Sabato scorso, di prima mattina, si è svolto (a distanza) l’incontro Ministero dell’Istruzione-Sindacati per l’illustrazione delle misure emanate dal Consiglio dei Ministri per il contrasto alla diffusione del Covid-19 nelle scuole ed è stata presentata, in particolare, la bozza di circolare applicativa predisposta dal ministero dell’Istruzione. Ma non c’è stata trattativa, solo dichiarazioni. E subito dopo la bozza è stata pubblicata, a quanto pare senza alcuna variazione.

I sindacalisti non hanno apprezzato, lamentando il fatto che la nota non fa che riprodurre i contenuti del decreto-legge governativo, senza sciogliere le criticità né rispondere ai numerosi e crescenti dubbi delle scuole (una dettagliata scheda di lettura viene fornita dalla Cisl scuola nel suo sito CLICCA QUI). Anzi essa aggiunge la “raccomandazione” di “consumare il pasto a una distanza interpersonale di almeno due metri”, considerata inapplicabile nella maggior parte delle scuole. Oltre tutto, fanno osservare, il decreto e la nota sono arrivati troppo a ridosso della ripresa del 10 gennaio.

Tra i commenti a caldo va registrato quello del segretario della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, che forse per la prima volta in modo così esplicito prende le distanze dalla linea del ritorno in classe ad ogni costo (ne parliamo in una successiva notizia), linea che è invece stata ribadita con una certa durezza di toni da Patrizio Bianchi (“nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza”), malgrado la richiesta spontanea dei 2.500 presidi (Laura Biancato, una delle promotrici dell’appello, ne spiega le ragioni), dell’ANP, degli Ordini nazionali dei medici e dei pediatri, e le lettere aperte e le petizioni di tanti docenti e dirigenti, come la DS dell’IC Valente di Roma Rosamaria Lauricella, volte a ripristinare la DaD almeno come misura d’emergenza. Fino ai presidi dell’Andis che chiedono espressamente al Governo “di considerare che ad oggi non ci sono tutte le condizioni per rendere operative in tutto il territorio nazionale le misure previste dal D.L. n.1/2022”.

La posizione del Governo non può sorprendere. La scuola in presenza è “obiettivo primario del governo”, ha affermato il premier Draghi sin dall’inizio del suo mandato e l’ha ripetuto più volte il ministro Bianchi. Il Governo non poteva nel decreto del 5 gennaio sconfessare questa linea. Però, leggendo bene le regole fissate e incrociandole con il trend epidemiologico e con la realtà scolastica, si può intravedere che sia stata fissata una chiusura “ad orologeria”, con meccanismi che prevedono il passaggio automatico alla dad senza necessità di ulteriori provvedimenti. Insomma senza rinnegare la dichiarazione di principio iniziale. Per certi aspetti geniale, dal punto di vista comunicativo, di fronte all’esplosione dei contagi. Di mezzo ci vanno però i dirigenti scolastici e le scuole in generale, che vivranno questi giorni in trincea. Tuttoscuola ha letto in filigrana questa situazione, diffondendo il 7 gennaio una proiezione (CLICCA QUI) del numero di classi che potrebbero superare i limiti massimi di alunni contagiati previsti dal Governo: entro dieci giorni 200mila classi (più di una su due), rischiano di dover interrompere la didattica in presenza. Una stima elaborata con i pochi dati a disposizione (e sperando di sbagliare per eccesso).

Fatto sta che già da oggi per la situazione epidemiologica numerose classi saranno semivuote, a causa di positivi, quarantene o anche per scelta di genitori preoccupati (a partire dalla scuola dell’infanzia) e mancheranno anche tanti insegnanti e personale non docente (ricordiamo che i collaboratori scolastici sono essenziali per garantire la sanificazione degli ambienti e la vigilanza). “Assisteremo a una grande finta riapertura”, ha detto ieri il governatore del Veneto Luca Zaia in un’intervista a Repubblica. E nel giro di pochi giorni, se il virus non rallenta, mano a mano che si raggiungeranno i limiti massimi scatterà a tappeto la didattica a distanza per moltissime classi. Come previsto dal decreto del Governo.

 

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