Le comunicazioni alla Camera dei deputati del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sono servite a capire che il Governo e la maggioranza che lo sostiene non hanno alcuna intenzione di sgombrare il campo nonostante l’intensificarsi di una campagna stampa a sostegno dell’ipotesi della creazione di un esecutivo di unità nazionale.

Questione sollevata solo in Italia, visto che negli altri paesi, pur non mancando decisioni condivise, vedi quella del Senato Usa che ha varato uno stanziamento di circa duemila miliardi dollari, nessuna maggioranza e nessuna minoranza hanno chiesto altrove una “commistione” di ruoli e di responsabilità. Cosa, del resto, che non sempre fa bene al gioco della democrazia. Come dice Domenico Galbiati proprio oggi: ognuno faccia il proprio mestiere ( CLICCA QUI ).

Conte ha ripercorso lo sviluppo delle decisioni assunte a seguito del diffondersi del Coronavirus. Ha rivendicato l’immediatezza, l’adeguatezza e la modulazione degli interventi predisposti a fronte di una crisi sanitaria inedita. Diventata, poi, questione delicata pure per quanto riguarda la limitazione di talune libertà fondamentali previste dalla nostra Carta costituzionale e per i condizionamenti della nostra vita quotidiana.

Il discorso del Presidente del Consiglio segue  quella che non può considerarsi certo un’inversione di tendenza della diffusione del virus e del numero dei morti. E’ semmai l’indicazione di un’attuale stabilizzazione delle cifre negative che si sperano possano sempre più decrescere a seguito del determinarsi dell’efficacia delle norme di distanziamento sociale introdotte in maniera sempre più radicale. Ci vorrà del tempo per uscirne.

E’ evidente che una situazione tanto drammatica richiede il coinvolgimento e la partecipazione di tutti. Istituzioni regionali e municipali, ma anche di ciascun cittadino. Meglio sarebbe se anche le forze politiche trovassero nel corso di una crisi tanto acuta più occasioni di confronto, piuttosto che di scontro. Abbiamo bisogno di vedere emergere un insieme di atteggiamenti e di sensibilità condivise da parte del ceto dirigente del Paese. Se non altro, per ricevere tutti il segnale di un comune coinvolgimento e, quindi, spingerci ancora di più a sopportare limitazioni e sacrifici.

E’ altrettanto giusto, però, che qualcuno si assuma responsabilità precise, con decisione e chiarezza d’idee. Affidandosi soprattutto non tanto alla convenienza, bensì alle indicazione di scienziati e veri esperti.

Certo, in un Paese complesso come il nostro il calcolo politico è sempre presente. E’ persino un bene che lo sia, perché questo significa che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli da superare, non viene mai meno il presidio delle regole fondamentali della nostra democrazia.

Nel momento in cui l’impegno è così estremo e tante sono le risorse umane e finanziarie messe in campo, ogni forza politica intende far sentire la propria voce e partecipare. Così come le forze sociali, siano esse quelle sindacali o del mondo imprenditoriale. La speranza è che questi intendimenti siano diretti al “bene comune” e non agli interessi di potere.

Nelle ultime ore, è stata ventilata la possibilità che si cambi Governo. C’è da chiedersi se questo possa essere il modo migliore per realizzare la collaborazione di cui pure alcuni esponenti dell’opposizione parlano. In democrazia, il modo più costruttivo per collaborare è che la maggioranza faccia il suo mestiere e l’opposizione il proprio.

Il discorso di Conte, l’atteggiamento dei partiti di maggioranza, salvo talune posizioni marginali, ma non in grado di modificare i numeri in parlamento su cui si basa l’attuale assetto dell’esecutivo, hanno comunque chiarito che il Governo è convinto di poter completare l‘opera di contenimento del Coronavirus e delle conseguenze economiche da esso provocate.

Come ha detto il Presidente del Consiglio, poi verrà la stagione delle analisi, se necessario anche dei processi ad inadempienze e ad errori per ciò che avrebbe dovuto essere fatto e non lo è stato, per i ritardi, gli interventi in questo o in quel caso.

Questo Governo nacque in un contesto politico particolare, sulla base di una maggioranza letteralmente “inventata” dopo che Matteo Salvini decise di far cadere il Conte 1. Va da sé, dunque, che gli equilibri parlamentari e governativi restano collocati in una fase di passaggio e sono destinati ad essere ridisegnati dalle nuove elezioni politiche generali.

Il Coronavirus non supera di colpo i motivi che portarono alla sostituzione del Conte 1 con il Conte 2. I rapporti con l’Europa, la politica dell’immigrazione, la questione della coesistenza e della cooperazione con e tra le Regione, emersa ancora di più in maniera evidente nei giorni scorsi, le asimmetrie geografiche e sociali, sono punti dirimenti che persistono nel corso della pandemia e sono destinati a riproporsi dopo la sua scomparsa, allorquando la crisi sanitaria diventerà più squisitamente internazionale, economica e politica.

Del resto, spiace dirlo, non saranno gli uomini, o le donne, oggi alla guida dei partiti a sconfiggere il Coronavirus. Il vero lavoro lo stanno facendo i medici e le dottoresse, infermieri ed infermiere, carabinieri e le altre forze dell’ordine e dell’esercito, i volontari, i sindaci, un intero popolo insomma che coinvolge dalle famiglie ai lavoratori, dagli imprenditori ai rappresentanti sindacali, dai sindaci ai volontari. Poi tornerà il tempo dei giochi di palazzo o di corridoio e la legittima battaglia per la gestione del potere.

Giancarlo Infante