Se siamo giunti per l’ennesima volta a incaricare le nostre Forze Armate per salvarci e per toglierci dagli inceppamenti delle scelte politico-dirigenziali, programmatiche, operative, di soccorso e ripristino, significa che il nostro sistema di emergenza civile e previsione-protezione strategica è ormai fallito. Forze Armate che hanno istituzionalmente un importante mandato di Difesa e mantenimento della Pace Nazionale e Internazionale, che attualmente con tale servigio, sono parzialmente distolte.

Nonostante una storia tutta italiana di plurimi eventi che hanno caratterizzato piccole e grandi emergenze spesso sfocianti in immani tragedie, non siamo ancora riusciti a creare, identificare, stabilizzare una Catena di Comando che sappia comprimere i tempi di prevenzione, previsione, preparazione, intervento e ripristino, attraverso e soprattutto con validi modelli organizzativi.

Troppi e plurimi enti, oltre a duplicate creazioni di apparati all’insorgere di criticità  sanitarie, ambientali, di sicurezza e altro ancora, non stanno agevolando la messa a terra dei principi di Public Safety and Homeland Security. Vi è da risolvere, alla luce dei numerosi fatti storici, il “conflitto” tra Stato, Regioni, Provincie ed Enti Locali, che sono  spesso bacini moltiplicativi di funzioni.

Questo avviene per una errata e distorta cultura di incarichi, di consulenze, di servizi spesso indotti ma non necessari e forse anche di troppo consenso (voto-promessa) elettorale.

Il nostro Paese ha plurime Forze di Polizia, plurime forze di Soccorso Tecnico e altrettante di Soccorso Sanitario pubbliche, private e di volontariato. Oltre a una struttura di Protezione Civile con altrettante declinazioni. A queste occorre aggiungere tutta una serie di sistemi costosi per metterle in rete e condivisione. Mettiamo al bando i dati che in base a come vengono presentati e interpretati, servono a portare l’acqua forzatamente ai mulini campanilistici o a giustificare eccellenze che poi in realtà non lo sono. Occorre ragionare sulle funzioni, sugli onesti obiettivi e sulla facilitazione di questi rivolti al servizio e al bene comune, per poi identificare poche strutture istituzionali definitive, altamente professionali, integrate e sempre operative.

Ormai non possiamo più reggere un Sistema di Emergency Management basato sulla buona volontà dei Cittadini che devono mettere a disposizione parte del proprio tempo e quindi della propria vita, sacrificandolo ad altro (in primis la famiglia, lo studio e il lavoro). Non possiamo altresì continuare a sostenere costi esorbitanti per il mantenimento di strutture che erogano medesimi servizi.

Partiamo quindi dalla Scuola (ITS e Università), che deve generare le professioni del Soccorso Pubblico. Professioni che necessitano di una solida cultura di base nazionale e internazionale. Scuola che deve mantenere alta la performance di tali professioni con la formazione continua anche attraverso interscambi almeno europei. In questo modo daremo un’opportunità professionale e di lavoro ai giovani, finalizzando le necessità di impiego. Non si creano e non si abilitano professioni e funzioni senza Cultura e senza Scuola. Facciamo in modo che questo principio sia alla base della lungimiranza e della programmazione. Poi passiamo alla elevazione della valorizzazione giuridica delle professioni, delle trasformate e ridotte istituzioni, acquisendo maggiore credibilità e rispetto mediante una finalizzazione degli obiettivi di servizio. Altresì garantire sia a tali servizi, sia ai professionisti tutte le tutele di prevenzione della salute, di mantenimento di performances psico-fisiche-attitudinali in modo costante e di alto livello. E in conclusione, serve anche una buona dose di umiltà e moralità nell’ammettere incapacità ed errori apicali: partendo da quella base culturale nazionale e internazionale citata, acquisire anche copiando, le buone prassi almeno europee di organizzazione, se necessario rivedendo o riprendendo anche i nostri dettami normativi storici (alcuni dimenticati o mal applicati), sempre nel rispetto Costituzionale. Avremo, in tal modo, raggiunto una tranquillità sia in termini di sicurezza pubblica (Cittadino) e dei territori (Paese).

Marco Torriani