SINTESI 

L’Italia, media potenza economica a forte vocazione esportatrice nel campo dei prodotti industriali di alta qualità e paese con una ricca tradizione di cultura umanistica, artistica e scientifica, ha bisogno, per esprimere pienamente il suo potenziale, di un forte inserimento in un’Europa integrata e di aperte relazioni con il resto del mondo. Allo stesso tempo, grazie alle sue ricchezze materiali e spirituali, ha un contributo importante da dare nello spazio europeo e nel contesto delle relazioni internazionali.

 Insieme ritiene che il paese debba uscire da una stagione politica di ripiegamento su sè stesso, da una inconcludente oscillazione tra la supina accettazione delle politiche europee e la demonizzazione delle stesse presentate come un complotto contro il paese, da un’inerzia sulla scena internazionale. E’ tempo invece che l’Italia assuma con coraggio e saggezza le responsabilità che il suo peso specifico e le sue qualità le consentono e le richiedono.

Nei confronti dell’Europa l’Italia si deve sentire non un questuante lamentoso ma un attivo partecipante in un processo di costruzione che, se ha già raggiunto significativi traguardi, deve fare ancora importanti progressi in materia di democraticità e accountability delle sue istituzioni, di attiva solidarietà nei confronti delle regioni e delle fasce di popolazione che faticano ad adattarsi ai cambiamenti veloci del mondo contemporaneo e di pieno rispetto e valorizzazione delle diversità culturali al suo interno. Insieme vuole essere parte di questo processo in stretto collegamento con il popolarismo europeo del quale chiede un forte rinnovamento ancorato ai valori del personalismo.

Di fronte alle domande di pace, e sviluppo che vengono dai territori ai suoi confini, e soprattutto dal Mediterraneo e dall’Africa, chiediamo che l’Italia si faccia attivamente promotrice di una comune politica europea che superando la dannosa competizione tra gli stati europei costruisca una stabile partnership con i paesi di quelle aree per promuovere dialogo tra le parti in lotta, condizioni eque di sviluppo economico e di superamento della povertà, e per condividere gli sforzi di salvaguardia dell’ambiente.

Sulla più ampia scena internazionale vogliamo che l’Italia sia in prima linea, insieme ai suoi alleati, per promuovere un sistema mondiale di regole comuni ispirate ai principi di equità e solidarietà e per difendere attivamente i diritti fondamentali dell’uomo ivi compreso quello della libertà religiosa minacciato in troppe parti del mondo.

Rapporto esteso

 La posizione dell’Italia sulla scena internazionale

In ragione dei valori che ci ispirano Insieme si propone di massimizzare il contributo dell’Italia a un ambiente internazionale pacifico e giusto e tale da consentire uno sviluppo armonico del paese nel rispetto delle esigenze e delle aspirazioni degli altri paesi in particolare di quelli più deboli. L’Italia deve operare nel contesto internazionale come un soggetto responsabile e cooperativo.

Definire la posizione e i problemi dell’Italia nel quadro internazionale richiede di mettere innanzitutto a fuoco le principali “interdipendenze” che la coinvolgono — interdipendenza economico-commerciale; interdipendenza sul piano della sicurezza e dei movimenti migratori; interdipendenza ambientale globale; interdipendenza umanitaria o dei diritti umani — e il quadro sistemico nel quale l’Italia è inserita.

  1. Le interdipendenze dell’Italia

 1. Interdipendenza economico-commerciale

L’Italia, media potenza con una economia fortemente vocata alla esportazione di beni di qualità e fortemente dipendente dall’estero per le materie prime, ha particolarmente bisogno di operare in un ambiente internazionale pacifico e cooperativo, e governato da un forte sistema di regole imparziali.

La posizione geografica e nelle reti di scambio economico è particolarmente rilevante per definire gli specifici interessi e problemi del paese. Notiamo che l’import/export del paese è prevalentemente orientato verso i paesi dell’Europa (Dati 2019 Ministero Esteri). L’Italia è il nono esportatore mondiale (con un livello simile a Francia e Corea del Sud) e i principali settori di export sono: metallurgia e macchinari 24,6%; abbigliamento, calzature ecc. 8,9%, farmaceutica 6,2%……. A titolo esemplificativo ricordiamo alcune quote di export: 65,2% verso Europa (senza Russia); 13,1% Americhe; 14% Asia (di cui Cina 2,7%), Russia 1,7 %……   Sul fronte dell’import l’Europa (senza Russia) pesa il 65,9%, la Cina il 7,5% e la Russia il 3,4%.

