Per raggiungere la sostenibilità ecologica è necessario compiere tre transizioni: energetica (dai combustibili fossili alle energie rinnovabili), economica (dall’economia lineare all’economia circolare) e culturale (dal consumismo alla sobrietà). La sostenibilità ecologica, però, non basta. Se la “casa comune” è ben fornita, ma molti di quelli che la abitano non possono accedere alle risorse, non c’è sostenibilità sociale.

Il capitalismo produce incredibili disuguaglianze che si autoalimentano. Ad esempio, nel mondo l’1% più ricco detiene più beni di 6,9 miliardi di persone e, in Italia, il patrimonio dei tre più ricchi è superiore alla ricchezza collettiva
 dei sei milioni di persone più povere.

In molti Paesi, le difficoltà sociali e sanitarie non dipendono dal basso reddito medio, ma dalla disuguaglianza di reddito che fa aumentare gli indici di malessere (ad esempio numero di carcerati) e diminuire quelli di benessere (ad esempio, il livello di istruzione). Quindi, se si vuole migliorare la qualità della vita, non è importante la crescita economica; piuttosto, si devono ridurre le disuguaglianze. Nell’enciclica Laudato Sì’ papa Francesco ammonisce: “Ci dovrebbero indignare le enormi disuguaglianze che esistono fra noi; … molti si trascinano in una miseria degradante, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ciò che possiedono”.

 Le ricette proposte per tentare di ridurre le disuguaglianze sono: tassazione progressiva molto più spinta (altro che flat tax, tassa piatta!), tetti agli stipendi dei manager e alte tasse di successione. La pandemia COVID-19 ha messo ancor più in rilievo il problema delle disuguaglianze. Mentre 40 milioni di americani perdevano il lavoro, il fondatore di Amazon ha aumentato il suo patrimonio di 25 miliardi. Sui poveri hanno pesato anche il cambiamento climatico, il gap tecnologico, l’impossibilità di mantenere il confinamento sociale negli affollati quartieri popolari e la scarsità di mascherine e disinfettanti.

Il 18 luglio, 84 miliardari di otto nazioni (nessuno dei 36 miliardari italiani!) hanno riconosciuto che la crisi causata dalla pandemia è insostenibile e che non può essere risolta con una caritatevole politica sociale, perché è il lavoro che dà dignità all’uomo. Hanno scritto: “A differenza di decine di milioni di persone in tutto il mondo, noi non dobbiamo preoccuparci di perdere il nostro lavoro e le nostre case” e hanno chiesto ai governi di essere tassati in modo “immediato, sostanziale e permanente” per creare posti di lavoro.

Vincenzo Balzani

 

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Immagine utilizzata: Pixabay