Cosa chiedevano le folle che, negli ultime mesi, hanno riempito le piazze contro l’orrore della guerra di Gaza e contro il genocidio del popolo palestinese? Cosa testimoniavano? La speranza e la promozione, comunque sia, della pace? Il sostegno al diritto dei palestinesi d’ avere uno Stato autonomo ed indipendente, che dia forma istituzionale e strutturata alla loro nazione? La difesa della vita, in quanto bene supremo, primario ed incondizionato di ogni uomo? Lo sgomento per le migliaia di bambini uccisi ? La determinazione di Israele di cancellare la stessa identità morale di un popolo ? Che cosa sostenevano, quali valori, quali diritti che non valgano altrettanto per il popolo ucraino e per gli altri popoli devastati dalla guerra ?

Perché la nostra attenzione è talmente selettiva da accecarci, cosicché non ci tocca, non ci commuove lo stillicidio di morte e di distruzione che un altro potere criminale, insediato al Cremlino, quotidianamente infligge al popolo di Kiev ? Giorno per giorno, da anni, senza requie. Dove sono le piazze ? I giovani, gli studenti indignati ? I movimenti pacifisti, cattolici e no? Le forze politiche e quelle sociali ? Che significato civile e politico hanno e, soprattutto, che valore morale riconoscere alle loro bandiere se non valgono altrettanto per i bambini ucraini uccisi e deportati, per strappare dalle loro anime l’ identità del loro popolo ? Non + anche questo genocidio ?

Ci vantiamo di avere abbandonate al loro destino le ideologie ottocentesche che ci siamo trascinati appresso per l’ intero secolo scorso. Ma è davvero così? Non sopravvive, forse, un’ altra “cortina di ferro” che, questa volta a parti rovesciate, divide la nostra coscienza e separa i fronti: un sordo sentimento “anti-americano” ed una sordida simpatia per Putin in cui molti intravedono la continuità del “sol dell’ avvenire” e dell’ impero sovietico ?

Pensavamo di essere entrati nel nuovo millennio guadagnando il disincanto e la trasparenza di uno sguardo finalmente libero, non più schiacciato sotto il peso dei pregiudizi, di memorie storiche sovraccariche di un’ odio inestinguibile, di ideologie oscure. Ma forse non è cos+ e chissà che lo sia mai. Intanto muoia pure il popolo ucraino.
Lo fa anche per noi. Ma perché darcene pena ?

Domenico Galbiati

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