“……mettere per iscritto i valori della dignità dell’uomo, libertà, eguaglianza e solidarietà accanto ai principi fondamentali della democrazia e dello stato di diritto configura un’immagine dell’uomo, un’opzione morale ed un’idea di diritto non scontate, bensì qualificanti dell’ identità dell’Europa, che dovrebbero venir garantite nella Costituzione europea…..”. Così l’allora cardinal Ratzinger in uno scritto in cui confessa di non essere “preparato per entrare in una discussione dettagliata sulla Costituzione europea”. Della quale, peraltro, indica tre elementi, a suo avviso, fondativi.

“L’ incondizionatezza”, in primo luogo, grazie alla quale “la dignità umana e i diritti umani devono essere presentati come valori che precedono qualsiasi giurisdizione statale”. I diritti fondamentali, sostiene il futuro Pontefice, “esistono per diritto proprio, sono sempre da rispettare da parte del legislatore, sono a lui previamente dati come valori di ordine superiore”. Cioè, ontologicamente fondati, non aggiunti quale accidente, ma originari, fondativi, co-sostanziali all’ essenza dell’uomo, a ciò che lo costituisce quale “persona” anche laddove, come in certe forme gravissime di disabilità, il soggetto fosse privo di qualunque attribuzione ed autonomia funzionale. E’ quanto afferma anche l’articolo 2 della nostra Costituzione, quando afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo…..”. La Repubblica non li fonda, ma ne prende atto e li assume in quanto valori che la precedono.

In secondo luogo, sostiene il cardinale Ratzinger : “L’Europa non sarebbe più Europa, se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale (il matrimonio monogamico e la famiglia) scomparisse o venisse cambiata nella sua essenza”.

Infine, la questione religiosa. E’ fondamentale – sostiene il futuro Benedetto XVI – per tutte le culture : “il rispetto di ciò che per l’altro è sacro e particolarmente il rispetto per il sacro nel senso più alto, per Dio….. Laddove questo rispetto viene infranto in una società, qualcosa di essenziale va perduto”.

Domenico Galbiati

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