Questa che segue è l’introduzione al Primo Quaderno sulle Politiche industriali che, curato da Roberto Pertile, raccoglie l’elaborazione di INSIEME  sviluppata nel corso di numerosi incontri e webinar

 

Una proposta di politica industriale

– Si ritiene che il PNRR sia un’occasione irripetibile per dare un indirizzo strutturale all’attuale
crescita economica, che corre il rischio di esaurire i suoi effetti nel breve periodo secondo
una logica di ricadute socio-economiche a “pioggia”
1. Sulla base di questa valutazione si ritiene prioritario ed essenziale per la politica del
Governo:
1.1 massimizzare la capacità di incrementare i processi di accumulazione e la
competitività del sistema produttivo mediante una politica innovativa di diffusione
del progresso tecnologico su tutto il territorio nazionale;
1.2 redazione di un piano quinquennale 2023-2027 per l’innovazione e la ricerca,
indirizzato alle Università Italiane ed ai Centri e agli Istituti di ricerca, pubblici e
privati. Il Piano fissa le priorità e delega l’attuazione degli obiettivi del Piano ai
costituendi distretti di innovazione tecnologica e gestionale.
La primaria e permanente fonte di finanziamento del Piano sono gli attuali flussi
monetari destinati ai professori universitari ed ai ricercatori delle università e dei
centri di ricerca pubblici. Il 50% di queste risorse vanno vincolate all’attività di
ricerca secondo gli indirizzi di priorità del piano. Non è finanziata alcuna attività
diversa con risorse pubbliche. Le risorse del PNRR dovrebbero essere il volano
iniziale.
2. Con la massimizzazione del dinamismo tecnologico (che è la causa prima dello sviluppo
dei processi di accumulazione), si ottiene l’ottimizzazione delle risorse da ripartire tra il
capitale e il lavoro.
2.1 La scelta politica è di ripartire le risorse a prevalente beneficio del lavoro. Lo strumento
principale è l’intervento pubblico attraverso la realizzazione di un sistema di formazione
permanente: dall’istruzione alla educazione, in grado di superare l’obsolescenza
tecnologica e di tutelare la persona che c’è in ogni lavoratore.
Nella realizzazione di questo processo formativo dovrebbero avere un ruolo decisivo i
Comuni (con un ridimensionamento di quello delle Regioni) e i distretti tecnologici, di cui si
è detto. Questi ultimi diventano fondamentali per la crescita professionale ed intellettuale
del lavoratore digitale.
Per realizzare questo programma formativo, va costruita una “regia nazionale” molto snella
che si coordini con i Comuni e con i distretti.
3. Formare una nuova imprenditorialità. L’attuale tendenza al rafforzamento dell’oligopolio
internazionale, va controbilanciata da una reazione formativa, che riguarda sia il campo del
tradizionale “manager” d’azienda, sia il lavoratore digitale. Tutti questi soggetti rifiutano la
perdita di senso sociale e culturale ed esprimono una domanda di educazione continua allo
sviluppo dello spirito costruttivo di sè stessi.
4. La presente proposta è di tipo “selettivo” e solidale. Si intende cioè dare priorità agli
accordi di erogazione di servizi reali (contratti di ricerca ecc.) rispetto ai sussidi monetari,
quest’ultimi meno efficaci nel rendere competitivo il sistema produttivo. E’ una proposta di

solidarietà sociale, perché la massimizzazione delle risorse è funzionale a riequilibrare le
disuguaglianze sociali, con la tutela formativa dei lavoratori.

 

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