Poi, si dice che c’è la completezza dell’informazione. Doverosa soprattutto nel periodo elettorale. Ma moltissimi romani hanno scoperto solo al momento di riceve la scheda per votare per il rinnovo dell’Amministrazione capitolina che c’era pure l’opzione Nerone. Certo ipotesi estrema, ma che la può dire tutta su come alcuni romani pensano di rilanciare la propria citta. Partire da zero come accadde nel ’64 dc  dopo una calorosa rinfrescata?

Questa lista Nerone si è presentata sotto gli occhi degli elettori all’improvviso e non pochi di loro si saranno chiesti se c’era un segnale da cogliere in quell’improvviso divampare delle fiamme che hanno avvolto inopinatamente il famoso Ponte di Ferro, proprio poche ore prima dell’apertura dei seggi. Forse che i pronipoti di uno dei più famosi incendiari della storia vi hanno voluto vedere la risposta allo sbarramento mediatico in atto da mesi, e d’inaudita potenza,  intenzionato a limitare la scelta tra i candidati canonici di destra, sinistra, 5 stelle e quella via di mezzo rappresentata da Carlo Calenda?

Quella di Nerone è una lista tutta romanesca con i suoi candidati detti Claudius, Frontino, er Salustro, Mecenate, Calpurnia, Pompa;  per non farsi mancare un pezzetto di nobiltà sia pure tutta da confermare,  Tacchia, o il richiamo ai famosi, veri gladiatori di un tempo che fu, con quel soprannome, Flamma, comunque esibito da una donna. Mentre un’altra candidata si fa chiamare Ninuphar, forse in omaggio al giglio d’acqua portato nella Roma imperiale dalle province orientali. Ovviamente, non manca un programma di partito e del tutto originale ( CLICCA QUI ) per stendere il quale qualcuno si è impegnato sostenendosi sul Gruppo Storico Romano che ne costituisce l’ossatura “culturale”. Il suo fondatore, Sergio Iacomoni,”da anni realizza grandi rievocazioni in costume del passato repubblicano e imperiale dell’Urbe”. Iacomoni si presenta per benino, pubblicizza persino il proprio certificato dei carichi penali pendenti con scritto sopra un bel NULLA ( CLICCA QUI ).

Ma anche questi romani veraci e goliardici rischiano di arrivare a grande distanza dal primo vero partito, nel Paese e nella Capitale, che risponde al nome astensionismo. Si sono presentati per cambiare la musica, ma questa è sempre la stessa, purtroppo.