“Siamo un popolo di ferro”. È davvero patetica la pubblicità che sta facendo circolare sulle televisioni nostrane Ferrovie Italiane. Uno spot grondante di retorica che, probabilmente, non oserebbero mai produrre in altri paesi – ma forse qualcuno vorrebbe leggere Nazione – che hanno alle spalle ben altra tradizione di forza erculea e di resilienza. Noi siamo poeti, artisti, santi e navigatori non certo un “popolo di ferro”. Stando semmai a come ci hanno spesso considerato tanti europei, che nel passato faticavano a capacitarmi di come riuscissimo ad essere alleati di loro e poi ritrovarci armati contro di loro, saremmo più da considerare “fil di ferro”.. e pure del tipo più molle e manipolabile.

Quella di Fs è una pubblicità – non è così, per carità – che pare prodotta direttamente dai Fratelli d’Italia con tanto di tricolore che, a un certo punto, appare per consolidare l’afflato da D’Annunzio “dei poveri” che ancora piace. È molto più probabile che il tutto sia emanazione, invece, del circolo che circonda Matteo Salvini sovrintendente ai trasporti.

Forse sarebbe stato meglio affidarlo alla regia di un napoletano e non al veronese che lo ha girato. Si perché a proposito del ferro, oltre ad esaltare le nostre meraviglie, avrebbe trovato il modo per parlare sì di ferro… ma, soprattutto,  quello da toccare quando c’è da prendere un treno di Salvini.

 

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