Vorrei inserirmi nel dibattito con alcune riflessioni ed alcuni ragionamenti. Il movimento non può nascere da solo, ha bisogno di una serie di concatenazioni di eventi positivi e di circostanze favorevoli, come ben spiegato nella parabola evangelica del seminatore. Per distinguersi, Insieme deve dimostrare la sua serietà evitando una politica clientelare fatta di inutili ed irrealizzabili promesse.

Penso che ci voglia un personale politico nuovo. Gli ex devono sapersi sacrificare diventando così padri nobili, punti di riferimento, portatori di esperienza nei confronti di un personale politico che spicca per entusiasmo. Gli ex sono importantissimi se diventano ascoltati consiglieri di politici umili che si pongono al servizio della democrazia e che non trattino gli avversari e i predecessori come gufi o uccelli del malagurio. Alla lunga questo progetto si rivelerà vincente (perché il “vecchio cavallo di razza” ha sì molti voti personali, ma ne fa scappare molti altri che avrebbero potuto premiare la genuinità di persone oneste anche se ingenue e ignoranti di “sottigliezze” ed “astuzie” politiche).

Il fatto che non ci siano leader in Insieme per me è un vanto. Perché il partito (cinghia di trasmissione tra la società e le istituzioni) sopravvive alla persona. La democrazia è partecipazione ed informazione oltre ad essere il giusto equilibrio tra le esigenze di giustizia sociale (uguaglianza) e di ricerca del benessere (libertà). Perché oggi si parla più di individui e meno di persone, di società e di comunità? Tante volte la forma e lo stile sono essi stessi sostanza.  Bisogna ripartire dai veri valori, come Virgilio suggerì ad Augusto relativamente alla tradizione agropastorale dei romani delle origini, perché solo se le radici sono sane i frutti sono buoni.

Penso che un partito che persegue una politica corretta, collaborativa, propositiva e comunicativa, e che non punta tutto solo sui suoi leader, fa un’azione essenziale per la democrazia. La gente deve pensare con la propria testa anche se è più facile delegare tutto all’uomo forte (Leviatano del filosofo Hobbes, quello ricordato per homo homini lupus). “Ricordati che devi morire.” è la frase che un servitore ripeteva agli imperatori romani o ai generali (durante la repubblica romana) quando celebravano il trionfo dopo una vittoria militare per ricordare loro la provvisorietà di ogni gloria terrena.

Penso che Insieme sia il partito di cui il nostro paese ha bisogno di una valida presenza cristiano sociale, in un paese che sembra aver perso la bussola e a cui, per essere contenti, bastano “social” e selfie…

Penso inoltre che ci voglia meritocrazia ma anche attenzione agli ultimi, ai deboli, ai malati, a chi è rimasto indietro. A tutti deve essere garantito un minimo di dignità, che non vuol dire assistenzialismo ma civiltà. La politica oggi si limita a cercare solo di risolvere i problemi quotidiani del presente, a mio parere, oltre a questo deve fare molto dipiù, deve creare speranze in un futuro migliore. Per far questo occorrono identità forti, ideali, valori e passione.

Ora il nostro paese è salvo perché produce componenti essenziali alla catena di produzione degli altri paesi industrializzati (Germania, Usa, Russia, Cina…) ma quando questi impareranno ad arrangiarsi per l’Italia saranno dolori. Io non voglio essere un illuso, ma neanche l’avvocato del diavolo, io penso che bisogna abbinare l’ottimismo della volontà al pessimismo della realtà, per questo sostengo che la strada che si presenta è in salita, sarà una lunga traversata del deserto simile a quella di Mosè alla ricerca della terra promessa. Insieme però può dare una risposta a chi nel centrodestra si trova a disagio relativamente alla questione economica, e a chi nel centrosinistra si trova a disagio relativamente alla questione morale. La diaspora dei cattolici in politica ha fatto sì che sia nel centrodestra, sia nel centrosinistra i cattolici siano sempre stati considerati una minoranza e trattati come tali.

Insieme può catturare anche voti dall’astensionismo, da coloro che non si sono mai sentiti rappresentati dai partiti odierni o che talvolta hanno votato quello che secondo loro erano il meno peggio. Oggi Insieme è l’unico che può vantare una verginità politica: il centrodestra , il centrosinistra, il M5stelle hanno già governato. Sarebbe però ingenuo pensare a Insieme nel 2021 come quello che fu Forza Italia nel 1994. È vero che a quell’epoca il cambio del sistema politico fu repentino, ma la situazione politica era diversa, come del resto la composizione dei due movimenti. Inoltre i club elettorali di Forza Italia nacquero dall’alto (da Berlusconi, il leader del nuovo miracolo italiano e del milione di posti di lavoro), Insieme è nata dal basso. In quella occasione, inoltre, c’erano almeno tre pregiudiziali che condizionarono il sistema politico. Primo, la fine del comunismo rese possibili dalle riforme di Gorbaciov (perestroika e glasnost), dall’impegno di papa Giovanni Paolo II (Solidarnosc), dalla sconfitta del sistema collettivista e della programmazione comunista che negava la proprietà e la meritocrazia quali mezzi propulsori dello sviluppo economico. Secondo, la questione morale sfociata in Tangentopoli, in Mani pulite e nel Pool di Milano fu senz’altro favorita dalle picconate dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Terzo, ma non per questo meno importante, l’abbandono dei partiti politici tradizionali (in particolare il cosiddetto pentapartito: Dc, Psi, Pri, Pli, Psdi) da parte dei cosiddetti poteri forti. Per questo penso che ci voglia una strategia. Oggi è difficile, se non quasi impossibile, diventare l’ago della bilancia della politica italiana come fece Craxi negli anni 80 e 90. A tal proposito vorrei citare i due esperimenti fallimenti di Martinazzoli nel 1994 e di Monti nel 2013. Ad impedire il realizzarsi di questo fenomeno sono molti fattori, primo fra tutti la legge elettorale. Il discorso della politica dei due forni (di andreottiana memoria) del M5 Stelle dipende dalla straordinarietà dei grillini che sono l’unione di minoranze contrastanti (no TAV, no tap, no Vax, no pedemontana, no inceneritori, no olimpiadi, il popolo viola, acqua pubblica, giratondini, gli arancioni, i forconi,…) con il peronismo populista assistenzialista (reddito di cittadinanza), con la protesta (essere sempre anti-, tipicità questa dei movimenti di opposizione e di piazza più che di governo, difatti ora i nodi stanno venendo al pettine) e con l’antipolitica (ha dato una casa politica a quelli che in Francia sono diventati poi i gilet gialli).

Insieme non deve essere solo l’ulteriore partito di centro che va ad affollare questa area politica. Nel nord se si vuole puntare ad essere credibili bisogna puntare su un federalismo solidale e responsabile che si basi sul principio caro a don Sturzo della sussidiarietà.

Gianni Bressan