Si giunge al fine anno senza che si sia sollevato completamente il velo di “riservatezza” che continua a ricoprire il Pnrr. Il più grande finanziamento europeo per l’Italia mai ricevuto. Ed è grazie a quei soldi se Giorgio Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno potuto condurre una manovra utile a farci uscire dalla Procedura d’infrazione in materia di conti pubblici.

Bisogna riconoscere questo merito – che però non è stato uguagliato per altre circa 70 procedure simili che ci restano comminate dall’Unione europea. Questa, però, è la più importante perché migliora il nostro accesso ai mercati finanziari facendoci costare meno nel futuro i prestiti cui attingeremo.

Abbiamo comunque già detto della manovra “povera” di quest’anno. Cui mancano, come è stato per tante altre del passato, investimenti adeguati per innovazione, formazione, sostegno alla ricerca ed alle nuove tecnologie  che ci potrebbero far intravedere un passaggio ad un’Italia davvero competitiva. Ma nessuno ha mai il coraggio di giocare queste carte intervenendo su di un’autentica trasformazione delle voci di spesa del Bilancio. Purtroppo, pure dai banchi delle opposizioni non sentiamo levarsi credibili proposte in tal senso, compresse come sono, anch’esse, a coltivare il “loro” esistente.

Il vero terreno di verifica sarà quello del 2026che domani si presenta alle nostre porte. Perché non avremo più i finanziamenti del Pnrr e, dunque, ci si dovrà davvero inventare qualcosa. Sarà l’anno della vigilia elettorale e vedremo se Meloni e Giorgetti non ci diranno di aver scoperto un “tesoretto” da utilizzare tutto in campagna elettorale.

Ad oggi resta un dato di fatto: come ha plaudito Giorgia Meloni, l’Italia è rimasta in testa alla classifica per l’utilizzazione dei fondi del Pnrr. Ma senza precisare che siamo quelli che, in realtà, al momento, possono vantare di essere quelli che hanno preso più soldi di tutti. Cioè, più indebitati di tutti. E solo quando si solleverà il velo persistente sul reale utilizzo di quei soldi sapremo se sarà stata vera gloria o maggior debito lasciato al prossimo governo ed alle future generazioni. Non ci resta che farci gli auguri per l’Anno nuovo…

About Author