Verso il 25 aprile con le preoccupazioni che vengono dall’Ucraina attaccata dalla Russia. Altre vicende storiche e militari. Ma si tratta pur sempre di una “rivolta in armi contro l’oppressore”.

E’ l’espressione usata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (CLICCA QUI), che ricordando l’anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo fa ritrovare nella reazione del popolo ucraino molti di quegli stessi elementi che caratterizzarono la “rivolta morale” dell’Italia di tanti anni fa divenuta, poi, “difesa strenua del nostro popolo dalla violenza che veniva scatenata contro di esso”.

Oggi come allora sono le popolazioni civili a pagare il prezzo più alto. Fatti reali dell’oggi e memoria, dunque, si compenetrano e lascino poco spazio a quello che Mattarella ha definito un disinteresse “per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la pacifica convivenza tra i popoli”.

Siamo d’accordo con il Presidente della Repubblica: “l’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha alcuna giustificazione”, così come le “scene di violenza sui civili, anziani donne e bambini, all’uso di armi che devastano senza discrimine, senza alcuna pietà”. La sostanza di quel che accade in Ucraina sotto i nostri occhi “ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo”.

Chi oggi vuole sottrarsi ai “sacrifici” che il sostegno al popolo ucraino richiede, cosa che significa ristabilire i principi fondamentali del diritto internazionale e della convivenza pacifica tra i popoli, finisce per contraddire quei valori che portarono il 25 aprile del ’45 a restituire all’Italia e agli italiani la dignità, la libertà e la democrazia.

 

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