Se stiamo insieme, in INSIEME, non dobbiamo avere dubbi sulla strada che abbiamo deciso di tracciare e percorrere. La dobbiamo tracciare ed è un’opera faticosa che richiede forte convincimento, forte perseveranza, forti intenzioni di trasformazione. Diversamente, ove qualcuno credesse più utile percorrere una strada già trattata dai partiti, sicuramente si farebbe meno fatica, ma non si arriverebbe al traguardo che ci siamo dati e sul quale abbiamo impegnato la nostra parola, sottoscrivendo un manifesto, un orientamento programmatico, uno statuto.

Chiaro che ci vuole un poco di tempo e ne abbiamo poco guardando avanti e traguardando la crisi morale del paese. Allora dobbiamo sostituire l’ansia con la speranza e con la certezza di farcela.

Qualcuno decide di tirarsi indietro. Va bene. Molti si aggiungono, perché c’è uno spazio politico in forte e accelerata trasformazione (già, proprio la parola simbolo del nostro partito suggerita da Zamagni e largamente condivisa, per essere la rappresentazione lessicale di tutti i bisogni di cambiamento che le nostre singole, concrete vite quotidiane pretendono di coltivare chiedono di realizzare).

Fermarsi a perder tempo in diatribe che mortificano la postura politica della trasformazione non è quello che è richiesto largamente da chi già lavora nel partito e dalle numerosissime persone che mandano segnali inequivoci di condanna dell’offerta politica tradizionale e lo fanno astenendosi dal voto. Stupido pretendere di leggere il complesso messaggio dell’astensionismo in termini di appropriazione di consensi. Intelligente costruire una diversa offerta politica, chiara, trasparente, popolare.

Non lasciamoci ingabbiare dagli schematismi della politica dei partiti. Anzi, finalmente, diamo contenuto programmatico vero, pieno alla nostra proposta di ispirazione cristiana.

Centro-destra e centro-sinistra, come è noto, dopo la scomparsa della Democrazia cristiana hanno usato e abusato di una supposta colorazione centrista. Paguri astuti, muniti di scadenti schemi valoriali, hanno occupato gusci ormai vuoti dell’ispirazione popolare e lo hanno fatto con tanto disprezzo per l’opinione pubblica da puntare sul fatto che questa non si accorgesse del loro trasformismo. Ma se ne è accorta, l’opinione pubblica. Sono anni che sul fronte elettorale (salvo che si tratti di difendere la Costituzione) le persone hanno smesso di partecipare. Con il che non gli astensionisti, ma i partiti che hanno causato il fenomeno dell’astensionismo attentano ad uno degli istituti principali della democrazia. Voglio sperare che non ci si dimentichi che chi detiene il potere, anche in presenza di un evidente affievolimento democratico della rappresentanza, se ne infischia. Sale sul palco della vittoria, comunque. Sparge messaggi che ignorano completamente il fatto che la loro rappresentatività reale ridotta del 50% o più rispetto alle percentuali elettorali conseguite. Ricordiamoglielo. I partiti della più recente consultazione amministrativa, non raggiungono il 10% di consenso sul territorio, che contiene tutti, chi vota e chi non vota. Non dimentichiamolo.

Voglio essere quanto mai diretto, non ruvido, semplicemente desideroso di riscattare la storia di chi nell’ispirazione cristiana ha creduto considerandola la chiave di violino di un armonico spartito politico, dominato dalla democrazia, dalla partecipazione popolare, dall’equità sociale, dalla gioia di vivere.

Allora, amici e amiche che silenti o impazienti invocate (come io invoco, sentendomi parte del gruppo di INSIEME) l’azione, di seguito all’ispirazione che ci accomuna, cristiane costituzionale, è tempo di cacciare dal guscio del popolarismo chi indebitamente lo occupa.

Per fortuna, meglio, per maturazione che li accomuna, a sinistra e a destra sono stanchi di sentirsi condizionati da questo fardello definitorio che li ha accompagnati per quasi un trentennio,  con il forte appoggio di una comunicazione monopolistica (quella che quotidianamente fa credere a chi legge che i cristiani siano moderati da quattro soldi, baciapile, imbelli, incapaci di farsi riconoscere per la loro ispirazione declinata in politica, rappresentati da vecchi attrezzi democratico cristiani, quelli che hanno fatto a pezzi  l’enorme quantità di bene comune che quel partito ha prodotto).