In questo ambito l’Unione Europea con le sue preminenti competenze in materia di commercio internazionale ha un peso di particolare rilievo e definisce il quadro sistemico entro il quale opera l’Italia.

2. Interdipendenza geo-strategica

 In primo luogo è da evidenziare che la collocazione al centro del Mediterraneo attribuisce all’Italia una posizione che da un lato è sicuramente favorevole rispetto ai flussi commerciali tra Africa, Asia ed Europa, dall’altro è esposta ai rischi della grande instabilità prevalente nei paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente. Questa grande instabilità alimenta da un lato significative emergenze terroristiche, dall’altro in combinazione con i problemi più generali dell’Africa, flussi migratori difficilmente governabili.

Su questo fronte la concertazione collettiva europea rimane ancora piuttosto limitata e gli strumenti di azione deboli.

In secondo luogo l’Italia, in quanto parte dell’Europa centro-occidentale, deve fare i conti con un vicino “ingombrante” e problematico come la Russia odierna. La Russia è da un lato un partner economico interessante, dall’altro lato con le sue ambizioni di recupero del passato status di super potenza costituisce un elemento di incertezza nell’equilibrio di sicurezza dell’Europa (vedi azioni militari e annessioni territoriali in Georgia, Ucraina, Crimea). L’Italia, se sul piano economico si pone in posizione grosso modo di parità con la Russia (con la quale ha un interscambio significativo), sul piano della sicurezza è ovviamente in posizione molto inferiore e quindi bisognosa di appoggiarsi su supporti esterni (Nato, Stati Uniti, concertazione europea)

3. Interdipendenza ambientale.

L’Italia, come tutti i paesi del mondo, è interessata in maniera interconnessa ai problemi del cambiamento climatico e alle risposte da dare a questo fenomeno. La posizione italiana è ben raccordata con l’Unione Europea che in questo campo mostra un profilo attivo e si presenta in posizione di leadership mondiale.

 4. Interdipendenza umanitaria o dei diritti umani

L’Italia, paese che aderisce internamente a principi di rispetto dei diritti umani (e sottoscrive le carte internazionali a loro tutela) non può essere indifferente al mancato rispetto dei diritti umani in altri paesi. In particolare sono da sottolineare in questo campo i temi della libertà politica (libertà di espressione e organizzazione) e di quella religiosa (libertà di culto, pastorale e di educazione) in troppi paesi apertamente negate (ma a volte anche minacciate in forme più sottili e meno evidenti da parte di un certo laicismo radicale). A questi due aspetti va aggiunto anche quello della libertà dalla fame e dalla estrema indigenza.

Il mancato rispetto di questi diritti in altri paesi non può lasciare indifferenti per la sua gravità in sé, ma anche perché contribuisce a caratterizzare negativamente l’ambiente internazionale entro il quale l’Italia si colloca con potenziali riflessi negativi anche al suo interno.

        2. Il quadro sistemico e i suoi problemi

Il quadro sistemico nel quale oggi (e da molto tempo) l’Italia si colloca è definito prima di tutto da due importanti strutture di integrazione: l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Esiste poi tutta una rete di rapporti bilaterali di maggiore o minore significato: questa rete ha una sua rilevanza sistemica in sede di Nazioni Unite perché consente alle proposte italiane di avere un sostegno abbastanza largo.

Unione Europea e Alleanza Atlantica, per la loro assoluta rilevanza, richiedono uno sguardo particolarmente attento ai problemi e alle dinamiche trasformative che le interessano.

