Il Coronavirus sta picchiando duro in ogni parte del mondo. Così pure in Europa. Anche in Italia. E’ quella seconda ondata preannunciata con più scaramanzia che convinzione a fine lockdown, stigmatizzata in estate con spavalderia, temuta con imprudente leggerezza a inizio autunno, subita come uno tsunami nelle ultime settimane.

Il Paese risponde con eroismi di singole persone o categorie: dai medici agli infermieri, dagli insegnanti al terzo settore. Nello stesso tempo la macchina burocratica a tutti i livelli procede con tutta la sua inefficienza, farraginosità e arretratezza in una selva oscura di leggi, regolamenti nazionali, regionali, comunali, spesso in contraddizione e contrapposizione tra loro.

La classe politica, tranne qualche valida eccezione, dimostra tutta la sua incapacità e inadeguatezza ad essere classe dirigente come ha puntualmente e amaramente rilevato Giancarlo Infante nell’articolo di lunedì 2 novembre su queste colonne ( CLICCA QUI ). Aggiungo un solo esempio, tra i più recenti. Un governatore (non cito il nome perché la questione è generale) ha annunciato che la capienza del trasporto pubblico passerà dall’80% al 60%. Verrebbe da dire: decisione saggia. Invece è conseguenza della stupidità.

E’ vero che gli italiani hanno la memoria corta, tuttavia qualcuno ricorderà che in agosto il governo aveva proposto di limitare la capienza al 50%. I governatori insorsero, perché il trasporto è competenza regionale: si raggiunse il compromesso all’80%. Poi autobus, tram e metro si sono riempiti come sardine. Per dirla alla Ugo Tognazzi di “Amici miei I”, visto che ricorre il 40.mo della scomparsa, verrebbe da imprecare: “Ma vogliamo scherzare o è una supercazzola prematurata?”

Ritengo che la malaccorta gestione del trasporto pubblico sia al primo posto tra le cause che hanno favorito una così incontrollata e improvvisa diffusione del contagio. E ancora: poco più di due settimane fa, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha avviato le prime restrizioni, affidando a comuni e Regioni di provvedere con interventi restrittivi dove necessario. Governatori e sindaci sono insorti definendo quell’atto uno scaricabile. Governatori e sindaci hanno grandi investiture popolari, eppure non hanno neppure il coraggio e la forza di chiudere un bar per emergenza sanitaria.

Poco più di una settimana fa Conte è intervenuto con altre restrizioni: governatori e sindaci sono insorti perché si stanno crocifiggendo alcune categorie. Senza spiegare quali altre categorie si dovevano chiudere. Ma soprattutto senza spiegare come fermare il contagio. Sorvolo su comportamenti e reazioni delle forze politiche, perché un livello così basso della politica merita solo la reazione stizzita di Dante Alighieri: “Fama di loro il mondo esser non lassa/ misericordia e giustizia li sdegna:/ non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

Il sistema elettorale di Regioni e Comuni porta ad avere governatori e sindaci che si sentono investiti a comandare più che a governare.

In questo marasma ha operato il governo e non credo abbia fatto peggio di quelli europei. Ci sono stati errori, ritardi, sottovalutazioni, tuttavia, come ha ben spiegato Domenico Galbiati su questo giornale domenica 1^ novembre ( CLICCA QUI ), difficile immaginare che qualche altro avrebbe fatto meglio. Conte, però, ha commesso un errore madornale e imperdonabile: aver scordato o sottovalutato che l’Italia è il Paese del Guicciardini, il “profeta” del particulare. Diceva Indro Montanelli: “Il cinismo che predicava, anche lo praticava; è stato un mostro di egoismo e opportunismo che non si prende neanche la pena di dissimularli”.

Allora più un ammonimento appare come un rimprovero l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al monumento alle vittime del Covid-19 nel cimitero di Castegnato (purtroppo oltraggiato appena realizzato con la sparizione della croce) nel chiedere agli italiani di mettere “da parte partigianerie, protagonismi, egoismi, per unire gli sforzi, di tutti e di ciascuno nell’obiettivo comune di difendere la salute delle persone e di assicurare la ripresa del nostro Paese”. Insomma, mettere da parte Guicciardini.

Luigi Ingegneri