“Rimettere in piedi l’Italia, mai così debole e mai così isolata da sovranismi, espressione di una politica miope ai limiti dell’irresponsabilità”. Questo si prefigge un nuovo soggetto politico (nome provvisorio e assai poco appetibile “La parte bianca”) fondato questa mattina a Roma, all’auditorium della Confcooperative, da una ventina di sigle del mondo cattolico. Un progetto indirizzato a “tutti gli onesti democratici” che vivono nel Paese e che spesso non vanno a votare perché non hanno nessuno per cui votare. “Ci consideriamo alternativi al centrosinistra e al centrodestra, mentre rispetto alla destra a trazione salviniana siamo decisamente antitetici: siamo uomini e donne mossi dal desiderio di riprendere il destino nelle nostre mani. Mai integralisti, mai laicisti. Liberi nel pensiero e nell’azione dai poli tradizionali, dai populismi digitali già decrepiti, dai sovranismi spaventevoli e illiberali”, ha spiegato Nicola Graziani. Di sicuro “non abbiamo l’ansia da prestazione, vengono prima le idee e i progetti, poi inizieremo a farci sentire. E ci faremo sentire”, ha assicurato Giancarlo Infante.

Il calendario della formazione del soggetto politico l’ha tracciato il professor Stefano Zamagni: subito la creazione di gruppi per l’elaborazione di un programma definitivo, poi (tra la tarda primavera e l’estate) una convenzione nazionale di presentazione alla pubblica opinione.
“Sei, sette, otto mesi al massimo e – ha promesso l’economista che Papa Francesco ha voluto alla guida della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – celebreremo la grande Assemblea nazionale di ‘quelli del Manifesto’ e della definizione del nuovo soggetto politico e statuto. Con l’assemblea di oggi giunge a termine la fase uno”, ha chiarito l’economista. L’esperienza lanciata da Politica Insieme, associazione promotrice del Manifesto insieme a Rete Bianca e Costruire Insieme, “è stato il tipico esperimento del sasso in piccionaia” che ha lasciato individuare al mondo cattolico “l’esigenza di uscire dalle catacombe” e dalla dicotomia dei teorici della diaspora e della ricostruzione di un partito unico per i cattolici. “La nostra e’ la terza via – spiega – I cattolici si devono impegnare non più chiedendo l’adesione al loro partito, in base alla fede, ma alla condivisione del punto finale”.

Secondo Zamagni, anche “le Sardine potrebbero trovare in un nuovo partito come quello nascente, aperto a credenti e non credenti, uno sbocco per il loro impegno concreto”. “Io – ha confidato il professore all’AdnKronos – le ho salutate con simpatia. Come diceva il grande teologo gesuita, Pierre Teilhard de Chardin, tutto ciò che sale converge. In altre parole: Non importa sapere da dove stai salendo l’importante è arrivare in cima alla montagna”. Il fatto che le Sardine si caratterizzino come Movimento, e non partito, dimostrerebbe, secondo l’economista, che “c’è un risveglio d’interesse da parte dei giovani al dibattito politico”. Rilevante anche il fatto che abbiano rinunciato ai toni violenti preferendo “il linguaggio dell’ironia, tipicamente anglosassone. In quale canale andranno ad inserirsi – prosegue – lo vedremo tra poco. Certo – rimarca – se rimarranno come i primi mesi si sono manifestate, non dureranno a lungo. La storia ci ha insegnato che qualunque movimento deve darsi una organizzazione e loro finora la hanno rifiutata”.

“No alla deriva di un paese la cui attuale classe dirigente si dimostra sempre più incapace di mettere a sistema le straordinarie risorse umane, imprenditoriali, artistiche che fanno dell’Italia un luogo ad altissima attrattività”, si legge nell’appello approvato alla fine dei lavori, “ci rivolgiamo anche alle altre culture democratiche del Paese per la partecipazione alla comune realizzazione di una società inclusiva, di uno sviluppo economico che leghi profitto, solidarietà e contrasto al precariato, di un raccordo tra democrazia rappresentativa e partecipazione che migliori la prima attraverso il contributo alla seconda”. Hanno partecipato tra gli altri all’iniziativa Politica Insieme, Costruire Insieme, La Rete Bianca, Città Popolare, Convergenza Cristiana, Democrazia Comunitaria.

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