“ E’ la vera ora X della compagnia”. Lo scrive l’Arena di Verona ( vedi alla fine di questo articolo ) parlando della  vera e propria battaglia in corso per salvare l’assetto cooperativistico della Cattolica. Un gruppo che rischia di veder snaturate la propria storia e la sostanza a seguito della richiesta di un aumento di capitale di 500 milioni di euro attorno cui si gioca il futuro del patrimonio di un’intera città ed anche del mondo cattolico italiano.

Ma Cattolica Assicurazioni, cos’è?

Essa nasce a Verona nel 1896 in forma di cooperativa e oggi è, dunque, una delle compagnie assicurative italiane con una storia ultra centenaria. Quotata alla Borsa Italiana dal novembre 2000, Cattolica è la capogruppo di 11 compagnie assicurative operanti in Italia sia nei rami danni, sia in quelli vita, specializzate per business e canale distributivo (oltre alla capogruppo, 4 compagnie danni e 7 compagnie vita). Oggi il gruppo, grazie a uno sviluppo costante, è al terzo posto tra quelli di matrice assicurativa quotati in Borsa. E’ sinergico e diversificato che opera nelle diverse aree assicurative (copertura dei rischi, previdenza e risparmio) e presidia tutti i segmenti di mercato tramite un articolato sistema distributivo, radicato sul tutto il territorio nazionale, costituito da una rete di agenzie e da solidi accordi di “bancassurance”. Al 31 dicembre 2019 le agenzie avevano raggiunto le 1.395 unità, gli sportelli bancari distributori contavano 6.075 unità. Il gruppo intende confermarsi quale operatore assicurativo di riferimento della clientela persona, agricola e small business con una forte focalizzazione sulla crescita della redditività e per la creazione di valore per i soci e gli azionisti, attraverso iniziative specifiche finalizzate al raggiungimento di ambiziosi obiettivi economico-patrimoniali.

La situazione finanziaria di Cattolica è ottima, come la compagnia ha scritto  alla Consob: “Il gruppo Cattolica presenta un “solvency ratio” pari a 133%, mentre  la capogruppo raggiunge il 141%”. A seguito dell’aumento di capitale la percentuale salirà  a circa 172%, “ampiamente sopra le soglie del Sistema di Propensione al Rischio e all’interno dell’intervallo di valori obiettivo attesi in sede di presentazione del piano industriale 2018-2020 (160%-180%) “.

Allora, cosa sta succedendo ai piani alti di un importante gruppo, collegato profondamente al mondo cattolico? Premettiamo che la Cattolica  svolge un ruolo importantissimo, anche attraverso la Fondazione, in campo sociale e assistenziale e che, tanto per stare al cuore della propria attività industriale, assicura tutte le chiese e i conventi d’Italia e li copre contro danni e calamità naturali, come è stato sempre anche per quanto riguarda i ricorrenti terremoti.

Il punto è che l’azionista speculativo ha evidentemente altri progetti e intende trasformare la natura di Cattolica portandola ad essere una società per azioni tout court, sradicandola da quel mondo animato anche da un intento solidaristico com’è quello fatto dai tanti soci che rappresentano singoli, famiglie e anche diocesi.

La maggioranza dei soci di Cattolica sono cattolici che da decenni hanno sostenuto e continuano a sostenere la compagnia e intendono continuare a farlo. Lo dimostrano anche le dichiarazioni dei presidenti delle associazioni che rappresentano i soci, associazioni senza scopo di lucro. Il loro intervento al riguardo è riportato anche da L’Arena di Verona.

L’attuale fisionomia di Cattolica non piace al capitalismo rampante, anche a quello d’oltre Oceano, perché il socio di questa compagnia conta perché persona e non per quanto sia ricco e quante azioni possegga. La regola che s’intende difendere, però, è stessa prevista dell’atto di fondazione, storicamente confermata fino ad oggi: una testa un voto, perché la persona conta in quanto tale e ha diritto di esprimersi con questa valenza anche in ambito economico.

Alla denuncia di cui si è fatto voce il giornale veronese si risponde, ovviamente, non con dichiarazioni astratte, ma con un impegno finanziario cui dovrebbero fare fronte per primi dei cattolici, assieme a tutte quelle entità economiche e finanziarie che sono comunque animate anche dal riconoscimento che esiste una responsabilità sociale.

Intanto, si stanno muovendo le associazioni che fanno parte del mondo dei soci cooperatori di Cattolica. Hanno accettato la sfida rappresentata dall’aumento di capitale, ma non sarebbe male  se, finalmente, dopo aver visto disperdere nel tempo tanto patrimonio del mondo cattolico e popolare, presente pure in campo finanziario, altre parti importanti della rete creata nel Paese sulla base dell’ispirazione cristiana volessero partecipare a sostenere con loro una “buona” causa.