Continuano le polemiche sul Superbonus 110% per le ristrutturazioni abitative. Nel recente Decreto aiuti-bis approvato dal Consiglio dei ministri non ha trovato spazio la norma finalizzata ad ampliare la cessione del credito da parte delle imprese e degli intermediari finanziari, richiesta a gran voce dalle associazioni imprenditoriali del settore delle costruzioni. Con i limiti attuali migliaia di imprese si ritrovano nella paradossale condizione di essere soverchiate da ordinativi, ma prive della liquidità necessaria per poterli eseguire, per via del superamento della capienza fiscale degli intermediari finanziari che impedisce il recupero dei costi detraibili. Nelle prossime settimane sarà possibile valutare se nel corso dell’iter parlamentare dei lavori per la conversione in legge del nuovo decreto aiuti verrà trovata una soluzione al problema. 

Nel frattempo rimane aperto l’interrogativo riguardo le prospettive future delle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie. Il presidente del Consiglio Draghi è stato esplicito nel considerare il Superbonus una misura moralmente discutibile ed economicamente non giustificata, per l’eccesso dei vantaggi generati per i proprietari delle abitazioni e per gli oneri assunti dallo Stato che sono superiori ai costi sostenuti per finanziare le ristrutturazioni. 
Un fattore che ha conferito una sorta di supporto legale allo straordinario aumento dei prezzi dei materiali di costruzione e delle prestazioni lavorative, precedente la crescita di quelli energetici. Un effetto negativo e opposto rispetto alla calmierazione dei prezzi generata dal conflitto di interessi tra committenti e fornitori delle vecchie detrazioni fiscali che limitavano i rimborsi al 50%-65% dei costi sostenuti. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha formalmente accertato truffe formali per un importo di circa 6 miliardi di euro.

L’Enea, l’ente pubblico incaricato di raccogliere e monitorare le domande per le detrazioni fiscali, ha fornito i dati sullo stato di avanzamento del provvedimento al mese di luglio 2022: 39,75 miliardi di euro ammessi ai benefici, per un importo di 43,72 miliardi a carico dello Stato, e con opere già eseguite per 31 miliardi.

Secondo uno studio commissionato dalla stessa Ance a Nomisma, reso pubblico il 13 luglio u.s., gli interventi già attivati (38,7 miliardi) avrebbero contribuito a una crescita del Pil pari al 7,5% per un valore complessivo di 124,8 miliardi così suddivisi: 56,1 miliardi per le imprese di costruzione e affini; 25,3 miliardi per le prestazioni indirette operate da professionisti e fornitori di servizi; 43,8 miliardi di indotto per la produzione e la fornitura beni destinati alle abitazioni. Secondo questo studio, nel bilancio ambientale dovrebbero essere ulteriormente calcolati: la riduzione di un milione di tonnellate di CO2, circa 500 milioni di risparmio dei costi energetici per i proprietari delle abitazioni e per i condomini, un aumento del 48% del valore delle abitazioni ristrutturate. Per la parte sociale il bilancio potrebbe vantare la generazione di 630 mila posti di lavoro (410 mila diretti e 220 mila nell’indotto). 

Secondo questi studi, il Superbonus rappresenterebbe una sorta di Uovo di Colombo di matrice neokeynesiana dove gli incentivi pubblici, superiori alla spesa sostenuta dai beneficiari, generano un aumento esponenziale in termini di benefici privati, collettivi e pubblici talmente evidente da consigliare non solo una proroga temporale dell’intervento (che secondo lo studio di Nomisma suscita l’interesse di 7 milioni di famiglie rispetto alle 600 mila finora coinvolte), ma anche di applicare questo modello anche ad altri settori.

Le previsioni, a dir poco ottimistiche, si spiegano anche per gli espliciti interessi degli elaboratori di queste stime. Maggiormente comprensibili se si considera la contrazione delle attività registrata dal settore delle costruzioni nei dieci anni precedenti la pandemia Covid con la perdita di 670 mila posti di lavoro.

La ripresa del settore, certamente favorita dall’avvento del Superbonus, ha consentito di recuperare circa 190 mila occupati. Il contributo dei comparti delle costruzioni per la ripresa dell’economia italiana negli ultimi 18 mesi è stato consistente. Così pure l’effetto indotto sul complesso delle attività economiche e delle innovazioni di prodotto generate nel sistema anche per l’obiettivo della sostenibilità ambientale. 

Tuttavia, premessa la validità di questi obiettivi, il metodo utilizzato per stimare i costi benefici del  Suoerbonus lascia un poco a desiderare. Le critiche al provvedimento avanzate dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia Franco, oltre che da numerosi esperti della materia e dalla Guardia di Finanza, non vengono affatto smentite.

Le analisi sul campo confermano come la crescita dei prezzi dei materiali delle costruzioni, i costi delle certificazioni e delle asseverazioni dei professionisti, quelli delle intermediazioni bancarie per la cessione dei crediti d’imposta, abbiano comportato una sottrazione di circa il 40% dei potenziali vantaggi promessi ai committenti. Riportandoli praticamente sui valori delle precedenti detrazioni fiscali che, quantomeno, avevano il pregio di essere semplici, collaudate, immediatamente fruibili e che stimolavano l’interesse del committente a contenere i costi delle prestazioni. Vantaggi ridotti per i committenti ma costi aumentati per lo Stato, e con essi anche la riduzione dell’impatto sui risparmi energetici, a parità di capitale pubblico investito.

Risultati analoghi potevano essere ottenuti, con minori costi per il bilancio pubblico, con un ampliamento mirato delle tradizionali detrazioni fiscali, prevedendo, ad esempio anche le spese per la domotica, per l’adeguamento degli edifici per le persone non autosufficienti, e per i singoli interventi volti a favorire il risparmio energetico che sono stati esclusi per privilegiare le cervellotiche combinazioni tra interventi trainanti e trainati che hanno complicato la vita anche agli addetti ai lavori. Interventi che avrebbero generato benefici diffusi, alla portata delle persone meno abbienti e meno costosi per lo Stato.

La scelta di prevedere detrazioni fiscali superiori ai costi si è rivelata moralmente inaccettabile, socialmente iniqua ed economicamente non efficiente. Sono gli stessi studi a mettere in evidenza i vantaggi dei committenti in termini di valorizzazione delle abitazioni e di risparmio nei costi per le bollette che da soli avrebbero motivato le detrazioni fiscali meno consistenti. Anche i vantaggi in termini occupazionali, sulla base delle stime dell’Istat, risultano largamente inferiori. Le bolle speculative comportano in parallelo anche l’entrata in campo di organizzazioni improvvisate, e di risorse umane prive di competenze, denunciate dalle stesse associazioni delle imprese. 

Come risulta dai numeri consolidati e dalle proiezioni relative agli interventi attesi, gli effetti di trascinamento del Superbonus sui conti pubblici saranno rilevanti. È un nodo che dovrà essere sciolto dalle forze politiche del nuovo Parlamento nell’ambito di una visione del ruolo dell’edilizia residenziale in un Paese caratterizzato da un intenso invecchiamento della popolazione e con fabbisogni abitativi e di servizio radicalmente diversi dal passato. 

Natale Forlani