Di fronte alle piazze che tornano a riempirsi, la risposta è sempre la stessa, stancamente reazionaria: un altro decreto sicurezza.
Si pretende di risolvere con un articolo di codice e con l’inasprimento delle pene un problema che è politico e sociale. Si risponde alla violenza, che pure esplode ai margini delle manifestazioni, come se fosse la causa e non il sintomo di un malessere più profondo.
È una scorciatoia comoda. Ma non funziona e non ha mai funzionato. La soluzione sta altrove, e richiede due sguardi diversi che questo Governo si rifiuta di avere. Da un lato, capire e rispondere alle insofferenze che agitano davvero il Paese. Non sono astratte ideologie a portare la gente in piazza, sono motivi economici, concreti, quotidiani. È il caro affitti che rende impossibile studiare fuori sede. È il costo della vita che erode gli stipendi. È l’emergenza abitativa denunciata dagli studenti universitari con le tende davanti agli atenei, a cui non è stata data alcuna risposta strutturale. Finché si ignorerà questa domanda sociale, le piazze continueranno a riempirsi.
Dall’altro lato, e su questo siamo già intervenuti [CLICCA QUI], manca una seria e adeguata politica dell’Ordine pubblico, di contrasto e prevenzione dei violenti.
Non servono norme-manifesto. Servono cose molto più concrete e molto meno spendibili in un titolo di telegiornale: vanno rafforzate le forze dell’ordine, vanno dati loro strumenti efficaci, maggiore formazione e, soprattutto, regole d’ingaggio chiare e diverse, capaci di isolare i violenti senza criminalizzare l’intera manifestazione.
Gestire una piazza è un’arte difficile che richiede intelligenza, non solo manganelli. Ma è troppo più comodo abbandonarsi alla retorica. È più facile la strumentalizzazione, l’individuazione del nemico, il varo dell’ennesimo decreto sicurezza che servirà solo a far dire di aver fatto qualcosa.
Così si alimenta un circolo vizioso: si lascia marcire il disagio sociale e, quando quel disagio esplode, lo si reprime con una norma simbolica. L’ordine pubblico non si difende così. Si indebolisce.
Giancarlo Infante