In questi giorni si parla o sparla molto di Scuola e certamente con questa riflessione non si vuole aggiungere l’ennesimo commento tra i tanti. Ma forte è l’esigenza di voler esprimere il mio consenso ad un articolo pubblicato da Massimo Maniscalco su Politica Insieme ( CLICCA QUI ), pensando  soprattutto al nuovo anno scolastico che tra pochi giorni si aprirà con altre attese, problematiche ancora non risolte e lasciate alla solita interpretazione  e buona volontà dei Dirigenti Scolastici, unita alla capacità di saper declinare poi ai docenti le giuste azioni  per una riapertura in sicurezza.

In un suo passaggio chiave, cuore  dello stesso progetto  programmatico di Insieme sulla Scuola, Massimo Maniscalco afferma che: “La Scuola dovrebbe porsi come metodo la “formazione delle nuove coscienze, la promozione del pensiero consapevolmente critico e non omologato, il discernimento tra bene e male, l’attitudine alla astrazione e sperimentazione, alla navigazione lontano dalla riva, al lavoro di squadra anche fra diversi, all’acquisizione da parte del discente dei saperi, delle competenze ed alla fine del saper fare, dell’orientamento, della cultura d’iniziativa, d’impresa e di ricerca, di innovazioni, ove ciò rientrasse nelle potenzialità di ciascuno”, di impegno civico e sociale; per consentire quella nuova consapevolezza alle prossime giovani generazioni di dover essere civici, rispettosi di sé stessi, del prossimo comunque si manifesti, di essere rispettosi custodi del Creato e di dover contribuire, ognuno con i talenti disponibili, naturali ed acquisiti, al conseguimento del Bene comune ed al miglioramento della qualità della Vita delle proprie comunità.” Queste minime linee guida che dovrebbero costituire il principio ispiratore dell’azione educativa, sono  troppo spesso  delineate solo  sulla carta e sempre meno agite perché inquinate da un certa politica scolastica  che sembra mettercela tutta per rendere sempre più difficile la professione più bella del mondo.

Oggi il nodo del problema va ricercato nella difficoltà di far passare come urgente  quanto enunciato poiché la società che siamo riusciti a costruire  è stata fortemente voluta e alimentata da criteri che totalmente si contrappongono  a quelli evidenziati dal nostro amico Maniscalco.

Pensando per esempio al valore del rispetto del prossimo, al Bene comune, al bene delle comunità, aggiungerei scolastiche nel nostro caso, ci chiediamo perché lo stile di questi ultimi anni nel proporre innovazioni, circolari, attivazioni di protocolli, inciti il personale scolastico molto spesso a comportamenti concorrenziali  negativi. La stessa comunicazione, che avvia la conoscenza delle innovazioni, parte subito su livelli di criticità che “qualcuno” deve prima o poi risolvere, favorendo così la sensazione ai tanti docenti  che la scuola sia diventata come la tela di Penelope e poco o nulla  espressione di una comunità educante generativa di comportamenti atti alla costruzione di una convivenza scolastica serena per il bene stesso dell’intero edificio fatto di mura ma soprattutto di persone che convivono per tanto tempo insieme.

Senza ritornare nella tanto discussa riforma della Buona Scuola, dove la meta-competizione negativa ha realizzato appunto nella classe docente rapporti conflittuali, parliamo del tanto discusso decreto Green Pass introdotto anche nella scuola. Ora possiamo affermare che se non verrà modificato nella sua consegna al personale dirigente, creerà l’ennesima condizione di contrasto tra insegnanti . Ci saranno quelli vaccinati e quelli non, magari  tra colleghi di uno stesso team, i quali  dovranno poi relazionarsi con le famiglie, aprendo contenziosi che daranno il benvenuto al nuovo anno  con tanto di malumore che andrà a demotivare i nostri piccoli e grandi studenti, gli eterni dimenticati nel caotico mondo della scuola.

Dunque  se da una parte tutti dichiarano la complessità e l’importanza della Scuola in un tempo di criticità e cambiamenti, mi chiedo, anche per la Scuola, cosa si celi dietro il solito fare delle cose enunciate, contrastate, riformulate, riproposte a colpi di emendamenti e dunque riconsegnate alla cittadinanza dopo un martellamento mediatico che ne  annulla il senso e la convinzione  della bontà stessa di un decreto, di un procedimento o quant’altro venga sottoposto per il reale bene del Paese.

Allora cosa augurarci per questo inizio di prossimo anno scolastico?

Che si faccia pace con le parole, che finalmente si faccia esperienza degli errori commessi e si riconquisti  un certo equilibrio sul piano della comunicazione in termini di censura non dei concetti ma di coloro i quali abusano della comunicazione di massa per annebbiare le menti di tanti. Stiamo vivendo l’era degli urlatori della falsa democrazia, dei propagatori dell’assurdo spacciato per probabile o quantomeno dichiarandolo esistente creano disarmonia e destabilizzazione. Anche nel mondo scuola la pandemia non ha fatto altro che evidenziare buchi neri già esistenti, ma dove sono finiti i tanti docenti eroi che hanno salvato la scuola da marzo 2020 grazie a quella  tecnologia che ha permesso di fronteggiare certe carenze didattiche per l’impossibilità di vivere in aula le quotidiane lezioni  a causa della pandemia? Ancora quest’anno però, nonostante le parole del Ministro Bianchi per un rientro a scuola a settembre in sicurezza, a causa di questa quarta ondata, non sarà un semplice avvio. Sono ripresi gli interventi di stimati epidemiologi che ogni giorno han ripreso con il toto-Covid, ma a differenza dei primi mesi di pandemia, grazie anche ai vaccini, il dibattito è leggermente diminuito e deviato sul piano della certificazione verde ancora con tanti quesiti sulle sanzioni previste anche per i professionisti di scuola.

Noi di Insieme siamo presenti e vogliamo esserlo anche sul fronte scuola per non lasciare sola la categoria degli insegnanti  per i quali  l’uso di certi toni e parole oserei considerarlo semplicemente vergognoso.

Basterebbe riconquistare un linguaggio costruttivo, inclusivo del bello e del buono che esiste intorno a noi e abbandonare quel tono prescrittivo e persecutorio che solo danneggia l’animo di tanti italiani che ogni giorno  operano con onestà ed altruismo, compresi i docenti.

Tanti esempi di silenzioso lavoro, di sacrificio quotidiano li abbiamo conosciuti durante le ultime Olimpiadi grazie ai nostri atleti che hanno dato il massimo, nonostante la pandemia e le difficoltà ad essa connesse.

Che emozioni e buone pratiche  ritrovate in questi giorni estivi grazie allo sport, come l’accordo scambiato con un solo sguardo tra gli atleti del salto in alto, vincitori di un Oro condiviso e tante altre storie ormai conosciute da tutti noi.

Allora è tempo di cambiamento, di scelta verso scenari  che più arrivano al bene e alla bellezza dell’esistenza. Ma occorre l’aiuto di tutti coloro  che ne sentono l’esigenza. Come un nuovo respiro dopo qualche secondo di apnea. Vivere non è sopravvivere!

La Scuola riaprirà, ma come per questi due anni trascorsi, nulla sarà come prima. La sfida però del saper trasformare  l’imprevedibile in risorsa sta ancora una volta nelle mani di una classe politica che deve ritrovare  nella Verità delle cose il Coraggio delle Scelte. Senza più dare corda a logiche dell’ “assurdo” che tanto gradiscono coloro che traggono propri vantaggi nel regno del caos.

Eleonora Mosti