A memoria d’uomo, da prima di quando qualsiasi persona vivente possa ricordare, Milano ha costituito un motivo d’orgoglio, ed una speranza, per ogni Italiano.

Cosa grida il la ragazza offesa e oppressa, interpretata da Stefania  Sandrelli nel momento più drammatico di quel film altamente simbolico dell’evoluzione della condizione femminile in Italia che si intitola “Sedotta e abbandonata”? Grida: “voglio andare a Milano!”

E poi, quale origine regionale simula il – non tanto piccolo – imprenditore di chiara origine calabrese che ha fatto fortuna creando nel Vicino Oriente un villaggio turistico a prezzi accettabili dall’italiano medio? Non solo si finge meneghino, ma dice persino: “Guarda un po’! Mi tocca trattare con i romani”.

E infine, di cosa può inorgoglirsi, per sentirsi superiore almeno a qualcuno, se non di essere un bergamasco immigrato a Milano, il povero direttore in giornale che si potrebbe intitolare “Servo”, quando la mattina per farsi la barba è costretto guardarsi allo specchio,  e si vede com’è, e per quello che è?

Milano, per tre generazioni successive alla seconda guerra mondiale è stato un simbolo di modernità, di apertura sull’avvenire, di iniziativa economica. E’ stata decisamente ciò che tutta l’Italia ambiva ad essere. Ed è perciò con autentico dolore, e con non poca preoccupazione, che negli ultimi tempi abbiamo assistito a episodi che sembrano segnare l’ingresso ufficiale della Lombardia e della sua nebbiosa e struggente capitale nel novero ufficiale dei paesi sottosviluppati. Perché quale amministrazione se non quella di un paese del Terzo Mondo si sarebbe fatta trovare tanto impreparata, e avrebbe reagito in maniera così inefficiente e scomposta, di fronte a un’epidemia, quanto si è fatto trovare quella dell’ineffabile avvocato Fontana. Il quale, peraltro, lombardo non è.

E dove, se non nel nostro più profondo e abbandonato sud, l’opinione pubblica avrebbe silenziosamente accettato che la spavalda iniziativa di costruire, quasi come fanno i Cinesi, un nuovo ospedale in una decina di giorni finisse nelle desolanti polemiche che hanno accompagnato il ricovero nella nuova struttura di appena una ventina di persone?

Quando, se non sessant’anni fa, nel 1962, e dove, se non in America Latina, nei giorni successivi ad una partita che passò alle cronache come la “battaglia di Santiago”, il più importante giornale del paese poteva titolare a tutta pagina “A prensa Italiana insulta a Chile”, e provocò un incidente diplomatico perché due giornalisti sportivi, Antonio Ghirelli e Corrado Pizzinelli, avevano accennato alle terribili devastazioni provocate dal terremoto di Valdivia.

Ora vediamo che un quotidiano come il Corriere della Sera è arrivato a scrivere – sempre in prima pagina, ovviamente, ed a caratteri di scatola – in “Attacco M5S alla Lombardia” contro le critiche rivolte da un deputato quasi sconosciuto a “la gestione della Sanità targata prima Formigoni e poi Lega”. Critiche cui Fontana ha risposto in un modo che non ci si sarebbe aspettato neanche da uno come lui: azzerando – forse in nome dell’autonomia accresciuta di marca vetero-leghista – il numero delle vittime. Salvo poi prepararsi a rimangiarsi tutto, e precisando di “non essere euforico”.

Povera Lombardia! E povera austera, dignitosa, laboriosa, creativa, amata Milano!

Giuseppe Sacco