Alti prelati, clerico-leghisti e l’impegno politico dei cattolici. Potrebbe essere questo il titolo di un racconto dell’oggi. Pare che la riflessione avviata da esponenti del mondo cattolico, finalizzata alla possibile costruzione di un partito di centro di ispirazione cristiana, stia disturbando i pensieri di altri cattolici che già hanno abbracciato il credo salviniano generato dalla Lega Nord.

Non è necessario qui disquisire su dettagli, mancanza di affinità, incoerenze e incongruenze del leghista Matteo con gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa. Si mancherebbe di rispetto a Salvini, volendogli far indossare abiti nei quali starebbe molto a disagio. È giusto pertanto non insistere su questioni che renderebbero paradossale e caricaturale la situazione dei rapporti del leghismo padano con il comune sentire di tanta parte di cattolici in politica. Stendendo un lungo elenco delle incompatibilità tra Lega e movimento cattolico, in primis il “rispetto della dignità della persona umana”, si capirebbe che il sentire lumbard non è coniugabile con il Vangelo.

È utile leggere la storia passata e recente per chiarire come davvero stanno le cose. Niente di nuovo sotto il sole: c’è un’ala di cattolici che si colloca alla destra dello schieramento politico, condividendo tesi ultraconservatrici, fino a lambire culture che hanno poco a che vedere con il dettato biblico e costituzionale. Qualcosa di simile accadde anche nel primo congresso del Partito popolare italiano a Bologna nel 1919 quando padre Gemelli e don Francesco Olgiati, capeggiando un gruppetto di contestatori accusarono don Sturzo di aver chiuso “Cristo in soffitta”. Il sacerdote di Caltagirone non arretrò di fronte alle contestazioni, rimanendo fermo sulla sua linea: lontananza sia dai conservatori che dal blocco socialista.

All’inizio del ventesimo secolo, con la nascita del Ppi e con Sturzo protagonista assoluto dell’ingresso dei cattolici nella vita pubblica a pieno titolo, senza ibridismi e senza compromessi al ribasso, il clima diventò ancora più pesante di quello attuale, tanto che Sturzo per salvare la pelle dovette riparare in esilio prima a Londra e poi negli Usa per sfuggire alla persecuzione di Mussolini, dei fascisti e dei clerico-fascisti. Oggi una buona fetta di clerico-leghisti, dichiarandosi cattolica, utilizzando bizantinismi, facendo capriole e arrampicandosi sugli specchi, seguendo il medesimo schema dei clerico fascisti di inizio ‘900 dichiara di votare Salvini.

Nessun problema, in gioco non è l’unità politica dei cattolici. Alcuni votano il capo leghista erede di Bossi, che tutti ricordano come inveiva per realizzare la secessione e come maltrattava il Tricolore italiano. Altri invece si organizzeranno autonomamente respingendo il richiamo delle sirene padane. I cattolici in generale non potranno mai riconoscersi nel partito di Bossi e di Salvini: come si può aderire ad una entità politica egoista, localistica che predica la chiusura dentro il proprio angusto recinto, quando i cattolici hanno sempre avuto una visione solidale, nazionale, europea, internazionale universale della realtà umana?

Tant’è, si preferisce seguire sentieri populisti, sovranisti, dimenticando che i cattolici sono stati i primi a dialogare con gli esponenti del pensiero liberale dopo il 1789, per costruire istituzioni democratiche in Europa. Non è detto da nessuna parte che i cattolici debbano per forza essere uniti in politica. Se è vero come è vero che l’unità politica dei cattolici non è un dogma, non lo è neppure il divieto di ricostruire un partito di cattolici.

E allora chi è all’opera per realizzare un rinnovato impegno culturale e organizzativo dei cattolici in politica proceda pure, consapevole di fare un gran bene all’Italia.

Raffaele Reina

Pubblicato da www.formiche.net