpisce è dunque che i social hanno fatto fallire la macchina propagandistica almeno su giovani, ceti intellettuali e crescenti strati dell’opinione pubblica, influenzando “per contagio” adulti e anziani entro i circuiti affettivi e familiari.

Riassumendo provvisoriamente la situazione, la comunicazione in Russia sembra essenzialmente monopolista e schiacciata sui diktat del Cremlino, mentre in Ucraina appare pluralista, anche se quasi formattata dal governo. Non si possono trascurare le svolte della situazione e il prolungarsi di uno scontro bellico che tutto si sta rivelando tranne che una “guerra lampo”: ciò sta modificando, con il trascorrere delle settimane, fronti di guerra e contenuti
comunicativi.

Resta ovviamente aperto il nodo della verità. Impossibile dichiararla pienamente oggi, ma la dinamica dei tempi è destinata a fortificarla, anche a distanza di pochi giorni dagli eventi. Ciò non toglie che lo schieramento social e la straordinaria flessibilità infrastrutturale delle Reti rappresentino un elemento di correzione dello squilibrio delle forze in campo, altrimenti drammaticamente sbilanciate a vantaggio del più forte. Basti pensare all’esponenziale proliferazione in Russia delle “virtual private network” (Vpn), per aggirare la censura. Dunque, non verità certificate
dei testi, ma una straordinaria capacità di “mettersi in mezzo”.

Le élite politiche, culturali e generazionali ucraine hanno saputo “dispiegare sul campo” una risorsa riduttiva delle asimmetrie, grazie a un’intelligenza di “vision” sicuramente eccitata dal bisogno e dall’emergenza. Al contrario, Putin una sua personale guerra l’ha già perduta, spingendo la Russia nella “scomunicazione” del passato. Sempre nei limiti di una rischiosa “storiografia dell’istante” occorre però ammettere qualche difficoltà di tenuta, in termini di credibilità e percezione pubblica, per alcune istituzioni sovranazionali, a partire dall’Onu. Questo si rivela particolarmente crudele a fronte della presa d’atto che le emergenze più angosciose della cronaca esaltano la necessità di sedi dedicate alla rivendicazione di diritti universali. Se questo tema non verrà fatto proprio dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali, c’è da domandarsi cosa resterà dei valori democratici. Senza contare che l’attivazione tempestiva di Commissioni d’inchiesta “sul campo” da parte di organismi indipendenti come l’Onu o la Croce rossa internazionale avrebbe potuto e potrebbero aiutare la ricostruzione della verità, evitando la nascita di
imbarazzanti contrapposizioni mediatiche tra propagande di segno opposto inevitabili in ogni conflitto bellico, tanto più se “ibrido”.

Si imparano molte cose dai tempi che viviamo, anche in riferimento alla potenza della comunicazione. Avevamo
chiaro che essa colma i vuoti in nome dell’horror vacui. Ma chi poteva immaginare tante trasformazioni così radicali,
a ridosso di bisogni umani di sicurezza e sopravvivenza? Sarà difficile dimenticare un “case study” come questo quando si farà la contabilità e la storia delle mirabili chance di una comunicazione che non si è fatta sedurre dall’horror belli.

Mario Morcellini

 

Pubblicato su www.formiche.net nella rubrica Lo Specchio di Mario Morcellini. Ripreso con l’autorizzazione dell’autore.