2.1 La UE: evoluzione e dilemmi

L’Italia, dopo essere stata fondatrice, ha svolto nel tempo un ruolo costruttivo nel processo di integrazione europea. La scelta europea, sostenuta inizialmente dalla Democrazia Cristiana e dalle forze politiche laiche riformiste, ha progressivamente ottenuto il sostegno anche dell’opposizione comunista fino a diventare patrimonio comune di tutte le principali forze politiche. L’Italia, conscia dei limiti del suo peso come stato, ha storicamente appoggiato la visione più federalista o comunitaria (invece che intergovernativa) dell’integrazione.

Dall’inizio degli anni 2000 e in particolare dopo la crisi economico-finanziaria del 2008 e seguenti in Italia come in altri paesi membri sono emerse forti voci euroscettiche (Lega, M5S, ecc.) e gli interrogativi sulla bontà e legittimità dell’azione della UE hanno diviso le forze politiche e anche l’opinione pubblica. Una riflessione sullo “stato dell’Europa” è quindi quanto mai necessario.

Negli ultimi venti anni, dopo un importante allargamento della Unione verso Est e un rafforzamento dell’integrazione con l’introduzione della moneta unica e la creazione della BCE, l’UE ha dovuto affrontare una serie di crisi molto serie (economico-finanziaria, migratoria, epidemica). Queste crisi hanno sollevato forti dubbi sulle sue capacità di assicurare il “bene comune” dell’Unione e prodotto tensioni tra le sue diverse “regioni” (Nord/Sud; Est/Ovest).

L’Unione ha dovuto con fatica sviluppare nuovi strumenti per affrontare le crisi: rafforzamento delle capacità di intervento della BCE (quantitative easing, ecc.), Fiscal compact, European Stability Mechanism, piani di riallocazione migranti. Al di là dell’efficacia maggiore (QE della BCE) o minore (riallocazione migranti) di questi strumenti, la risposta europea è stata in genere lenta e faticosa e il livello di solidarietà sviluppato è stato non pienamente soddisfacente (e in alcuni casi decisamente carente). Di fronte alla crisi pandemica con il Next Generation EU o Recovery Fund l’UE sembra però aver imboccato con più prontezza la strada di una attiva solidarietà comune.

La risposta europea alle crisi di sicurezza internazionali (Ucraina, Libia, Siria, ecc.) è stata invece particolarmente debole e si è tradotta in una sostanziale assenza.

In sintesi sono emersi tre problemi principali dell’attuale UE: 1. L’inadeguatezza delle sue risorse finanziarie normali (bilancio centrale europeo limitato al 1% ca. del PIL europeo) per condurre una seria politica economica anticiclica e di riduzione delle asimmetrie tra paesi; 2. La difficoltà di dare piena rappresentanza agli interessi comuni rispetto agli interessi particolari degli stati (preminenza decisionale del Consiglio Europeo rispetto al Parlamento Europeo e alla Commissione); 3. La scarsa capacità di passare da politiche estere nazionali a una politica estera comune europea.

D’altro canto le risposte “sovraniste” o neo-nazionaliste appaiono del tutto inadeguate alla risoluzione di questi problemi i quali in molti casi ne risulterebbero aggravati. La recente crisi pandemica ha messo ancora più in luce la pochezza di quelle risposte e pur con non pochi travagli decisionali la UE ha mosso un passo importante verso una più significativa presa di coscienza delle responsabilità comuni di fronte a gravi crisi e della necessità di rafforzare con decisione gli strumenti di azione della UE

2.2 La Nato

La Nato, che ha fornito per il lungo difficile dopoguerra uno scudo essenziale di sicurezza per l’Europa di fronte alla Unione Sovietica, anche se a prezzo di una marcata asimmetria interna tra Stati Uniti e paesi europei, nel mondo post-bipolare e dell’ascesa globale della Cina è entrata in una fase di maggiore incertezza sui suoi compiti e sulla sua direzione. La tendenza di medio termine degli Stati Uniti a spostare il centro focale dell’attenzione verso il quadrante del Pacifico (rafforzata dagli orientamenti neo-isolazionisti della presidenza trumpiana) è un fattore che contribuisce ai dubbi sul futuro dell’Alleanza. Se una sua crisi finale non sembra all’orizzonte, sono però all’ordine del giorno le domande sulla sua missione, sui rapporti tra componente americana ed europea e sulla sua governance. Il difficile rapporto con la Russia rimane un tema centrale ma che richiede oggi riflessioni sulla strategia politica prima ancora che militare.  Riflessioni non ancora abbastanza mature.