Io penso che la nuova generazione che si affaccia a sinistra abbia ragione a credere in quello che ha espresso, per esempio, Emily Clancy. Possibile vice sindaco a Bologna, dà della situazione politica generale questa lettura: “il PD che c’era a Bologna fino a un paio d’anni fa era arrogante ed egemone, guardava ancora ai moderati, al centro, ai grandi poteri della città, e su questo c’è ancora molto che va cambiato, non siamo certo arrivati alla rivoluzione. Però allora non si interrogava proprio sull’uscita a sinistra”. Clancy ha ragione. Non possiede maturità politica sufficiente a farle intendere che il centrismo d’ispirazione cristiana non è sinonimo di moderatismo, bensì di Bene comune condiviso, di relazione all’età, di accoglienza, di lotta al relativismo, di difesa della persona e dell’ambiente, comunque e dovunque. Ma ha ragione!

Questa generazione che cresce nel PD è sinistra. D’altra parte lo conferma anche Enrico Letta. INSIEME non è sinistra. Non è centro-sinistra. E Clancy e Letta lo dicano a Bettini. Questi prende una dichiarazione di Brunetta (che tenta di praticare un’operazione trasformista per liberarsi sul fronte destro e restare in vita su un crinale “draghiano”), se la fa riproporre da un giornalista di Repubblica in forma di quesito e dice che è giusta l’ispirazione di Brunetta, che è convincente la proposta di unire le tre grandi famiglie politiche – socialisti, popolari e liberali – che lui da tempo parla di un “campo largo delle forze democratiche  in grado di reggersi su tre gambe. La gamba socialista, popolare e cattolico-democratica già c’è”. Aggiunge che Letta sa come lavorare. Insomma, Letta non ne esce bene. Bettini non lo ha ben informato. Ma Bettini ne esce malissimo. Non ha capito che il futuro della sinistra non è lui e la sua “tessitoria”. Lo sono Clancy e Schlein. E questo è un bene.

Da questa sinistra, non lo scriverò nei minimi particolari per non annoiarvi, ci separa la concezione della vita, ci separa il modo di interpretare la libertà costituzionale. Non basta il fatto che cattolici e comunisti abbiano avuto un ruolo prevalente nello scriverla, la Costituzione. Bisogna vedere 75 anni dopo circa, cos’è rimasto di quella ispirazione in noi e negli altri. Allora, sistemata la sinistra a sinistra per decisione della sinistra, resta da dire che la destra, di centrista, a parte il berlusconismo pseudo centrista (mi perdoni il centrismo storico per non chiarire il punto) non ha nulla. È bene che la destra, si sistemi a destra con propria decisione.

Sotto questa condizione, socialisti, popolari, liberali, senza mischiarsi in clonazioni icocerviste che l’evoluzionismo politico non ha tenuto in vita, potranno nuovamente operare in un confronto democratico per il bene del Paese.

INSIEME, è in grado di prendere la bandiera del popolarismo (eventualmente attraverso passaggi integrativi progressivi). Diamoci il tempo di essere concreti e realizzarli questi passaggi, senza continuare a portare la linfa dell’ispirazione cristiana né a destra né a sinistra, né su base nazionale né su base locale. Non perché si voglia vantare un primato ma perché si ha il più autentico dei desideri democratici, quello di offrire al corpo elettorale proposte che non siano figlie di mediazioni al ribasso. Chiameremo i partiti, presto, con una proposta di modificazione dell’articolo 49 della Costituzione, e la politica tornerà ad essere Politica, non bassa cucina elettoralistica. E ci sarà di giovamento l’unica intuizione corretta dei Bettini: una legge proporzionale.

All’amico direttore di Politica insieme, chiedo di pubblicare le tracce concrete di “Persona, Comunità, Ambiente”, non a beneficio di chi quella iniziativa presa, ma a testimonianza che l’ispirazione cristiana, quella progressista, sociale e interclassista, è stata presente nella politica con iniziative alle quali altre forze sono arrivate con 30 anni di ritardo. C’è solo da rammaricarsi che quell’ispirazione non sia stata maggioritaria nel partito che si dichiarava democratico cristiano.

Alessandro Diotallevi 

 

Ps ) Di seguito le prime tracce concrete di “Persona, Comunità, Ambiente”cui si riferisce Alessandro Diotallevi, in attesa di recuperarne altre