L’idea che il populismo, alimentato da un mutato modo di concepire la politica al tempo delle nuove tecnologie e
dei social network, implichi una maggiore democrazia è senz’altro uno degli equivoci più dannosi della nostra storia recente. Il fraintendimento sta sia nel considerare il popolo un’entità astratta sia nel ritenere che possa essere concepibile, oltre che auspicabile, l’esistenza di un unico soggetto legittimato a rappresentare ciò che viene chiamato
popolo.

In tal modo, la critica alle élite — talvolta giusta e condivisibile — in nome del popolo si trasforma nell’esatto contrario della democrazia: nell’antipluralismo, per cui si finisce per negare legittimazione politica a coloro che non si identificano nella medesima idea di popolo, e nel dominio di una parte (maggioranza) sull’altra (minoranza).

Senza uscire dai confini europei e restando all’attualità, il populismo si è perlopiù manifestato come una via di fuga rispetto a un’idea della democrazia quale insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure. In altri termini, una delle costanti dei governi di impronta populista è rappresentata dal tentativo di allentare i vincoli procedurali e sostanziali tipici della democrazia costituzionale.

La democrazia, intesa quale metodo di formazione delle decisioni pubbliche, ruota però attorno all’idea di una verità sull’uomo. Tant’è che il populismo può radicarsi e prosperare avvelenando e distorcendo il processo democratico
proprio nelle realtà in cui aleggia un malinteso concetto di popolo e, conseguentemente, di bene comune.

I presupposti filosofici alla base dell’ideale democratico, dell’autogoverno o governo del popolo, finiscono così nello storytelling populista per implicare l’accettazione di un’idea di sovranità popolare secondo cui la democrazia  coincide con la regola della maggioranza e la volontà popolare con un potere governante abilitato ad agire senza
freni .

Una siffatta concezione della democrazia è inaccettabile poiché deve fare i conti con l’esistenza di diritti per loro natura indisponibili come lo sono i diritti fondamentali della persona, chiamati a svolgere il ruolo di limite del potere governante, la cui effettività costituisce una parte essenziale della sovranità popolare. È in questa relazione che si instaura tra principio maggioritario e garanzie dei diritti fondamentali, e che si caratterizza per l’esistenza di vincoli giuridici e poteri neutrali, che si esprime un’autentica democrazia, rispettosa cioè della verità.

A conclusione di questa riflessione occorre rilevare come la garanzia dei diritti fondamentali richieda spesso la predisposizione di un ingente apparato pubblico chiamato a darvi effettività (nei settori della sanità, difesa, scuola, giustizia e così via) e risorse per farvi fronte.

Poiché la regola della maggioranza implica tipici costi diretti e indiretti, connessi alla necessaria ricerca del consenso, che si scaricano inevitabilmente sul bilancio pubblico, tale meccanismo può innescare un pericoloso cortocircuito per cui l’inefficienza dei processi decisionali pubblici, sottraendo risorse destinate alla tutela dei diritti della persona, finisce non solo per alimentare scontento e distacco nei confronti delle istituzioni, ma per neutralizzare quel necessario freno al potere governante costituito proprio dalla garanzia dei diritti fondamentali.

Contrariamente alle proposte populiste di allentamento dei vincoli costituzionali, in nome delle nuove tecnologie, della democrazia diretta e di un orizzonte delle decisioni politiche che si fa sempre più ristretto, un’autentica democrazia richiede perciò l’esistenza di vincoli giuridici in grado di garantire i diritti fondamentali della persona sia
direttamente, permettendo cioè la loro diretta esigibilità nei confronti dei pubblici poteri da parte dei cittadini, che indirettamente, riducendo cioè le inefficienze dei processi decisionali pubblici. Senza la garanzia dei diritti fondamentali della persona, infatti, nessuna democrazia può essere a misura d’uomo.

Fabio G. Angelini

Quinto articolo della serie ” Per una democrazia inclusiva” pubblicato da L’Osservatore Romano il  14 novembre 2019

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