  • Le posizioni di Insieme

 Ispirati dalla Costituzione e dalla ricca tradizione del pensiero sociale della Chiesa (dalla Populorum Progressio alla Laudato si a Fratelli tutti) e dal pensiero di tanti uomini e donne di buona volontà vogliamo un’Italia:

  • Promotrice di pace e di cooperazione internazionale in stretta collaborazione con i paesi che condividono i suoi valori
  • Che difende attivamente i diritti umani (dalle libertà politiche e sindacali, alla libertà

Religiosa, al diritto alla nutrizione) sulla scena mondiale

  • Che promuove con convinzione il rispetto degli equilibri ambientali integrali

In campo europeo la posizione di Insieme sarà fedele ai grandi principi che hanno orientato la scelta europea del paese. Più specificamente si dovrà operare:

  1. a livello istituzionale per un rafforzamento della dimensione federale e solidale dell’Unione rispetto a quella intergovernativa: questo richiede di valorizzare il circuito democratico europeo Elezioni europee-Parlamento europeo-Commissione, rafforzando i poteri di queste due ultime istituzioni e il ruolo attivo dei partiti europei come strumenti di costruzione di visioni culturali e politiche transnazionali. Questa strada, pur non semplice, è l’unica capace di superare lo stallo tra gli interessi di gruppi di paesi contrapposti (“frugali” contro “Club Med”; paesi orientali contro occidentali).
  2. a livello di politiche, sviluppando quelle che in diversi settori possono favorire una crescita armoniosa di tutte le regioni dell’Unione secondo principi di solidarietà attiva. Pur salvaguardando in una prospettiva di sussidiarietà gli spazi autonomi e le diversità culturali degli stati membri, l’Unione deve avere gli strumenti e le capacità per garantire gli elementi base di una comune cittadinanza europea e intervenire laddove le disparità al suo interno mettano in dubbio la sua coesione. Una vera e seria politica comune in materia di migrazioni (e più in generale verso l’Africa) deve essere una priorità.
  3. per il rafforzamento della coesione dell’Unione che non può prescindere da una riflessione sui valori ideali e morali che devono stare alla sua base e sul contributo essenziale che la visione antropologica cristiana può dare a una “ever closer Union” che, prima di essere un mercato unico, sia una comunità solidale e rispettosa delle persone.

In sede Nato la fedeltà all’alleanza, che resta anche nel mondo attuale un presidio di sicurezza importante, deve combinarsi con:

  1. La richiesta di dare più spazio al suo interno ad un polo europeo integrato
  2. Una maggiore parità tra Stati Uniti e Europa nelle responsabilità di direzione.
  3. Una meditata ripresa del rapporto con la Russia che, senza rinunciare alla condanna delle violazioni delle regole internazionali operate da quel paese, contribuisca a creare un clima di rassicurazione reciproca e ad aprire possibilmente una strada di cooperazione.
  4. Attivo sostegno al processo di riduzione degli armamenti nucleari.

In materia di diritti umani l’Italia deve continuare ad essere parte attiva nelle convenzioni internazionali che li difendono e deve contribuire a stimolare un fronte comune europeo che solo può essere capace di confrontarsi con paesi che violano questi diritti senza soggiacere ai ricatti della competizione commerciale. Per quanto riguarda la lotta alla denutrizione e alla povertà è necessario che l’Italia e l’Europa non solo rafforzino le dotazioni economiche degli aiuti, ma anche rivedano pratiche tariffarie protezionistiche che spesso svantaggiano le produzioni agricole dei paesi più poveri. In questo campo deve essere anche pienamente riconosciuto il ruolo del terzo settore nella cooperazione internazionale.

In materia di problemi ambientali l’Italia deve essere un attore responsabile che sostiene in raccordo stretto con gli altri paesi europei gli obiettivi della transizione energetica, ma si preoccupa anche che i suoi costi non gravino sulle fasce più deboli sia a livello interno che internazionale.

Maurizio Cotta