“Basta la parola”, così diceva uno spot televisivo degli anni ’60. Ed ecco che un autorevole avvocato (di destra), consocio dello storico circolo canottieri, mi ha chiesto candidamente e secco: “tu sei di destra o di sinistra?”. Gli ho risposto diplomaticamente, ma non evasivamente, perché a tale quesito necessita piuttosto che una risposta a brucia pelo, una meditata, circostanziata e, semmai, scritta, proprio come sto facendo.
In via preliminare mi chiedo: essere di destra, oggi, significa essere conservatori? E di cosa? Di valori come la Patria, la famiglia (gran parte dei politici non ha praticamente una famiglia, ma due o tre ..), l’onestà (?), la dignità (!), ecc.? Si attendeva, fiduciosamente, il rilancio della Patria dal “sovranismo” che aveva promesso in campagna elettorale lo smantellamento dell’U. E., ma così non è stato e ci resta solo lo stupendo ricordo di ciò che era per Pertini, Di Vittorio, De Gasperi, Spinelli, Calamandrei, et cetera. Ci si aspettava un salto di qualità quanto ad onestà e trasparenza, ma all’orizzonte non appare nulla (concetto condiviso dall’amico Marcello Veneziani),; neanche nella governance del calcio nazionale, ove la furbizia va a braccetto con il conflitto d’interesse e l’abuso di potere (v. attacchi reciproci LMalagò/Buonfiglio, risoltisi “miracolosamente” dopo che è apparsa la notizia sull’assunzione del figlio del presidente CONI nell’Agenzia sport e salute).
Dunque, non sappiamo più cosa “conservare” idealmente e cos’altro gettare nella “geenna”. Essere di sinistra mi domando se significherebbe essere ambientalisti/carrieristi o puri ecologisti; pacifisti o sostenitori del riarmo voluto dalla signora von der Leyen, condiviso dalla Meloni e incoraggiato dal produttore di armi e affari che risiede nella “stanza ovale”. Come si pone la sinistra in merito ai tagli alla spesa pubblica (enti inutili, autorità, agenzie e osservatori interminabili, cos’ come commissioni e comitati ministeriali e in ambito della Presidenza del Consiglio? Oppure c’è un’idea, -che sia una! – per affrontare finalmente l’evasione fiscale, per la semplificazione tributaria, le vittime sul lavoro e del femminismo, il dissesto idrogeologico?
Ecco che la semplificazione destra vs sinistra resta meramente retorica e troppo semplicistica, non aiutando affatto a risolvere i problemi della gente, del popolo italiano sottomesso all’inflazione e al mancato sviluppo economico, in attesa di una modernizzazione e innovazione tecnologica che stenta a materializzarsi, collocandoci agli ultimi posti a livello europeo e, peggio, mondiale; obbligando le fughe dei giovani cervelli che non rientrando più in Italia, per cui anche dal Campo largo si auspica qualche proposta valida, oltre che in tema di immigrazione, altrettanto preoccupante.
Sono del parere, quindi, che un certo “tifo politico”, paragonabile ad una sorta di enorme “curva sud”, sia fomentato ad arte da strategie strumentali e demagogiche, utilizzate al meglio da Vannacci e molto male da Salvini. In pratica fa comodo ai politici tenerci separati, “l’un contro l’altro armati” diceva il Poeta, in modo che la mediocrità della classe dirigente del Paese possa sopravvivere indenne ai problemi reali come quelli del cambiamento climatico o della criminalità organizzata, ovvero il debito pubblico in crescita verticale.
Chiosa finale: Non è che stiamo rimpiangendo il “centro” di una volta, della I Repubblica, segno di equilibrio e moderazione nel Palazzo, senso dello Stato e di appartenenza comunitaria? In conclusione temo che l’astensionismo/assenteismo elettorale tende a confermarsi e resterà il primo partito, né di destra, né di sinistra.
Michele Marino