Per la Ministra per il Mezzogiorno, Mara Carfagna, “non ci sarà luogo in Italia, dove sarà conveniente investire, migliore del Mezzogiorno”.

Di fronte ad disposto della Legge Bassanini ed il successivo Decreto Legislativo numero 112 del 31 Marzo 1998, la pagina del Corriere della Sera del 16 Dicembre 2021, con il suo incipit in terza colonna, “Noi vogliamo” fa fare ai due firmatari, due presidenti di regioni del Nord, la figura dei bimbetti che battono i piedini di fronte ad una mamma che non li abbia ancora accontentati; per la Costituzione, il più ampio decentramento è “amministrativo” (Articolo 5 Costituzione).

Se tutte le regioni a Statuto ordinario potessero chiedere le 23 materie oggetto del contendere, a finanza invariata, si andrebbe a svuotare di contenuti l’articolo 117 della Costituzione. Finora l’apparente direzione di marcia è stata di diverso segno.

Perché l’impresa, struttura della società dedicata alla creazione di ricchezza, reale motore dell’economia, sia e resti un valore, funzionale serve l’abbattimento, nel Mezzogiorno, in generale, e in Sicilia, specialmente, delle barriere geografiche: il Ponte sullo Stretto di Messina, la realizzazione del raddoppio ed elettrificazione delle arcaiche tratte ferroviarie esistenti, la perimetrazione siciliana della Rete ferroviaria ad Alta Velocità\Capacità, il completamento della Rete autostradale siciliana e della strategica (per la connessione delle Aree Interne), Nord Sud Sicula ed il collegamento di tutto quanto sopra con il porto di Augusta, con il Corridoio europeo 1 e con il Corridoio ferroviario europeo ScanMed. Solo così le imprese siciliane, anche avvantaggiandosi dei benefici fiscali delle 3 Zone economiche speciali (ZES), saranno nelle precondizioni oggettive di attrarre quegli investimenti esogeni indispensabili per una proficua ripartenza post Pandemica.

Altra importante precondizione è un cambio di passo delle pubbliche amministrazioni assicurando efficacia, efficienza e concorrenza regolata sulla base del rispetto delle norme nelle procedure di scelta del contraente, dello snellimento delle procedure, della puntualità nella execution, del rispetto dei termini di legge in materia di pagamenti. Bisogna imparare a spendere presto e bene le tranche di versamenti dei fondi europei che dovrebbero affluire nell’area, in misura non inferiore al 40% di quel che attiene al PNRR, nonché le risorse aggiuntive affluenti nell’area ai vari titoli attualmente previsti.

Serve essere certi che i Fondi Europei destinati al Mezzogiorno ed alla Sicilia consentano di disegnare Mezzogiorno e Sicilia del futuro, comunità e territori in grado di rappresentare il secondo motore imprenditoriale del Paese. Serve recuperare i miliardi precedentemente appostati sul Reddito di Cittadinanza, sugli inutili Navigator, sulla ingiusta quota 100, investendoli su misure concretamente capaci di contribuire al contrasto alla povertà, tramite finanziamenti funzionali alla crescita dei territori e contestualmente alla creazione di nuovo lavoro tramite la realizzazione di infrastrutture strategiche.

Il  responsabile delle politiche UE per le regioni e le città metropolitane, della Direzione generale della Commissione Europea, il belga Willibrordus Sluijters, in occasione di un seminario sui Fondi europei, tenutosi a Palermo nei primi giorni di Novembre 2021, ha dichiarato quanto già noto agli addetti al lavori: “Il progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, che non può essere presentato solo dalle due Regioni interessate, trattandosi di opera strategica inserita nel corridoio europea Ten-T Scandinavo\Mediterraneo, deve essere presentato dal Governo italiano”- Ha precisato anche che la Commissione finanzia i Ponti e ne ha già finanziato diversi, finanzierebbe questo considerandolo opera strategica europea, e che ritiene incomprensibili gli attuali atteggiamenti dilatori italiani. Riguardo la Sicilia, in particolare, ha ricordato che resta ancora da spendere il 50% della programmazione relativa al periodo precedente, prorogato all’anno 2023. Il problema non è, quindi, costituito dalle risorse, ma dalla volontà di realizzare questa infrastruttura strategica e dalla capacità di effettuare la spesa nei tempi stabiliti. Anche i componenti dell’Intergruppo, hanno espresso l’intenzione, all’interno della Legge Finanziaria, di proporre l’introduzione di una norma che preveda l’inserimento della costruzione del Ponte Euromediterraneo, sulla base dell’unico progetto esistente, opportunamente aggiornato, quello a campata unica e dei progetti relativi alle opere collegate, in modo da avviare i cantieri con tempistiche compatibili con le previsioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Su un altro versante, invece, i dati ci impongono di ragionare sui risultati di scelte precedenti. Nelle ultime 24 posizioni della classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita dell’anno 2021, nelle 108 città italiane capoluogo di Provincia, ci sono solo province del Mezzogiorno quali Palermo, Catania, Messina, Napoli; ultima delle 108 Crotone. La quota di personale comunale laureato, sul totale, è dell’11% a Palermo, del 19% a Napoli, del 32% a Bologna.

Gli assi del Pnrr sono stati pensati per recuperare anche tutti quei ritardi che hanno come conseguenze il trovare città del Mezzogiorno costantemente nelle ultime posizioni della classifica relativa alla qualità della vita in Italia. Compito delle nuove generazioni di Amministratori Pubblici meridionali è l’intestarsi questo problema ed ingegnarsi sul come porre rimedio nell’interesse. Per rimettere in modo efficiente l’intero Paese, bisogna rompere questa separazione di realizzazioni, in termini di efficacia ed efficienza, tra Nord e Mezzogiorno. Perché ciò avvenga, il Pnrr ha previsto di riservare alle regioni del Mezzogiorno 82 Miliardi di euro). A metà novembre 2021, è stato approntato il Piano di riparto dei 630 milioni di euro che il Pnrr ha destinato alle Zes del Mezzogiorno e su cui il Governo deve deliberare entro il 31 dicembre 2021.

Una considerazione: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrà successo se riuscirà a trasformare l’intero ecosistema del Mezzogiorno attraverso l’utilizzo dei citati Fondi strutturali prevalentemente finalizzati all’incremento di produttività e redditività per le imprese e le collettività. Due presidenti di regioni del Nord, però, indifferenti al segnale ribadito dalla Ministra Carfagna, hanno firmato un articolo di tre quarti pagina su tre colonne sul Corriere della Sera, per affermare, financo di striscio rispetto alla Costituzione, “Noi Vogliamo…….”. Tocca ora ai Presidenti delle Regioni del Mezzogiorno chiedere ed ottenere lo stesso spazio per contrapporre le loro argomentazioni, i loro credibili progetti, le loro strategie per ottenere un obiettivo che non può che chiamarsi coesione e convergenza, perequazione, miglioramento della qualità della vita.

La Repubblica una ed indivisibile sul piano dei diritti e dei doveri di tutti cittadini, ai sensi dell’articolo 3, postula che ogni cittadino, ovunque nasca, abbia diritto all’attribuzione, per far fronte ai propri bisogni essenziali, di analoga quota di spesa pubblica. Le regioni non possono esondare dal ruolo che la Costituzione affida loro.

Massimo Maniscalco